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Modi lenti e dolorosi di uccidere la suspense #3

Scena tratta dal film di Hichcock Rebecca, la prima moglie (1940)

Per la mia rubrica dedicata alla suspense, oggi vi parlerò di un thriller psicologico letto qualche mese fa, che secondo me si presta molto bene come esempio per illustrare un errore in cui incappano alcuni autori: la mancanza di coerenza nella trama.

Devo dire di essere inciampata in questo romanzo per caso, nel senso che era tra le possibili scelte di ebook gratuiti scaricabili nella newsletter di Amazon. A prima vista si capiva che si trattava di una storia senza grandi pretese, uno di quei thriller con elementi rosa di cui si dice che sono da leggere sotto l'ombrellone. E in questo senso bisogna riconoscere che l'autore ha fatto un buon lavoro, perché le pagine scorrono rapidamente, ci si identifica subito con il protagonista (il libro è scritto in prima persona) e si viene coinvolti nei suoi affari, con la curiosità di sapere come se la caverà.

Il romanzo si intitola “Lei che ama solo me” ed è scritto da Mark Edwards. Questa è la trama:
Quando Andrew Sumner incontra la bella e indomita Charlie, pensa che finalmente le cose stiano cominciando a girare per il verso giusto per lui.La loro è una relazione intensa e passionale, ma presto Andrew inizia a chiedersi se per caso non stia perdendo la lucidità. Alcune cose spariscono dal suo appartamento. Ha la sensazione che qualcuno lo stia seguendo. E quando la sfortuna e la tragedia colpiscono i suoi amici e i suoi cari, Andrew è costretto ad affrontare un’inquietante verità...Charlie è la ragazza dei suoi sogni o il suo peggiore incubo?Con Lei che ama solo me Mark Edwards ci regala un’avvincente storia di gelosia, ossessione e morte.
La forte connotazione rosa si sposa fin da subito con il mistero legato agli strani e inquietanti eventi che capitano al protagonista. Al di là di alcune improbabili situazioni (come l'eccessiva sfortuna del protagonista e una scena di sesso in mezzo a un lago gelato), tutto sommato la trama risulta intrigante. Tutto bene, quindi se non fosse che giunti al climax, la tensione crolla miseramente a causa di una svolta nella trama del tutto assurda. Per spiegarvi di cosa di tratta sarò costretta a fare un pizzico di spoiler...

Prima di tutto va tenuto conto che il nucleo del romanzo risiede proprio negli eventi e incidenti di cui è vittima Andrew, che si manifestano fin da subito come il prodotto di un'ossessione, di una forte gelosia. Dal momento che tutto inizia con l'incontro di Andrew con Charlie, non si fa fatica a fare due più due, anche se il protagonista appare un po' tonto in un primo momento, diciamo offuscato dalla passione. Dopo un po' però è chiaro persino a lui che c'è qualcosa che non va e che Charlie ha davvero dei problemi psicologici. Insomma tutti i sospetti vengono pilotati su di lei. E come non potrebbe essere così, visto che una serie di fatti lo provano?

Quando 2 più 2 fa 5

La trama cresce di intensità, ai piccoli incidenti cominciano ad aggiungersi violenza e un omicidio. Tuttavia, proprio quando siamo al culmine della suspense, inizia il crollo della tensione perché tutti i sospetti vengono smentiti e viene rivelato il vero colpevole. La verità viene giustificata con spiegazioni totalmente sconclusionate e incoerenti con il resto degli eventi, fino alla risoluzione parecchio insensata.

Probabilmente l'intento dell'autore era quello di concludere la storia con un imprevedibile assassino, ma un colpo di scena va motivato e supportato dall'intera trama, non può piombare a un certo punto dal nulla.

Inoltre, trovo un errore colossale l'uso eccessivo di coincidenze destinate a motivare una determinata soluzione. Se sei costretto a far uso del caso, vuol dire che non hai ben concepito la trama o che ti sei impelagato in una situazione senza via d'uscita.

Spoiler. In pratica quante probabilità ci sono che un uomo incappi nello stesso momento in due pazze ossessive/omicide? Fine spoiler.

Mi sono domandata: io come avrei risolto la faccenda? Avrei potuto evitare questa soluzione raffazzonata e dare comunque soddisfazione al lettore? Avrei trovato un modo di mantenere la suspense fino alla fine?

