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Grazia Gironella presenta “Cercando Goran”



Sinossi

Goran è stato colpito da amnesia in seguito a un grave incidente d'auto. Si sente intrappolato in una vita che non riconosce, con persone che sopporta appena e una personalità imprevedibile, con cui fatica a venire a patti. Quando inizia ad avere visioni ambientate in un mondo di neve e di lotta per la sopravvivenza, decide di seguire gli indizi che possono condurlo a quel mondo, accompagnato suo malgrado dai compagni che il destino ha messo sulla sua strada.

Puntata speciale oggi di Presenta il tuo libro. L'autrice infatti ha scelto di parlare del suo romanzo in un modo particolare, con un racconto vero e proprio. La presentazione sarà dunque anche un po' più lunga del consueto, ma varrà la pena di leggerla fino in fondo perché l'autrice è molto brava a narrare.
Il romanzo in questione è “Cercando Goran” di Grazia Gironella, uscito da pochissimo nella sua seconda edizione. 
Se avete domande o volete farci conoscere le vostre impressioni, non esitate a commentare.

Inverno. Scosto la tendina, dubbiosa. Fuori la neve è una distesa immacolata, tanto spessa da inghiottire un bambino di tre anni. Per fortuna Nico è troppo grande per essere a rischio. Sarò io a non salvarmi dai suoi commenti caustici, semmai. Soltanto ai piedi dell’abetaia lo strato di neve si fa irregolare per gli accumuli che i rami lasciano piombare al suolo con tonfi sordi, che riesco a sentire anche con le finestre chiuse.
Sarà stata una buona idea scegliere questo posto per il nostro raduno di commiato? Forse di gelo e di neve “i ragazzi” – come li definisco tra me, a loro insaputa – ne avranno avuto abbastanza. L’ultima volta che l’ho sentito, Luca si è detto indignato per la mia scelta di un paesaggio innevato in copertina. “D’accordo che nella storia dovevo vivere in Finlandia, ma almeno lì potevi mettercela, una bella spiaggia con le palme!”. Spero che scherzasse. Credo che i miei dubbi non si dissiperanno fino a quando questa serata non sarà finita, e tutti gli ospiti saranno tornati alle loro vite – un pensiero che mi dà un misto di sollievo e malinconia. Mi consolo pensando che non saremo mai veramente separati, come Goran dice spesso.
Attirata dagli scoppiettii della legna nel caminetto, volto le spalle al gelo che circonda la casa per lasciarmi avvolgere dal calore dell’ambiente. La baita che ho preso in affitto è accogliente. Il caminetto in pietra crea un gradevole contrasto con il legno color miele delle pareti e del pavimento, su cui sono stesi tappeti e cuscini per creare posti aggiuntivi a quelli offerti dal divano. “Il romanzo sta andando bene, allora!”, ha esclamato Cassandra al telefono, quando le ho spiegato dove si sarebbe tenuta la cena. Pensava che avessi acquistato questo piccolo chalet di montagna! È sempre stata un’inguaribile ottimista.
Finalmente, suoni di motori, di gomme che schiacciano la neve, di portiere aperte e richiuse. Dalla finestra vedo Nico che compatta una palla bianca e la lancia a Goran, ridendo, mentre lui finge di proteggersi. Quei due sono rimasti molto legati. C’è da capirli, con quello che hanno passato.
Sbircio anche gli altri mentre escono dalle auto. Il professor Roversi scende lentamente; gli anni iniziano a farsi sentire. Mi sembra che Irene stia battibeccando con Edoardo. In pratica non fanno altro, da quando lei è subentrata a Goran nel negozio, eppure si cercano sempre. Ho un sospetto sul motivo, ma lo terrò per me. Noi scrittori abbiamo l’occhio troppo lungo…
Cassandra mi vede alla finestra e fa un cenno di saluto nella mia direzione, poi va ad aiutare zia Isadora a scendere. Santo cielo, quanti sono. Vedendo le auto riversarli sullo spiazzo innevato, mi domando se ci staremo tutti, qui dentro. Ci sono Antonia ed Elisa, Floora e Luca, il pastore Johansen, il padre di Irene, Schroeder, Valeria… e poi Illy, e quello? Ah, il pizzaiolo di Monaco. E Silvia, visibilmente a disagio. Si stanno radunando tutti per fare un’entrata corale, stile invasione. Vado ad accoglierli, senza aspettare che qualcuno bussi. La sensazione di calore all’altezza del cuore mi dice che mi sbagliavo: basta la gioia di averli qui a far evaporare i miei dubbi.

