Passa ai contenuti principali

Di cosa si nutre la mia scrittura


Esiste una specie di legge di Murphy dello scrittore, in base alla quale quando abbiamo molto tempo a disposizione e ci mettiamo con le migliori intenzioni al computer per scrivere, ci ritroviamo a fissare lo schermo colmi di frustrazione. E quando corriamo trafelati a destra e a manca senza un secondo libero, è la volta che ci vengono in mente mille idee, senza la possibilità di sederci e metterle nero su bianco. Scommetto che vi sono capitate entrambe le situazioni. A me moltissime volte. In questo periodo in particolare il mio romanzo progredisce al ritmo di un bradipo ubriaco, e io continuo a chiedermi: dannazione, perché non riesco a scrivere? Cosa mi manca?

Sarà che la scrittura è qualcosa di molto più sfuggente di quanto ci piace pensare. Tentiamo di inquadrarla sui nostro blog riducendola a delle ricette, ma poi dobbiamo fare i conti con l'imprevedibilità e i capricci di una Musa che non sembra avere regole, che si fa viva quando le gira e ci concede i suoi favori spesso nel momento meno opportuno.
Tuttavia, pur tenendo conto di questa imprevedibilità, penso che ognuno di noi abbia dei fattori che influenzano la scrittura in positivo o in negativo, che determinano l'alta o bassa marea in fatto di ispirazione. E così, prendo spunto da un articolo di Chiara Solerio Di cosa ha bisogno la nostra scrittura? per raccontarvi cosa serve a me per scrivere (oltre a un computer...).

Raccoglimento


Condivido lo studio con mio marito e in dodici anni di matrimonio non sono mai riuscita ad abituarmi a scrivere in sua presenza, per quanto ci abbia provato e riprovato. Se stiamo nella stessa stanza io non riesco a scrivere nulla, è più forte di me. Anche se lui se ne sta in silenzio per i fatti suoi, per me è difficile creare qualcosa. Magari riesco tranquillamente a revisionare, rileggere, correggere, ma mi inceppo quando si tratta di scrittura vera e propria. Dunque l'isolamento è per me un elemento fondamentale. In questo mi aiuta molto ascoltare musica, perché crea una barriera tra me e il resto del mondo. Ho bisogno di una totale immersione nella storia, e dunque tutto quello che mi tira fuori dalla realtà fittizia che sto creando rappresenta un impedimento.
Ultimamente risento molto anche del disturbo di Internet, ma ancora non ho trovato il coraggio per staccare la connessione.

Costanza ma non routine


Ho visto un meme in giro per la blogosfera, in cui gli autori raccontavano la propria routine nello scrivere. Dal mio punto di vista scrivere ogni giorno un tot di parole è impensabile, anzi quando sento delle persone parlare in termini di battute scritte mi viene l'orticaria. Per me scrittura e routine sono due cose che non vanno d'accordo, perché quello che produco è variabile (e già la parola produrre abbinata alla narrativa mi dà i brividi). Eppure, vista da un'altra prospettiva sono molto abitudinaria, perché cerco di scrivere qualcosa tutti i giorni. Penso, infatti, che la scrittura richieda una certa continuità, un allenamento quotidiano (o quasi), in quanto è molto facile arrugginirsi e perdere la confidenza con le parole. Se per alcuni giorni (magari per forza maggiore) non mi dedico a quest'attività, quando riprendo mi ritrovo a fare molta fatica, come se un muscolo si fosse atrofizzato.

Connessione con la storia e i personaggi


Non riesco a dedicarmi a più storie in contemporanea, neanche si trattasse di un racconto. Questo perché è fondamentale per me restare sintonizzati su una storia, non allentare il filo che mi unisce ai personaggi. Per questo motivo tutti i giorni, nei limiti del possibile, cerco di occuparmi del romanzo che sto scrivendo, fosse anche per scrivere solo una frase. Occuparsi di un romanzo però non significa necessariamente portare avanti la trama, più spesso vuol dire solo rileggere, revisionare, e soprattutto elaborare, riflettere. Vedetelo come uno spazio immaginario dove vivono i personaggi, che secondo me va frequentato con assiduità, altrimenti tende a sbiadire, a dissolversi.
Negli ultimi mesi per esempio ho imparato che far leggere ai beta reader quello che scrivo man mano è deleterio per me, perché mi disconnette completamente dalla finzione narrativa.

