Passa ai contenuti principali

Quello che mi capita - Guest post


Buongiorno amici! Oggi vi propongo un articolo scritto da un mio ospite, Andrea Orlando, che ci racconterà alcune sensazioni legate al suo processo creativo di scrittura, sensazioni che tra parentesi condivido in pieno. 
Per sapere di più su questo autore, vi invito a leggere il box in fondo.

Coincidenze. Capitano a tutti, ed è un aspetto che mi piace tanto del mondo. L’improbabile evento, o catena di eventi, la curiosità, che ti fa chiedere cosa ci sia dietro, o intorno, a noi. Un’altra realtà, un altro mondo. Parallelo, sovrapposto, intrecciato. Se ne parla da sempre, Stephen Hawking (arrivederci, grande uomo) studiava il multiverso, letteratura, film e serie tv ne hanno fatto uno dei temi più usati e, d’altronde, la credenza sull’esistenza dei fantasmi presuppone questo tipo di doppia realtà. Qui siamo noi, di là altre entità, a volte non viste, a volte percepite. Benefiche o meno, in ogni caso il loro suggerimento spesso produce materia su cui riflettere. O farsi ispirare.

Quello che mi capita quando sento la voglia di scrivere è di entrare in contatto con queste realtà, di qualsiasi tipo esse siano. Noto un numero particolare, stranezze, o una serie di eventi vicini e così improbabili che sento di essere chiamato da qualcosa, che la realtà richiede la mia attenzione. Non puoi sempre farlo, per via degli impegni, ma in quel momento dovresti fermarti ad ascoltare, dovresti concedere il tempo che ti viene richiesto, stare. Non puoi sempre farlo, dicevo, almeno non in quell’istante, ma se decidi dovresti concentrarti su quella “chiamata”, l’evento o il suono, l’immagine o la particolarità, che hanno scosso un po’ la tua anima, e cercare di capire cosa voglia dire. Puoi riuscirci o meno, ma il gusto dell’avventura, della scoperta, ormai si è impadronito di te. Probabilmente è quello che hai sempre avuto dentro, e che non aspetta altro che essere sfidato, stimolato. “Hei tu, ci sei”, ti chiamano quelle a cui spesso diamo il nome di coincidenze, e che potrei definire anche strappi di realtà, “guarda che ti vorrei dire qualcosa di interessante, prova ad ascoltarmi”. Scegliere di aprirsi in quel momento sta a noi.

Però quello che mi capita è anche altro. A volte non riesco, appunto, ad ascoltare nel momento in cui questa, o queste, realtà, cercano di mettersi in contatto con me. A volte, quello che mi capita è di scegliere io quel momento, anche se non ho avuto “richiami”, quelle fantasmagorie della vita che ti solleticano la base del collo. Allora è tutto in mano a me, e scelgo di smettere di concentrarmi su qualcosa di specifico, ed essere aperto ad ogni suggestione. Sonora, sensoriale, mentale. Le parole arrivano così. Oppure ci sono sempre state ed io ho semplicemente aperto il rubinetto per riempirmi di tutte quelle che mi circondano, silenziose ed invisibili, e che aspettano solo un segnale per arrivare fino a me.

Quello che mi capita è che fluiscono dalla mia mente fino alle mie dita, e desiderano uscire, comporsi. Non sanno bene come, questo lo riconosco, e sta a me sistemarle, dargli una forma, ritrovare un’emozione che loro mi dicono di voler trasmettere, e che mi chiedono aiuto su come fare. In effetti a volte non sono parole, ma accenni, sensazioni, figure mentali, immagini. Il mondo vorrebbe sempre parlarti, e appena gliene dai l’occasione usa tutti gli strumenti sensoriali. Lo fa perché è pieno di cose, e vuole condividerle. Quello che chiamano arte credo sia proprio la capacità di saper ascoltare quello che la (o le) realtà vuole dirti, e trasmetterle in uno dei linguaggi che senti di maneggiare meglio.