«Una cena vegana, che idea!» Dal divano, Goran protende le gambe verso il camino, sorseggiando il suo idromele. «C’era da immaginarlo, visto che l’invito veniva da te.»
«Non mi sembra che tu abbia sofferto», lo punzecchio. «Hai ripulito da solo metà dello spezzatino di seitan!»
«Anche del budino di azuki, se è per questo», dice ridendo.
Nico arriva di corsa e si tuffa sul divano accanto a lui, che riesce a malapena a mettere in salvo il bicchiere dall’impatto.
«Mi piace questa roba.» Nico attira il braccio di Goran per rubargli un sorso di idromele, e scappa via.
«Per fortuna non era whisky», commenta lui.
«Come vanno le cose?» domando sottovoce, appollaiandomi sul bracciolo.
«Secondo te?»
Ci osserviamo a vicenda per qualche secondo. Goran è sereno, si vede. Sembra anche piuttosto in forma.
«La campagna ti fa bene» dico. «Sembri quasi un’altra persona.»
«Ehi, non sarà ora di finirla con questa storia del cambio di identità?» Mi strizza l’occhio. «Scherzi a parte, la fattoria si sta avviando. È quella la vita che fa per me. Lo sai, non riuscivo più a sopportare la città. Sto anche mettendo su muscoli, vedi?»
Mi mostra, sotto la manica del maglione, un bicipite di tutto rispetto.
«E Cassandra? Lei è sempre vissuta in città.»
«Oh, è stata una bella scoperta anche per lei. Devo strapparla dall’ovile a forza, la sera, soprattutto quando nasce qualche agnello. E poi non siamo lontani dalla città. Lei continua a lavorare all’erboristeria dal lunedì al giovedì, spesso andiamo a trovare gli amici, a teatro… insomma, va tutto bene. C’è anche una nuova idea in cantiere, ma di quella non dirò una parola.»
«Nemmeno a me?»
«Soprattutto a te! Saresti capace di pubblicarla come sequel del romanzo.»
Fingo di arrabbiarmi e gli volto le spalle. Ha ragione, naturalmente.
Eccoli lì, raggruppati in ogni angolo, seduti o stravaccati su cuscini e tappeti. L’atmosfera si è scaldata da quando sono arrivati, a partire dalla scoperta che nessun animale avrebbe sofferto per la nostra cena. “Nessun animale, eccetto noi!”, ha esclamato Luca, scatenando una salva di risate che ha creato la prima breccia nell’imbarazzo. Per fortuna l’ottima cucina del vegan-catering cui mi sono affidata per l’occasione ha sbaragliato ogni pregiudizio. La pancia piena aiuta sempre la convivialità. Male che vada faremo due passi nel bosco per schiarirci le idee, quando cibo e alcol avranno superato il livello di guardia.
Dall’arrivo dei ragazzi, i gruppetti si sono sciolti e ricomposti, a dimostrazione del potere di questo incontro. Alcune antipatie si intuiscono ancora – è normale che sia così. Lo stesso mi piace assistere alle combinazioni più improbabili: Isadora che parla con il pastore Johansen, non so in quale lingua; Irene e Cassandra che conversano civilmente; Floora impegnata a spiegare a Edoardo le differenze tra i vari tipi di legname da costruzione. Silvia e il professore sono immersi in un discorso particolarmente accalorato, a giudicare dalle loro espressioni. Origlierei volentieri la conversazione, se non fosse poco educato.
Nico si muove da un gruppo all’altro come un folletto troppo cresciuto, scherzando con tutti, piena di energie come sempre. Può ingannare gli altri, non me. È da tutta la sera che la tengo d’occhio, cercando di vedere oltre la maschera, e mi sono convinta che non sia felice. Rilassata, forse sì, perciò non ci sono vere emergenze in corso; ma qualcosa non va. Il pensiero mi pesa, in vista del prossimo congedo. Di tutti, proprio Nico è quella per cui mi preoccupo di più. Anche se sembra non avere mai paura di niente, è soltanto una bambina.
Ancora musica, ancora chiacchiere e risate, e arriva il momento dell’ultimo calice, riempito e svuotato in un brindisi di saluto. Ormai è passata la mezzanotte. Fuori sembra quasi giorno, con la luce della luna che splende sulla neve.
In piedi accanto alla porta aperta, saluto ognuno con un abbraccio e un piccolo regalo, poi lo seguo con gli occhi mentre esce nella notte. Con alcuni di loro ho passato soltanto pochi attimi, ma fanno ugualmente parte della mia famiglia. Ognuno ha un posto riservato nel mio cuore. Se non abbraccio Nico, è solo perché so che lei preferisce così.
«Abbi cura di te», mi raccomanda Goran, dopo l’abbraccio di commiato.
«Lo farò.»
Cassandra è l’ultima a salutarmi. Ho l’impressione che si sia attardata apposta per distanziarsi dagli altri.
«Meglio che vada anch’io, o mi lasceranno qui.» Esita. «Sai, ho sempre voluto ringraziarti per il capitolo che hai aggiunto. Avevo bisogno di uno spazio mio.»
«Figurati, sono io che ti chiedo scusa per non averci pensato prima. Molte cose si imparano per la via.»
«È proprio vero.»
Pochi passi oltre la soglia, si ferma. Un istante di indecisione, poi si volta e torna in fretta da me.
«Ricordi la situazione di Nico, quando siamo partiti da Lepaa?» domanda in un sussurro, gli occhi che brillano.
«Certo che ricordo. So che vi è costato, ma avete fatto la scelta giusta.»
«Forse lo era, in quel momento… ma adesso…» Mi afferra una mano, la stringe. «Abbiamo deciso di provare a prenderla con noi. Sai, le scartoffie e tutto il resto. Ne abbiamo già parlato con Silvia. A Nico non abbiamo detto niente perché è troppo presto per illuderla, ma qualche speranza c’è. Veramente non dovevo dirlo nemmeno a te, ma… tu sei tu.»
Un bacio sulla guancia e Cassandra corre fuori.
Chiudo la porta sul suono dei motori che si allontana nel silenzio della notte. Davvero Goran voleva lasciarmi all’oscuro di una notizia così bella? Per fortuna il cuore di Cassandra ha sabotato i suoi piani. Un brivido di freddo e di gratitudine mi spinge verso il caminetto acceso. Credo che passerò la notte qui, davanti al fuoco, con questa finta pelle di pecora come letto. Senza dormire, solo assaporando i miei doni.