Passione


Passione non per la scrittura in sé, ma per la storia. Secondo me, quando ci ritroviamo in un momento di stasi, nove volte su dieci dipende dal fatto che si è affievolita o spenta del tutto la fiamma per quello che stiamo scrivendo. Che ci siano alti e bassi suppongo sia normale, ma secondo me questa mancanza di passione è la causa principale dei famosi blocchi che subiscono gli scrittori. In pratica, senza un forte coinvolgimento è facile mollare una storia a metà o minimo provare grande fatica a portarla avanti. D'altra parte, riflettendoci, se una vicenda non interessa a me, come posso pretendere che in seguito interesserà a qualcun altro?
Da cosa nasce questa passione è difficile dirlo. Siamo comunque in un campo delicato e anche soggettivo. Molto dipende dall'indole personale e dalla situazione di vita in cui ci troviamo.

Autori che parlano alla scrittura


Facile dire che la scrittura si nutre di libri. Non è così semplice, però. Per me un libro non vale l'altro, e probabilmente anche per voi è così. Ci sono autori che parlano alla nostra scrittura e altri che non lo fanno, a prescindere da quanto la trama ci prenda, ci piaccia, o sia oggettivamente bravo lo scrittore. In parole semplici, esistono dei libri che ci spingono a scrivere. Ognuno ha i suoi.

Appunti


Avere una montagna di cartaccia piena di note non è solo una questione di comodità per me. La definirei una vera e propria rete di salvataggio per la mia insicurezza. Troppo spesso capita infatti di trovarmi davanti allo schermo senza riuscire a combinare nulla. E allora la miriadi di appunti, schemini e cronologie mi viene in soccorso. I foglietti sparsi ovunque per casa (perché non si sa mai quando arriva un'idea) rappresentano per me una delle fonti primarie d'ispirazione.

Il giusto stato d'animo


Ho lasciato questo fattore per ultimo ma in realtà è quello più importante. Durante l'anno trascorso spesso è venuta a mancare una certa serenità e mi sono trovata ad arrancare in varie cose, tra cui appunto la scrittura. Non dico che dalle emozioni negative non possa nascere qualcosa di buono, magari ci sono persino momenti della nostra vita in cui un dolore personale può renderci scrittori migliori, perché diventiamo più profondi, più sensibili, più ricettivi. Credo anzi che la scrittura si nutra anche di emozioni e sentimenti che ci fanno star male. In sostanza, certe situazioni che nella vita appaiono detestabili possono invece scatenare quella passione di cui parlavo sopra.
Tuttavia, ci sono determinati stati d'animo che al contrario ammazzano la scrittura. Per esempio lo stress, la demotivazione, la depressione, l'ansia. Non so se questo vale per tutti, ma per me è senz'altro così.
Mettersi a scrivere con uno stato d'animo sbagliato, magari con la testa altrove perché un grosso problema cattura tutta la nostra attenzione, è fortemente deleterio.

E ora raccontatemi voi, di cosa si nutre la vostra scrittura?

Commenti

  1. Io scrivo poco, pochissimo direi, però mi sono ritrovato in quasi tutti i punti. Soprattutto per quanto riguarda la routine: non fa proprio per me, manco sul lavoro :D

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Immagino infatti che nella scrittura si riflettano altre nostre caratteristiche e tendenze. La routine abbinata alla creatività a me sembra una grossa contraddizione :)

      Elimina
  2. Io personalmente non riesco a scrivere se devo, ma solo se lo sento. Rischio di riempire di sciempiaggini che poi verranno cancellare, quindi già sapendolo lo evito. Amo scrivere quando non ho nessuno intorno, nella quiete, nell'assenza di contaminazioni. Unico ingrediente necessario: le mie emozioni. Senza è come mettere in fila lettere senza senso.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sono perfettamente d'accordo con te, anche io evito di mettermi a scrivere quando non sono in vena, tanto so che quello che verrà fuori sarà da eliminare. Le emozioni sono secondo me un ingrediente fondamentale, chi riesce a produrre qualcosa senza "sentirlo" ha tutta la mia invidia :)

      Elimina
  3. Di scarti. La prima risposta che m'è venuta, in un attimo di pessimismo.
    Scarti di tempo, ovviamente. E scarti di tranquillità.
    In sostanza riesco a scrivere quando non c'è nessuno in giro per casa che mi fa notare che sto "perdendo tempo". Nell'ultimo anno ho imparato a far notare anche agli altri le loro "perdite di tempo" davanti alla televisione ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Uhm. Brutto avere intorno chi ti rema contro. In questi casi diventa una bella sfida scrivere, però non è detto che non si possa far cambiare idea a chi non capisce. Le perdite di tempo delle persone sono una cosa allucinante... basta pensare ai giochini su Facebook, là sì che la gente butta il tempo secondo me.