Quello che mi capita è che, richiedendo energia, ma dando una straordinaria sensazione di appagamento, io ricerchi il momento, tra parentesi nel magma colorato di doveri e impegni, in cui posso ascoltare, e mettere su carta, digitale o reale, le sensazioni che ricevo. Sento di essere un tramite, e di volerlo essere. Chiudo gli occhi, o li tengo aperti ma senza vedere, e arriva un’immagine, od un incipit, o un ricordo. Mi solletica la mente, mi scuote un po’ il corpo, e poi produce delle risonanze, che aprono nuove sensazioni, che portano ad altre immagini, o parole, o suoni. Ecco, si mette in moto un processo, creativo e ricettivo. E scrivo, e racconto. Mentre lo faccio, sempre, sorrido. Attraverso quello che questa realtà, o l’altra, o infinite altre, vuole dirmi, io mi libero, de-costruisco un po’ me stesso per poi ricostruirlo in modo migliore, più consapevole. Cresco ed evolvo. Che qualcuno poi legga quelle righe o meno, che siano storie o pensieri, io esisto, sostenendo il peso di vivere, grazie a questa magia. Diventa così un delizioso vociare tra me, e sostenere quel peso è quanto di più leggero, e fenomenale, ci sia.

Particelle di me che si confondono con queste realtà, e viceversa. Che bello quando mi capita questo!

Andrea Orlando

L'autore di questo guest post

Andrea Orlando nasce a Roma nel 1981, si diploma al Liceo Scientifico mentre studia recitazione e, continuando a portare avanti le due realtà artistico-istituzionali, si diploma in recitazione, prende la cintura nera in Jujutsu e poco dopo si laurea in Scienze Della Comunicazione, presso La Sapienza. Inizia a collaborare per alcune riviste e per Radio2, dirige cortometraggi e interpreta personaggi in teatro, cinema e tv. Alcuni suoi racconti si classificano in buone posizioni a livello nazionale, e le collaborazioni aumentano. Ha condotto un programma radiofonico sul cinema presso la Web Radio “Wasabi Radio”. E’ inoltre in produzione una serie tv ideata, sceneggiata ed interpretata. Attualmente lavora presso una grande multinazionale, e continua a scrivere. Ha scritto due romanzi:“Pazza idea”, ancora inedito, e “Calia”, pubblicato a puntate sul suo sito www.andreaorlando.it.


Se vuoi scrivere anche tu un post per questo blog, leggi le linee guida per inviare il tuo contributo.

Commenti

  1. Molto interessante, fa parte del mio modo di pensare. Certo se avessimo più tempo, se la vita non fosse così frenetica... Le coincidenze fanno parte del destino, così come i famosi deja vu. Sono le fasi della vita che più apprezzo, perchè ci rendono unici e rendono unica la nostra esistenza! ANTONELLA AEGLOS ASTORI

    RispondiElimina
    Risposte
    1. E' proprio così che la vedo anche io, Antonella: ogni momento può essere arte e, nel nostro caso, letteratura: solo che spesso, quando ci parla, richiede un'attenzione che spesso il nostro modo di vivere ostacola. Allora entra anche in gioco la dedizione, la voglia di lavorare per esprimere te stesso. Dormire di meno la sera, fermarti un momento per annotare una sensazione, dare modo al tuo essere di essere sempre in ascolto. Ecco, quando ci riesco, mi sento proprio felice.
      Andrea Orlando

      Elimina
  2. Interessante questo articolo, in alcuni punti mi riconosco, in particolare nel richiamo insopprimibile di scrivere per parlare di qualcosa o qualcuno. In quei momenti ho la sensazione di "doverlo" fare per rispondere a un'esigenza che non è solo mia, ma è di dare voce a chi non può farlo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Giulia. Trovo che ci sia così tanto intorno a noi che ogni giorno c'è infinito materiale per scrivere: racconti, parti di un libro, blog. Il nostro, nobile, mestiere è proprio quello di rendere l'eccezionale del mondo visibile a chi non ha troppa capacità di ascolto, o di espressione. Allora riesci a descrivere la realtà oltre il suo appiattimento che, spesso per abitudine, molti sperimentano senza volerlo. Vedere senza ascoltare, e senza in effetti neanche accorgersi che ci sono sfumature che brillano nascoste nelle trame della superficie apparente: questo combattiamo scrivendo. E questa è magia!