 Grazia Gironella

Incipit

Sono sveglio.
Cosa significa? Tornare a me stesso, al mio mondo? Da tempo non è così.
Devo aprire gli occhi. È un movimento semplice. Se solo le palpebre non fossero una saracinesca che mi proietterà da una coscienza all’altra, senza rispetto, senza lasciarmi il tempo di recuperare il punto zero: chi sono.
Nel sogno, nevicava.

Confronto tra le pitture cinesi delle dinastie Ming e Ching.
Confronto
tra le pitture cinesi
delle dinastie
Ming e Ching.
Confronto…
Goran fece planare il saggio sulla scrivania con un sospiro di frustrazione. Leggere serviva a poco quando occhi e cervello correvano su binari separati. Lasciò vagare lo sguardo intorno in cerca di un appiglio che lo riportasse alla realtà lavorativa.
Nella luce autunnale il negozio sotto di lui era un turbinio di polvere d’oro: oro sulle cornici e sui vasi birmani, sui tavolini cinesi e le stuoie appese alle pareti, oro fluttuante in morbide volute nei fasci luminosi che plasmavano lo spazio come riflettori su un palcoscenico. Poi qualcuno spense il sole e i fini granelli luccicanti scomparvero di colpo, oro ritrasformato in prosaica, invisibile polvere nel tempo di uno schiocco di dita.
Goran distolse l’attenzione dal negozio e fece qualche cauto movimento con il collo per scoraggiare il mal di testa in agguato. Quella del soppalco pavimentato in plexiglas trasparente era stata una sua idea per tenere d’occhio il personale e il flusso dei clienti da una posizione di controllo sospesa, quasi sovrumana. Più tardi, era stata sua anche l’idea di stendere tappeti almeno sul rettangolo di pavimento che ospitava la scrivania di mogano, tanto per sentirsi qualcosa di meno inconsistente sotto i piedi. Esigenze diverse, nate da momenti diversi.