      Elimina
  4. Anche io ho bisogno di raccoglimento, e questo mi ha fatto discutere più volte con mio marito, che essendo cresciuto con tre fratelli e i genitori è sempre stato abituato a studiare/lavorare nel caos. Ultimamente per non averlo intorno ho iniziato a scrivere in cucina, anziché nello studio. Con il portatile è possibile.

    Per quel che riguarda la passione, come sai sto lavorando al mio romanzo ormai da un po' di tempo, con tutte le modifiche che sono state necessarie perché all'inizio non ero ancora in grado di curare un progetto del genere. Dei cali di entusiasmo, lo ammetto, ci sono stati, però anziché bloccarmi e dedicarmi a un'altra storia (ho un'idea, e ci sto lavorando) ho trovato una soluzione intermedia: diversificare le attività. Ormai ho chiara la storia, e ho prodotto molto materiale. Marina mi ha mandato delle osservazioni, che non ho ancora riportato sul file. Insomma, di lavoro ce n'è tanto, e può essere gestito a seconda dell'umore. Posso smettere di seguire l'ordine del file, scrivere scene separate e poi "montarle", rileggere qualcosa, revisionare... insomma... l'importante è che la mente sia attiva e non si fossilizzi sempre sulla medesima pagina.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il calo dell'entusiasmo colpisce anche me, direi in modo periodico. E' vero che non ci si può dedicare per un lungo periodo di tempo allo stesso progetto senza che venga meno un po' di passione. L'importante è non perderla del tutto.
      Diversificare è una buona idea, avevo pensato anche io di provare a farlo. Il mio timore è di cominciare un'altra storia e mollare quella attuale, così che alla fine non porto a termine né una cosa né l'altra.
      Certo è anche importante che la mente sia stimolata, mi sembra che la tua lo sia.

      Elimina
    2. Io non stavo parlando, però, di iniziare un'altra storia, ma di diversificare i lavori relativi allo stesso romanzo. Ho notato che a stufarmi infatti è occuparmi di capitoli e situazioni simili. Scrivendoli "in disordine" e poi montando tutto in seguito riesco a mantenere viva l'attenzione. :)

      Elimina
    3. Ah, ecco, avevo frainteso. Io ho sempre saltellato qua e là scrivendo vari pezzi da montare in seguito, ma ultimamente sto facendo esattamente il contrario: mi dedico al 100% su una scena finché non sono soddisfatta.

      Elimina
  5. La mia si nutre più o meno dei tuoi stessi cibi :)
    Soprattutto la solitudine, neanche io riuscirei a scrivere con qualcuno nella stanza, a meno che non sia il gatto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. I gatti sono ammessi anche per me :D Anzi, quando ne avevo uno scrivevo tranquillamente con lui in braccio. Certo quanto invadeva la tastiera non era molto piacevole, ma comunque...
      Ma tu hai un gatto?! :)

      Elimina
    2. Sì, dal 25 agosto :)
      Lo scorso anno è morta la nostra gatta, dopo quasi 19 anni.
      E il 25 agosto abbiamo trovato un gattino nero abbandonato vicino alla nostra casa di campagna, denutrito e cieco.
      In realtà lo ha trovato un cane che veniva sempre a trovarci.

      Elimina
    3. Caspita, 19 anni... deve essere stato davvero doloroso per voi.
      La gente che abbandona i gatti neri è senza scusanti! Scommetto che invece è dolcissimo...