La risposta che mi sono data è che sì, un modo c'era. Perché secondo me in un thriller il colpo di scena sull'identità dell'assassino non è obbligatorio. Si può mantenere sulle spine il lettore anche se si svela fin da subito il colpevole. Ci sono ottimi esempi di romanzi che prendono questa piega e che lasciano in sospeso fino alla risoluzione grazie al senso di ineluttabilità che scatenano.

Mantenere la trama su un piano di logica e credibilità non è sempre facile, molto dipende anche dal tipo di thriller. Di certo però scivolare sull'improbabile è un errore grossolano e fatale, perché il lettore perderà senza dubbio l'interesse per il proseguimento.

Avete mai notato nei romanzi (thriller o meno) questo tipo di problema?

Commenti

  1. Hai mai letto i noir della premiata ditta Boileau-Narcejac (quest'tultimo ha anche scritto una storia del giallo pubblicata negli anni '70 da Garzanti. Molto intrtessante. Di loro due ha ristampato Adelphi alcuni romanzi: io ho letto questo: http://www.anobii.com/books/I_diabolici/9788845929175/0130b796353d23f619

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    1. Sì, adoro i loro libri! Li ho conosciuti leggendo per curiosità "La donna che visse due volte" e poi ne ho presi altri. De "I Diabolici" ho scritto anche in un post, questo qui:
      http://animadicarta.blogspot.it/2016/04/scrivere-in-modo-piu-coraggioso.html
      Decisamente c'è qualcosa da imparare in simili noir, altro che questo :)

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  2. A mio parere, le trame con sviluppi spinti e difficilmente prevedibili, che rasentano l'inverosimile o che ci vanno vicino, sono ammesse solo nel caso in cui l'autore preveda un secondo livello di lettura, quasi subliminale, dove la conclusione venga in qualche modo somministrata al lettore in dosi omeopatiche. Il risultato gradito sarebbe l'esclamazione finale del lettore: io l'avevo detto! Diversamente sono solo colpi bassi, che possono piacere per il coraggio, quando irritare per il medesimo motivo

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    1. Eh sì, bisogna essere davvero molto abili per permettersi di creare trame di quel genere. Per il resto secondo me è giusto dare al lettore delle soddisfazioni e non colpi bassi, soprattutto nel finale.

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  3. Quando inizia a usare il caso e le coincidenza sei alla frutta... Infatti sono giorni che cerco di uscire da un punto morto della trama senza far capitare a nullo un incidente fortuito... (E non ci sto riuscendo)

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    1. Torna indietro e metti le classiche "pentole sul fuoco", ovvero quegli indizi apparentemente insignificanti che, al momento buono, tornano utili per sviluppare la trama

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  4. Sono d'accordo con te. La scorsa estate mi sono imbattuta in romanzo di Elda Lanza (ora mi sfugge il titolo, ma dopo lo cerco e te lo dico con calma) che svelava l'assassino alla prima pagina. Ma come?!?!, mi sono domandata. Questo però non ha tolto assolutamente verve alla trama, che non aveva lo scopo di portarci alla rivelazione del colpevole, ma voleva mostrarci altre cose...

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    1. Allora dopo fammi sapere che mi incuriosisce... Anche per me questo tipo di trama può essere perfino più interessante, perché approfondisce aspetti diversi dal semplice e classico giallo con il colpevole da svelare.

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  5. Articolo molto interessante. Penso che l'attenzione alla coerenza della trama sia d'obbligo sempre, ma rivesta particolare importanza in un thriller o in un noir. Se la soluzione è da scoprire, occorre che l'autore fornisca al lettore gli stessi indizi che man mano sono scoperti dal protagonista, anche a costo che il lettore capisca qual è la soluzione prima di leggerla... è proprio questo il divertimento del gioco! Introdurre un colpo di scena che il lettore non ha alcun modo di intuire (perché mancano gli indizi) non solo è sleale, ma è un'operazione "ad altissimo rischio di incoerenza": se la soluzione è così insospettabile, probabilmente è anche senza fondamento in ciò che precede... Piove dal nulla e basta.
    Sull'uso delle coincidenze e del caso, trovo che spesso sia un errore degli esordienti (è successo anche a me: per questo, nelle revisioni, ho prestato molta attenzione a questo aspetto): bisognerebbe sempre chiedersi: "quanto è probabile che, per caso, accada questo?"

