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“The Words”, un film sul mondo della scrittura

Bradley Cooper interpreta Rory Jansen

Prima di tutto vorrei ringraziare un mio lettore e amico di penna (ciao Rosario!) per avermi suggerito qualche tempo fa la visione di questo film. Ho avuto occasione di vederlo in questi giorni e l'ho molto apprezzato.
The Words è un film del 2012 (su Wikipedia trovate tutti i dettagli su regista, cast, ecc.) che analizza le molte sfaccettature dell'essere scrittori, soprattutto da un punto di vista psicologico e morale.

Il film è costruito con un gioco di specchi: tre storie si dipanano sotto i nostri occhi, incastrandosi una dentro l'altra come scatole cinesi.

La trama

La vicenda prende il via con la scena che vede protagonista un autore famoso, Clayton Hammond, che durante la presentazione del suo ultimo libro (di quelle in pompa magna che assomigliano alla prima di un film) legge pubblicamente dei brani del romanzo. La lettura apre la finestra su una nuova storia, quella di Rory Jansen, aspirante scrittore alle prese con le difficoltà di farsi pubblicare un libro e con le frustrazioni personali di vedere i propri sogni mai concretizzati. Tutto cambia però quando trova per caso un dattiloscritto all'interno di una vecchia cartelletta acquistata da un robivecchi. L'affascinante storia che vi è contenuta narra di un terzo scrittore, Jack, vissuto molti anni prima a Parigi, e delle sue tormentate vicende. Il manoscritto è così bello che Rory decide di impossessarsene e pubblicarlo a suo nome... Naturalmente non vi racconto il resto della storia.

Fino a dove ti spingesti per il successo?

Uno dei primi interrogativi che il film pone a chi scrive (ma che si potrebbe estendere a ognuno di noi) è quello relativo al successo che tutti più o meno consciamente inseguiamo: cosa saresti disposto a fare pur di raggiungere la fama? Per soddisfare le tue ambizioni andresti contro i tuoi valori, passeresti sopra a ciò in cui credi, mentiresti a chi ami? Saresti capace di appropriarti delle parole di qualcun altro per farle tue?
Il tema del plagio è molto forte in questa storia e le conclusioni dell'intera vicenda non possono che far riflettere su quanto l'ambizione possa essere accecante e distruttiva.

Le frustrazioni dell'aspirante scrittore

Un altro tema molto sentito del film è quello dello scrittore che vede le sue aspirazioni costantemente frustrate dall'editoria, che combatte contro la mancanza di comprensione di chi gli sta accanto, che soffre di un profondo senso di incomunicabilità rispetto al resto del mondo.
La maggior parte delle situazioni che il film racconta su Rory Jansen potrebbero essere quelle di ognuno di noi: manoscritti respinti dagli editori, inquietudini interiori che avvelenano il rapporti personali, rabbia e dolore di fronte all'incapacità di esprimere in parole ciò che abbiamo dentro, rassegnazione a un lavoro che non ci soddisfa, rinuncia ai propri sogni.
Una bella scena è quella in cui Rory ha una discussione con la moglie e cerca di farle capire il senso di disperazione che prova di fronte alla sua vita, che non è quella che avrebbe voluto, e il terrore di ritrovarsi ingabbiato in un'esistenza che non ha scelto e di non riuscire a diventare chi sente davvero di essere.

La scrittura vera nasce dalle emozioni più intense

Credo che tra tutti gli aspetti di questo film, quello più importante sia questa verità: la scrittura più autentica, quella che tocca il cuore, l'unica che meriterebbe il successo, è quella che nasce dalla gioia o dal dolore più intensi. Le parole più suggestive sono quelle che sgorgano dal profondo quando il nostro io si mette a nudo. Dunque è la storia di Jack quella che scatena le emozioni più vive; è lo scritto destinato a scuotere l'anima di chi legge e a diventare famoso.


Ci sono anche altri temi che il film esamina, anche se più di sfuggita, come quello dell'editoria moderna, di cui viene dato uno spaccato non molto lusinghiero. Ma anche la fragilità dei sentimenti umani, la constatazione che anche l'amore più solido e passionale possa corrompersi di fronte ad altri sentimenti più imperiosi e devastanti.

Uno dei protagonisti dice:
La mia tragedia è stata amare le parole più di quanto amassi la donna che le aveva ispirate.
Una frase che fa riflettere su quanto la nostra passione per la scrittura tenda a porsi spesso al di sopra di tutto e risulti quasi fagocitante verso gli altri aspetti delle nostre vite.

Personalmente ho trovato il finale del film forse un po' frettoloso, ma probabilmente l'intento era quello di lasciare la possibilità di trarre le conclusioni sull'intera vicenda a ognuno di noi. In definitiva direi che è un film che vale la pena di vedere, e non solo per chi ama la scrittura.