      Elimina
  3. Questo modo di vivere la scrittura è molto simile al mio dei periodi migliori. Mi è tornato in mente il momento in cui ho letto le vicende dei cosacchi in Carnia, e ho sentito che dovevo assolutamente raccontarle. La mia anima era rimasta davvero "un po' scossa", infatti il racconto è uscito come se me lo stessero dettando. E' meraviglioso scrivere così, ma naturalmente non è la regola. Grazie all'ospite... e all'ospite. ;)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te Grazia (non sono riuscito ad evitare l'allitterazione), mi fa piacere che ci si ritrovi in questa magia:)

      Elimina
  4. Mi ritrovo molto in queste parole. La mia sensazione è che la storia già esista, altrove e sta a me capirla appieno o no, scriverla bene oppure no, ma la storia già esiste.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Si Tenar, è come se fosse tutto nascosto nelle trame della realtà. Lo trovo straordinario.

      Elimina
  5. Anche io ho riconosciuto alcune sensazioni. Certo, purtroppo non è sempre così, però sarebbe l'ideare riuscire ad aprirsi al punto da provare sempre questa "chiamata". Certo è che quando riesco a farmi assorbire del tutto dalla storia, il mondo intorno smette di esistere ed è davvero una magia...
    Grazie ancora, Andrea, per aver condiviso tutto questo.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie di avermi ospitato Maria Teresa, è un piacere sentire come siamo tutti molto simili quando scriviamo. Non lo facciamo solo per noi. E' un bene collettivo questo scrivere:)

      Elimina
  6. Anche a me capita il più delle volte di "sentirmi un tramite", sentirmi una sorta di medium il quale si meraviglia sempre, una volta uscito dalla trance, di esserre stato lui a scrivere quello he sta leggendo. non sentendosi uno scrittore e chiedendosi per conto di chi l'abbia fatto.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Infatti Stefano, però poi alla fine devo dire che un po' di soddisfazione mi rimane per essere stato il tramite. Mi sento più leggero.

      Elimina
  7. Bellissime frasi che in parte condivido. Per me la scrittura nasce però molto anche dalle immagini che mi trasmettono altri libri o luoghi

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Carlo. E' vero, ognuno "sente" a suo modo e prende tramite il medium che preferisce. E' l'intensità del sentire che a volte determina poi la potenza creativa.

      Elimina
  8. Quello che mi capita è che gli spiriti della storia, personaggi di una realtà parallela chissà dove, vengono a bussare nella mia testa sempre quando sto lavorando e non ho tempo di dargli retta. Picchiettano i miei pensieri e scavano scavano peggio del famoso tarlo. Quando invece io ho tempo per scrivere la porta interdimensionale è sempre chiusa e loro svaniti nel nulla. O nell'antimateria, chi lo sa. Non sono reperibili, non parlano, pure le idee diventano nebulose. Dev'essere il fuso orario... ;)
    (curiosità: ma avere un omonimo politico aiuta o meno gli accessi al blog? :D )

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Purtroppo capita anche a me, è una cosa insopportabile! Se ho tempo per scrivere, ho il vuoto il testa, se ho mille cose da fare invece ho anche un sacco di idee da sviluppare, personaggi che bussano... Questa cosa dovrà pur avere una ragione, no? Però che rabbia!

      Elimina

Posta un commento

Ogni contributo è prezioso, non dimenticarti di lasciare la tua opinione dopo la lettura.

Se vuoi ricevere una notifica per e-mail con le risposte, metti la spunta su "inviami notifiche".

Ti prego di non inserire link o indirizzi e-mail nel testo del commento, altrimenti sarò costretta a rimuovere il commento. Grazie!

Info sulla Privacy

Policy Privacy di Google per chi commenta con un account Blogger o Google+