Cartaceo o ebook in vendita su: Amazon
Blog dell'autore: Scrivere Vivere

Commenti

  1. Grazie mille per questo spazio, Maria Teresa! Spero di non averne occupato troppo. ;)

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    1. Grazie a te per la partecipazione, è stato un piacere ospitarti ;)

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  2. L'idea di ritrovarsi con i propri personaggi è davvero molto bella, è una cosa che ogni scrittore vorrebbe fare.
    Complimenti a Grazia per la narrazione impeccabile, invoglia a continuare la lettura e scoprire di più dei personaggi.

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    1. Quando mi è venuto in mente di scrivere questo racconto, mi è parso strano non averci pensato prima. Credo che questo diventerà il mio rituale di congedo dalla storia, prima di passare definitivamente ad altro. Grazie per le tue parole gentili, Renato, e per la lettura. :)

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  3. Bello questo incontro dello scrittore con i suoi personaggi. Io ho letto il libro (la prima edizione) e mi sento di consigliarlo a tutti, è davvero un bel romanzo!

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    1. Grazie! :) Prima della nuova edizione c'è stata una revisione che ha comportato alcune variazioni stilistiche e di dati, più l'aggiunta di un capitolo. Visto che avevi già apprezzato il romanzo, posso sperare che sia ulteriormente migliorato.

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  4. Ciao Grazia, come al solito MT ci fa conoscere meglio un'autrice brava come te. Trovo l'idea di presentare il romanzo con il racconto di una cena con i suoi personaggi grandiosa! Non avevo letto il tuo romanzo, so, da quello che avevi scritto, che ha subito un percorso tortuoso e faticoso, ma chissà che bello è adesso! La copertina è azzeccatissima, altro che palme. E tu, sei davvero sdraiata davanti al caminetto, con una pelle di pecora addosso?

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    1. Magari! Al momento sono a casa con il raffreddore... Ho ambientato il racconto in uno degli ambienti che più mi ispirano: montagne, boschi, animali (non ne parlo ma ci sono, ci sono sempre). Grazie delle tue parole gentili, Elena! Se leggerai il romanzo, spero che si dimostrerà all'altezza del racconto. :)

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  5. Molto originale il racconto con il ritrovo di tutti i personaggi del romanzo, e un bel modo per prenderne commiato, in modo quasi terapeutico. Poi è vero che con alcuni di loro ci sentiamo più protettivi, mentre altri camminano sin da subito con le loro gambe. Un bel lavoro! Dal resto da te non potevo aspettarmi niente di meno. :)

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    1. Grazie! Sai che tengo particolarmente alla tua opinione. :)

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  6. Il racconto dell'incontro con i personaggi è una buona idea ma ha lo svantaggio di non essere comprensibile a chi non ha letto il romanzo, come me. E allo stesso tempo non puoi dire troppo dei personaggi al termine della storia per non anticipare la lettura.

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    1. Credo che tu abbia ragione. Quando sono entusiasta di qualcosa, tendo a dimenticare che gli altri non sono me. Grazie per la sincerità. :)

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    2. Termino con calma, perché ero un po' di fretta: che qualcuno abbia apprezzato il mio modo di raccontare è comunque un effetto positivo per la promozione del testo (lo scopo del racconto era soprattutto far sentire la mia "voce"), ma capisco che la curiosità possa non nascere affatto, per i motivi che citi.

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    3. Infatti dicevo che é una buona idea proprio per assaporare lo stile (e si sente l'amore per i personaggi), ma provare a inserire qualcosina in più? :)

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  7. Complimenti dal Gironella fan club, felice di leggerti anche in inglese adesso!

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    1. Oh, Lisa, che bello vederti spuntare a sorpresa! Se leggerai davvero il romanzo anche in inglese (io mi accontento che tu l'abbia letto in italiano, eh!) mi farà piacere una tua opinione sulla traduzione. Un abbraccio! :)

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