      Elimina
  6. Mi ritrovo in molti tuoi punti, ma soprattutto condivido il fattore "stato d'animo" infatti in questo periodo di stress lavorativo da incertezza ho scritto poco. La serenità è importante altrimenti l'ispirazione scappa...Nonostante questo condivido il fatto di cercare di scrivere ogni giorno almeno una frase del romanzo, aiuta a "stare sul pezzo". Inoltre secondo me è necessario far leggere ai "beta reader" solo il romanzo completo, io ho sempre agito così, altrimenti tendo a disperdermi.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Lo stress non aiuta affatto, anzi. Fa parte di quegli stati d'animo che ti distolgono completamente dalla scrittura. Si può solo sperare in tempi più sereni, ti auguro che sia così :)

      Elimina
  7. Io ho bisogno di tempo e tranquillità, sapere di avere almeno mezzora da dedicare alla scrittura e potermici concentrare. Al momento, anche quando la pupattola dorme ho paura a scrivere narrativa perché temo perdermi a tal punto nel mio mondo da non sentirla (cioè, so che se dormo e lei piange mi sveglio, ma ho paura di non riuscire a uscire dalla mia storia, probabilmente è follia). Per il resto mi adatto, posso anche scrivere in un bar o in aula insegnanti, se serve, col marito e la tv accesa è più o meno la norma.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Immagino che l'arrivo della pupattola abbia cambiato completamente le tue abitudini in fatto di scrittura, o no? Ma secondo me se piangesse te ne accorgeresti, penso che il pianto di un figlio batta alla grande l'immersione scrittoria :)
      Bello che riesci ad adattarti ovunque!

      Elimina
  8. Assolutamente da solo e con sottofondo musicale. Anche per me non è possibile scrivere in presenza di altre persone (e dire che eravamo 7 fratelli/sorelle + genitori! Non mi sono mai abituato al caos familiare!).
    Il tempo per scrivere...beh, se è possibile con una certa continuità anche se non tutti i giorni, altrimenti cerco comunque di coltivare personaggi e trama nella mente senza perderli di vista.
    Al contrario di te, non prendo appunti e non mi scrivo niente, anche perché molto facilmente cambio idee durante la stesura!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Mamma mia, sette tra fratelli e sorelle!! Immagino che casa vivace :D
      Anche per me è importante non perdere di vista trama e personaggi, ma come fai a tenere tutto a mente, senza usare gli appunti? A me le idee scivolano via dalla testa alla velocità della luce!

      Elimina
  9. Una sorta di gemellaggio! Anch'io, come te e molti altri che hanno commentato, (ma te ne ho già parlato), sono allergica alle programmazioni, alla confusione, alla presenza di testimoni ancorché muti. Una mia caratteristica? Le idee più belle mi vengono in automobile e poi, puff, rimangono indietro sulla strada d'asfalto e infine svaniscono.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Peccato per le idee che arrivano in automobile e non fai in tempo a scriverle. In certi casi potrebbe tornare utile un registratore?
      La cosa peggiore per me è quando prendo appunti in una fase di ispirazione e poi rileggendo in un secondo momento... non capisco neppure cosa ho scritto!

      Elimina
  10. Siamo molto molto diversi, vedo.
    Io riesco a star dietro a più storie contemporaneamente, ma il problema è mio perché mi parte un'idea ogni quarto d'ora.
    Poi però, se devo portare a termine una cosa, mi concentro solo su quella, almeno per lo sprint decisivo^^

    Comunque, nemmeno io riesco a scrivere in presenza di altri. Devo star solo^^

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ti parte un'idea ogni quarto d'ora?! Beato te!
      L'importante è comunque che riesci a portare a termine i progetti, una volta che ti ci metti. Eri di quelli che a scuola studiavano all'ultimo secondo, confessa!