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    1. Vero, incoerenza e coincidenze sono spesso trappole in cui cadono gli esordienti, forse perché quando si comincia a scrivere non si è molto lungimiranti nella trama. L'importante è che la revisione ponga rimedio e si cerchino soluzioni meno contorte. Anche io ci sono caduta qualche volta e alla luce di ciò penso che serva tanta esperienza per individuare le soluzioni sbagliate o che qualcuno te lo faccia notare dall'esterno.

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  6. Nei film thriller ci sono a volte queste soluzioni troppo forzate, come se il regista avesse seguito il principio: "capire chi è l'assassino deve essere impossibile, infatti lo infilo fra capo e collo al lettore con assoluta sorpresa". Mi viene in mente "Seduzione pericolosa".

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    1. Mi sa che non l'ho mai visto, ma capisco cosa vuoi dire. Nei trhiller americani si adottano spesso queste soluzioni finali improbabili, tanto perché ci sia un colpo di scena. Alla lunga sanno di trito e ritrito...

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  7. Come libri non mi viene in mente nulla...come film purtroppo si, a centinaia, ma vedo di dimenticarmi il titolo subito. Partono sempre alla grande, riescono a inchiodarmi al divano e sto lì a chiedere "dai, vediamo come ne esci...son curiosa." E poi mi trovo all'ultima mezz'ora "no, ti prego...un finale decente...dove vai a parare?!" E spengo imprecando per il tempo perso.
    Della trama che citi tu, ricordo un film similare, ambientato in un college americano. Mi pare che poi tirassero fuori dal cilindro che la probabile assassina avesse una gemella.

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    1. E' incredibile come un finale possa avvelenare l'intera percezione del film o del libro, vero? Anche a me succede spesso di restare con l'amarezza di aver sprecato tempo. A volte capita che l'idea di base sia buona o la scrittura piacevole ma la svolta conclusiva mandi tutto all'aria in un soffio.

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  8. Usare il caso fortuito potrebbe rovinare anche il miglior libro.
    Non capisco come gli autori, a volte, ne facciano così largo uso, e come non si rendano conto che è una pessima scelta. Sembra quasi che non siano riusciti a cavarsi fuori da una situazione e quindi usino l'espediente del 'caso' per sciogliere il nodo.
    Lo trovo molto inverosimile, segno del fatto che la trama non è stata studiata a fondo.

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    1. Penso anche io che il motivo sia non aver pensato abbastanza alla trama. Una certa dose di pianificazione è indispensabile per i thriller o simili, proprio perché la risoluzione dei vari misteri non cada dal cielo.
      Alla fine di questo romanzo c'è una lunga nota dell'autore che racconta com'è nata la storia, e la mia impressione è stata proprio che l'abbia scritta senza una progettazione di base.

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  9. Mah, questo è uno dei pochi casi in cui lo spoiler non mi ha infastidito perché la trama di questo thriller non mi appassiona per niente. Trita e ritrita, come il film "Ossessione d'amore".
    Se al climax si è fermata la trama ed è caduta su ovvietà e buchi neri, significa, come hanno giustamente sottolineato altri, che none era ben confezionata oppure che a un certo punto l'autore volesse finire rapidamente una storia che gli era sfuggita di mano.
    Due donne assassine? Sì, se la trama è ben costruita e non si svela da subito la loro possibile identità e la si associa a un qualche intrigo che disegna per il protagonista una trappola mortale in cui nemmeno lui (o il suo autore) sembrano rendersi conto di essersi infilati

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    1. Le trappole per un autore sono tante e questa è di sicuro la più fastidiosa per chi legge. Sì, la trama è piuttosto trita, tuttavia nonostante le scarse pretese secondo me poteva venirne fuori una storia leggibile, perché il modo di raccontare non era affatto male. Ho iniziato questo romanzo in treno, perché era l'unica cosa nel lettore che si potesse seguire con il frastuono intorno. Poi ho continuato per curiosità, ma al finale mi sono messa le mani nei capelli!

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  10. Scrivere un giallo avvincente e ben dosato secondo me è difficilissimo, penso sia necessario avere ben chiaro fin dall'inizio chi sia l'assassino e del perché agisca in un certo modo, dopo bisogna costruire la trama intorno a lui.
    Insomma il punto di partenza è la fine...

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    1. Sono d'accordo, nei gialli e simili il finale deve essere ben chiaro nella mente di chi scrive. E' una costruzione non facile quella di partire dalla fine, ma di certo è importante avere in mente la meta del viaggio, più che in altri generi.