      Elimina
  11. Penso che ognuno ha il suo modo e il suo posto per esprimere i sentimenti, la passione che occupa la mente. Penso a pittori, scultori, musicisti che con la loro arte riescono a trasmettere le emozioni che hanno dentro. Allo stesso modo immagino che gli scrittori (io sono solo un racconta storie) facciamo lo stesso, riversando di un figlio bianco le proprie emozioni, passioni.
    Credo che ognuno ha un suo posto congeniale dove queste emozioni fluiscono più agevolmente. Il mio l'ho trovato per caso durante una vacanza. Stavo sul terrazzino con i fogli bianchi davanti e la penna tra le dita. Sotto c'era un piccolo parco giochi dove bambini vociavano allegri. Subito dopo una strada con un traffico blando rispetto a Roma o Milano, ed in fine la spiaggia e l'immenso mare col sole al tramonto. Lì, in quel preciso istante la penna ha incominciato a scorrere sulla carta con estrema facilità facendo sorgere una storia nascosta nelle pieghe dello stress e della opprimente quotidianità.
    Pensavo che l'espressione di sentimenti veri potesse prescindere dalla tecnica, mi son dovuto ricredere. Un pittore, uno scultore e anche un musicista non potrà mai esprimere la propria arte senza la tecnica, anche se fosse sperimentale. Allo stesso modo uno scrittore non potrà essere compreso se non c’è tecnica alimentata dalla lettura, per me classica intervallata da quella moderna.
    “Passione non per la scrittura in sé, ma per la storia.” Mi hanno colpito in modo forte. Bellissima espressione. Insieme a tutto il restante articolo mi sono riconosciuto. Lo stesso mi sono risultate familiari le parole di Barbara Businaro. Come lei anch’io riesco a concedere alla mia scrittura solo ritagli di tempo assediato da pessimismo e incomprensione. Mi sento un po’ come un masochista che per raggiungere il suo scopo o piacere deve soffrire e contrastare le avversioni di chi gli sta intorno con la forza della passione per la storia da raccontare.
    Grazie
    Rosario

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Che bel posto ha scelto la tua scrittura per esprimersi!
      Ho l'impressione che siamo tutti un po' assediati dalle incombenze quotidiane e da chi non comprende a pieno ciò che ci anima. Anche quando trovi il massimo sostegno, è comunque difficile far capire cosa significa davvero quest'attività, l'importanza di avere un nostro personale spazio di scrittura, un angolo in cui la creatività possa liberarsi pienamente. E sì, ciò vale anche per altre arti, indubbiamente.

      Elimina
  12. Mi trovo daccordo sul fatto che non riesco a scrivere a comando ma solo se lo sento. Per il resto due dei miei libri sono nati sul luogo di lavoro, in un open space di oltre 50 persone. Sono talmente abituato a starci che riesco a sentirmi talmente concentrato che non ho confronti. E meno male che i miei datori di lavoro non vanno sul tuo blog o comunque non conoscono il mio nickname (mi raccomando ...)
    In pratica lo devo al mio lavoro (sviluppo software) per cui stando sempre davanti ad un pc tra una classe c#, qualche controllo su angular-query e jquery riesco ad infilarci anche le mie storie (e senza fare confusione, ovviamente).
    Certo il rischio di chiamare un personaggio Bill (maledicendo Bill gates e gli update a tutte le ore) può sempre esserci. Ma non mi è mai accaduto.
    In definitiva la mia scrittura si nutre di questo: della vita di tutti i giorni.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Tanto di cappello che riesci a fare tutto ciò. Non è facile concentrarsi sul posto di lavoro, non solo per il caos ma proprio perché la tua occupazione è così lontana dalla narrativa. In realtà anche io quando lavoravo per un quotidiano ogni tanto riuscivo a scrivere qualcosa di mio nei ritagli di tempo e ancora mi domando come accidenti riuscissi a farlo, data la confusione che avevo intorno. Forse di necessità si fa virtù.

      Elimina
  13. Silvana Amadeo25 ottobre 2016 17:05

    La mia scrittura si nutre di pezzi della mia vita, di amarezze e di esaltazioni, di insight e di consapevolezze, che emergono nei momenti di tutti i giorni: al bar, durante le passeggiate o i dicorsi con amici.
    L'accavallarsi di storie, di emozioni, di personaggi sono veri per la maggior
    parte, eppure ritoccati abbelliti, per la voglia di creare almeno sulla carta un personaggio più vincente più autentico più realizzato nei suoi obiettivi.
    E' per me una sorta di percorso alternativo sulle pagine per costruire un altro io che si riallaccia a quello vero ma con nuove prospettive.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Bella cosa hai detto, soprattutto quella finale sul costruire un altro io. Ci sarebbe molto da riflettere su questo aspetto della scrittura, che ha tanti strati, tante chiavi di lettura, in modo particolare per la realizzazione dei nostri personaggi.

      Elimina
  14. Dal mio punto di vista, è strana questa cosa del non riuscire a scrivere con altri intorno, che racconti tu e anche alcuni dei tuoi commentatori. Io invece riesco benissimo a scrivere se mia moglie è con me nella stanza, non mi dà alcun fastidio. Sarà perché a me bastano un paio di cuffiette e il mondo intorno sparisce :) . In ogni caso, ti do ragione su un punto: servono solitudine e raccoglimento, mentre si scrive.

    Sul resto dei punti mi trovo più o meno d'accordo, con le dovute differenze. Certo, io molti appunti li tengo sul computer - o più spesso in mente - e riesco a scrivere più di una storia per volta se necessario, anche se preferisco scriverne una e basta. Ma tutto sommato, non sono poi così distante da te :) .

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sei fortunato se riesci a isolarti facilmente, io vorrei tanto imparare a farlo. Penso che il raccoglimento sia di base per tutti, anche chi dice di scrivere in un bar affollato in realtà in qualche modo si immerge nel suo mondo interiore. D'altra parte la scrittura è un'attività solitaria, anche se stiamo qua a parlarne :)

      Elimina
  15. Si nutre di ritagli di tempo. E pure io preferisco non avere nessuno nei dintorni. Ma voglio il silenzio, niente musica, mai.
    Internet non è un problema: attivo la modalità a tutto schermo, spengo le notifiche e non ci penso su.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Modalità a tutto schermo... uhm, devo provare anche io. Dovrò decidermi anche a disattivare le notifiche, perché continuano a distogliermi l'attenzione, così non va.

      Elimina
  16. Fondamentalmente la mia scrittura nasce come una necessità interiore. Anche a me capita la situazione in cui, pur avendo poco tempo libero, sento fermentare idee in testa, vedo nitidamente immagini, mi cresce dentro l'urgenza di raccontare una certa sensazione e un determinato concetto.
    Riesco, fortunatamnente, a tenere tutto in stand-by fino a quando ho infine la possibilità di buttar giù gli spunti primari sul pc, e poi devo centellinare giorno dopo giorno l'energia scrittoria. Per farlo devo scrivere rigorosamente da solo, nella mia stanza, col mio pc personale.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. A proposito di centellinare l'energia scrittoria... intendi dire che scrivi un tot per questione di tempo o perché superato un certo limite è come se qualcosa non funzionasse più bene?
      A me capita questo secondo caso. A un certo punto qualcosa di esaurisce dentro di me e devo smettere.

      Elimina
  17. Sì, in parte è anche il secondo caso. Io pure non riesco a sostenere per tempi troppo prolungati la tensione (forse la parola è eccessiva ma non ne trovo di migliori) della scrittura.

    RispondiElimina
  18. Maria, mi sono imbattuto nel tuo blog per caso e ne sono rimasto affascinato. Ogni articolo è scritto con competenza linguistica e di contenuti e dai davvero ottimi spunti per quel che riguarda la scrittura, lo scrivere e tutto quel che ci gira attorno. Condivido quel che dici, sopratutto su routine e stato d'animo. Da poco mi sembra di aver capito che comunque la storia -se c'è- va chiamata verso di noi con la certezza che in un modo o nell'altro arriverà. Un po' di fiducia, in sostanza. Non sarebbe troppo brutto questo mondo se arrivassero storie che non siamo in grado di scrivere?
    Grazie, Marco

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma grazie a te Marco per le lusinghiere cose che hai scritto!
      Sai che anche io sono giunta alla stessa conclusione ultimamente, ovvero che la storia in qualche modo vada chiamata e accolta con fiducia. E' un processo che può rivelarsi lungo e a volte non facile, ma secondo me alla fine premia sempre. Per questo scrivere a comando secondo me non è possibile, per lo meno non per la narrativa o non per me.

      Elimina
  19. "Il caos familiare, questo sconosciuto: se lo conosci lo eviti!" :-)

    Niente appunti: diciamo che mi fisso un'immagine o una situazione nella mente (di solito qualcosa definibile come un fermo immagine) pronto a sostituirlo con un altro che dovesse sembrarmi migliore.
    Ehm...non so se ho reso l'idea!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, hai reso. Mi pare che ognuno abbia il suo metodo di lavoro, l'importante è trovare una procedura che funzioni :)