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  11. Che articolo piacevole! Mi trovo d’accordo con gli altri commentatori e in particolare con Giulia Lù. Penso che la costruzione di un thriller abbia una sua grammatica, quindi, fin prima della stesura del romanzo è necessario studiare e ordinare il meccanismo criminale. Mai in corso d’opera. Il plot narrativo deve poi fornire indizi al lettore, e questi andranno snocciolati e spiegati nella fase conclusiva, tenendo conto anche degli elementi fuorvianti. Infine, il compito di riordinare e portare alla luce questi aspetti, di solito, è a cura del personaggio che conduce l’indagine investigativa. Insomma, 2+2 deve dare il giusto risultato. :)

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    1. Grazie, Clementina :)
      Mi trovi d'accordo soprattutto sul fatto che gli indizi vadano distribuiti lungo la trama, fino alla spiegazione finale. Devo dire che in generale le spiegazioni troppo contorte e forzate mi fanno sempre una pessima impressione. E' come se l'autore volesse convincerci a tutti i costi di una tesi che altrimenti non sarebbe giustificabile.

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  12. Diciamo che in un romanzo anche la pura casualità non dev'essere messa a caso.

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    1. Giusto. Perfino il caso va preparato con cura :)

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  13. Non leggo molti gialli (ma il tuo sì! ^_^) e non saprei da che parte farmi per scriverne uno, il che è sensato, visto che non ne faccio scorpacciate. Però la suspense è suspense, e perderla è un gran peccato, in qualunque tipo di libro.
    Bella la grafica nuova, mi piace un sacco! :)

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    1. Grazie Monica! Sì, la suspense è un fattore fondamentale in certe storie, ma d'altra parte si potrebbero dire le stesse cose anche per altri tipi di romanzi. La coerenza e l'armonia della trama dovrebbero essere sempre l'obiettivo primario per chi scrive. Altrimenti il povero lettore ci resta malissimo :)

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  14. Non mi pare un granché di intreccio, in effetti. Credo che alcuni indugino troppo su forzature che allontanano il soggetto narrato dalla realtà. Il fastidio generato nel lettore è proporzionale alla sua mancata identificazione, quindi è tutto dire.
    Bella analisi, Maria Teresa.

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    1. Condivido. Si perde proprio il senso della realtà quando si abbonda di coincidenze e si forza la mano. Peccato comunque, perché almeno come lettura "da ombrellone" ci poteva stare.

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  15. Mi sembra che l'autore abbia voluto stupire il lettore a tutti i costi. Peccato che la sorpresa non sia un valore in sé. Ci sono soprese che fanno cadere le braccia. appunto. Però l'ho sentita circolare nell'ambiente degli aspiranti scrittori questa idea che una storia senza twist finale sia banale. Immagino sia questione di gusti, ma difficilmente trovo deludente un romanzo soltanto perché troppo prevedibile.

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    1. Ciao Grazia, dagli ultimi trhiller letti deduco anche io che ci sia questa paura di risultare scontati. Mi rendo conto per esperienza personale che scrivere dei climax e finali soddisfacenti non sia affatto facile, ma ripiegare su fuochi d'artificio che sanno di fasullo è senz'altro una pessima scelta.