      Elimina
  20. Io scrivo dappertutto e in qualsiasi momento. Amo di più il silenzio della sera: lì il mio raccoglimento raggiunge quasi la perfezione.
    Il problema non è tanto scrivere, quanto rendere pubblico ciò che ho scritto: un corso, un articolo, una valutazione...
    La scrittura è la parte più divertente e stimolante, perché comunico quello che realmente sono.
    Penso che i blocchi e le difficoltà nascano da due motivi: il primo è che non si ha una direzione verso cui tendere (assenza di un progetto); il secondo è che non c'è serenità emotiva che doni lucidità (vedi appunti incomprensibili, idee geniali in posti inadatti alla scrittura, qualcuno che non capisce fino in fondo l'importanza che la scrittura ha nella nostra vita e magari la ostacola...).
    Molti scrittori direbbero che il troppo equilibrio guasta l'ispirazione: io invece tendo a ricercarlo per poter avere le energie da dedicare alla scrittura, di modo che, anche se a fine giornata arrivo prosciugata, so di potermi ricaricare grazie a quello che mi circonda, per ricominciare il giorno dopo. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Un certo equilibrio occorre anche a me, in modo particolare per tradurre in parole un'idea, un concetto. In realtà poi l'ispirazione secondo me non ha bisogno di lucidità, ma forse più di ricettività.
      Bello quello che hai detto sul ricaricarsi :)

      Elimina
  21. Io mi trovo nella stessa situazione, nel senso che non riesco a vedere la scrittura in termini di battute giornaliere ma cerco di scrivere con costanza.
    Ho provato a scrivere un racconto mentro sto finendo la revisione di Aporia, ho scritto circa metà ma è un racconto molto esigente e ho dovuto metterlo un attimo da parte, anche se ogni tanto mi ritrovo a pensare come proseguire la sua scrittura.
    Anch'io ho un rapporto complicato con gli appunti ma cerco di mantenere un equilibrio al riguardo.
    Lo stato d'animo, poi, è l'elemento principale, non puoi costringerti a scrivere nemmeno una parola se non sei nello stato d'animo dello scrittore nel pieno controllo della sua immaginazione e dei suoi sentimenti.
    La mia scrittura si nutre molto anche di curiosità e scienza, per così dire. Se c'è una notizia o un evento, sociale tanto quanto tecnico-scientifico, che mi colpisce, la mia mente comincia a ragionarci su e mi vengono spunti per delle storie. Poi l'ozio creativo amalgama le idee, trova connessioni e capita che una manciata di pensieri si trasformi in una storia.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. "L'ozio creativo amalgamale idee, trova connessioni": non potrei essere più d'accordo, penso che questa sia una verità fondamentale nella scrittura. Anche per me è importante ogni tanto prendermi un periodo (breve) di non-scrittura, per dar modo all'inconscio di elaborare, metabolizzare. Ho visto che mi è molto utile sia per la narrativa che per i post.

      Elimina
  22. "Ognuno ha un peso da portare con sé...", canta Neffa, ma se decidi di tenere tutto dentro, prima o poi esplodi! Sarà che, essendo introversa, non mi riesce facile parlare di quello che provo con gli altri. E' per questo che ho deciso di scrivere!

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La scrittura infatti è un buon modo per esprimere le emozioni e tutto quanto ci portiamo dentro. Credo che sia un punto di partenza per molti di noi. Parlo di punto di partenza perché se poi vogliamo anche avere dei lettori, occorre andare oltre.
      Grazie per la tua visita e per il commento :)

      Elimina
  23. Mi ritrovo in quasi tutti i tuoi punti. Non avendo in casa uno spazio solitario, è una fortuna che io riesca a ignorare la vita che scorre intorno a me, ma questo succede solo quando non è troppo frenetica e quando nessuno dei "passanti" è triste o preoccupato o arrabbiato. Sono molto sensibile alle vibrazioni negative, più che alle voci o al rumore (che comunque detesto). Quando però non sono nello stato d'animo giusto, davvero non c'è niente da fare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. So bene cosa vuoi dire, anche io sono molto sensibile agli stati d'animo altrui, e quindi in certi casi non combino nulla. Un po' invidio quelli che riescono a isolarsi a tal punto da non farsi influenzare da niente e nessuno!
      Grazie per essere passata da me, Grazia :)

      Elimina

Posta un commento

Ogni contributo è prezioso, non dimenticarti di lasciare la tua opinione dopo la lettura.
Se commenti per la prima volta, ti consiglio di:
1) accedere all'account con cui vuoi firmarti
2) ricaricare la pagina
3) solo allora inserire il commento.
Se vuoi ricevere una notifica per e-mail con le risposte, metti la spunta su "inviami notifiche".
(Ti prego di non inserire link o indirizzi e-mail, altrimenti sarò costretta a rimuovere il commento. Grazie!)