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  16. Ho letto tutti i commenti e li trovo molto appropriati così come ho trovato utile e chiarificatore l'articolo che Maria Teresa ha esposto in modo sintetico e chiaro.
    Detto questo l' articolo mi da lo spunto per chiarire un punto che io ho constatato che è realistico a mie spese. Di cosa si tratta? Di questo. A volte mi capitava di leggere dei romanzi di vario genere, per evitare lo specifico, che alla fine "mi lasciavano con l'amaro in bocca". Vale a dire che mi lasciavano scontento e insoddisfatto di quella lettura. E ripercorrendo mentalmente quanto letto nel romanzo, mi trovavo nella stessa situazione dell'Autrice del l'articolo. La trama era incompleta, i personaggi andavano per conto proprio e i misteri venivano risolti in modo molto banale e a volte anche senza una ricerca in modo "quasi assurdo o insensato o tirato a indovinare eccetera...".
    E non riuscivo a capire il motivo di questo. Poi, leggendo un articolo su di un libro ho capito che cosa avveniva. Lo scritto parlava, in prima persona, di "quello che fanno i traduttori di una collana o di romanzi in generale per le Case Editrici. I traduttori ricevono l'ordine, per dirla con parole semplici, di tradurre un dato romanzo e di "accorciarlo" di modo che dalle sue "400" pagine effettive ne venga fuori "un romanzo di 200 pagine finali".
    Certo le pagine da eliminare potrebbero essere di meno o anche di più, il mio è un esempio indicativo.
    A questo punto sorge il problema. Si tratta del traduttore che di solito "non è uno scrittore", altrimenti capirebbe cosa eliminare e cosa no, per lasciare tutto intatto. Così succede che "elimina un capitolo di 20 pagine che parla di una cena e di quello che dicono i personaggi" pensando che sia "solo un riempitivo e basta", mentre non sa di cancellare "nel caso il romanzo sia un Giallo, un Poliziesco, un Thriller, o di altro genere ad indizi...", una narrazione importante e vitale per la comprensione dell'enigma nascosto da svelare. E se questo processo si ripete molte volte, è facile che alla fine "del risparmio economico di carta che la Casa Editrice vuole attuare" del romanzo così trattato rimanga poco, e di solito molti punti importanti eliminati lo rendono quasi impossibile da definire alla fine della lettura.
    Il mio è solo un pensiero. Poi i motivi di un cattivo romanzo possono essere reali, come avete citato, e questo è un altro discorso...
    Vi saluto cordialmente.

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    1. Ciao Pietro, apprezzo molto le tue analisi sempre acute. La pratica dei tagli che hai raccontato è davvero una pessima cosa, sia perché di certo dopo la "cura" le storie vengono molto snaturate, sia perché c'è dietro una logica squallida. Ma non stento a credere che sia così, infatti non a caso certe collane pubblicano romanzi più o meno della stessa lunghezza. A parte il risparmio della carta (che ormai con gli ebook dovrebbe venire meno), c'è anche il fatto che la gente preferisce libri brevi, di facile lettura. L'editoria si adegua, purtroppo.

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  17. Vorrei ancora aggiungere qualcosa sul genere "Thriller". Questo genere di romanzo è "uno dei generi di romanzo più venduti", per non sbilanciarci troppo. E di conseguenza questo vuol dire che è anche uno dei generi letterari più letti. E ancora come conseguenza se ne deduce che è uno dei generi letterari "che fanno incassare più soldini".
    Ora questo attira "molti cercatori d'oro" che cercano di arricchirsi in breve tempo. Alcuni di questi scrittori "cercatori d'oro" sono qualificati e meritevoli di accaparrarsi "l'oro" che la loro scrittura meritatamente gli ha fatto meritare. Mentre dall'altra parte vi sono scrittori che sanno magari scrivere bene, ma non sanno scrivere un Thriller decente. E vicini a loro vi sono anche chi pubblica i loro libri "scadenti e poco professionali riguardo a un genere come il Thriller che non sanno scrivere", a cui non importa nient'altro che "fare i soldini". In questo caso l'interesse affonda la correttezza e la professionalità, per non dire altro... Ecco perché così come è capitato a te è anche capitato a me, di leggere romanzi che non rispecchiavano il genere letterario che pubblicizzavano, quindi credevo di leggere un Thriller che in realtà non era niente di quello che diceva di essere.
    E devo dire che "questo trucchetto per fare solo soldini" l'ho notato anche in grandi autori di fama... che per ovvie ragioni non nomino.
    Questi "poco corretti editori" proclamano che quel romanzo sia un Thriller, un Giallo, di Avventura Mozzafiato eccetera, ma poi il lettore si accorge che non è così, perlomeno succede al lettore attento e pignolo, come sono io, per esempio.
    Io la mia l'ho detta. Vi saluto cordialmente.

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    1. Sì, infatti vedo sempre più spesso l'etichetta di thriller su storie che non lo sono affatto. E la delusione poi (da parte mia) è inevitabile, perché mi aspetto ben altro. Anzi ho l'impressione che prevalga sempre di più l'abitudine a generalizzare, più che a dettagliare.
      Con il mio romanzo ho sempre precisato che si trattava di un noir e non di un thriller, ma per Amazon il genere noir non aveva molto significato e così me lo aveva inserito nella narrativa generica. Alla fine mi sono rassegnata e ho chiesto di spostarlo tra i thriller.
      Il fatto è che tra i lettori c'è anche poca coscienza dei generi.

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