Commenti

  1. Visto ormai diversi anni fa: bello, forse perché parla appunto di scrittura e quindi mi coinvolge. Invece non sono d'accordo sul fatto che "l'unica scrittura che meriterebbe il successo" debba essere quella viscerale, suscitata da emozioni intense. Mi pare che, se così fosse, ci perderemmo qualcosa lungo la strada: la scrittura non è solo emotività esibita, secondo me.

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    1. Beh non credo che si tratti tanto di scrittura viscerale, quanto di attingere a delle emozioni vere per poterle trasmettere a chi legge. Penso che nel film si sottolinei questo nella scena in cui la moglie di Rory legge il manoscritto, pensa che sia stato lui a leggerlo ed è colpita perché finalmente è riuscito a estrarre qualcosa dal profondo.

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  2. Ho visto il film qualche mese fa. Parte senza dubbio molto bene, con dei buoni presupposti, e poi perde l'interesse che aveva suscitato nei primi momenti. La luce proiettata sul mondo dell'editoria e del marketing è impietosa ma, secondo me, non aggiunge nulla di nuovo ai numerosi film con protagonisti scrittori più o meno di successo.
    La scrittura vera nasce da emozioni intense? La mia risposta è sì. Come la musica e l'arte, la scrittura non si può nutrire solo della fredda tecnica. Come diceva Hemingway, non c’è niente di speciale nella scrittura. Devi solo sederti davanti alla macchina da scrivere e metterti a sanguinare.

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    1. Forse l'editoria in effetti è l'aspetto meno interessante del film, anche perché mostra una realtà americana e quindi diversa dalla nostra.
      Vero, in tutte le arti le emozioni intense sono grande fonte di ispirazione.

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  3. Questo film non l'ho visto... dovrò rimediate!
    Non penso andrei mai contro i miei principi pur di scrivere. Non riuscirei a plagiare l'opera di qualcun'altro, fosse soli per la vergogna di essere scoperta.
    La scrittura vera nasce da emozioni molto forti? Probabilmente si, ma anche da un duro lavoro; un giusto mix tra costanza e sentimenti.

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    1. Scusa i refusi... ho scritto sullo smartphone, con mia figlia che mi saltava sulle ginocchia...

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    2. Figurati :D
      Sì, il plagio è qualcosa da condannare sotto tutti i punti di vista, neppure io riesco a concepire di farlo.
      E indubbiamente le emozioni non bastano a scrivere qualcosa di buono, c'è sempre del lavoro mentale da fare, forse anzi è la parte più consistente di tutto l'insieme.

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  4. Mi manca, nella collezione di film che parlano di scrittura ancora non l'ho visto, ma dal trailer e dalle tue parole mi ispira. Ho visto "Un ragazzo d'oro" con Scamarcio e Sharon Stone, che arriva a portare l'autore alla follia pur di raggiungere il successo... Ecco per me tutto questo pone la condizione essenziale: il successo è il cappello finale, ma non la strada a senso unico da percorrere. Non sono disposta a nessuna angheria verso gli altri: si tratti di plagio, finzione, bugia, specie se in famiglia. Per me esiste solo la sincerità e mai potrei pensare che sia vero successo quello ottenuto in altra maniera, solo una mera illusione per altro anche poco utile all'equilibrio personale.

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    1. La penso come te, il successo non può essere l'unico obiettivo, credo che la strada della scrittura sia qualcosa da vivere a fondo per se stessa.
      C'è da dire comunque che nel film la molla scatenante non è tanto il successo quanto la realizzazione personale, però non ti dico di più per non fare spoiler!
      Non ho visto Un ragazzo d'oro, dovrò rimediare :)

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  5. Ciao, non conoscevo questo film ma mi risuona parecchio. Sulle tue domande : io ho scelto molto tempo fa come relazionarmi con la mia ambizione di successo, nella mia vita come nella scrittura. Il successo costruito sulla pelle o alle spalle degli altri non mi interessa. Forse sono un po' calvinista ma preferisco rischiare del mio. Per quanto riguarda scrivere e l'ispirazione che lo determina, credo che lo scrittore debba sporcarsi le mani con la realtà, che è viscerale, gioiosa e faticosa come la vita. A mio avviso si comprende subito se uno scritto arriva dal vissuto o dal "sentito dire o raccontare". Lo stile o la correttezza sono utili ma non bastano. Un abbraccio

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    1. Credo tu abbia centrato il punto, riguardo allo sporcarsi le mani con la realtà, saper usare le proprie emozioni per scrivere, anche quando non si scrive di esperienze vissute in prima persona.
      Neppure io riesco a concepire il successo costruito sulle spalle degli altri, sarà anche che mi sento molto poco ambiziosa,

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  6. Visto, due volte (che al solito mi perdo l'inizio...). Cercherò di non fare spoiler, ma è strano anche il legame tra i tre scrittori (il narrante, lo scrittore plagiante e lo scrittore plagiato della storia narrata - nell'ordine di apparizione): tutti e tre perdono la moglie perché hanno anteposto la scrittura a tutto, anche se in maniera differente. Il primo scrittore nel cerchio concentrico (il plagiato) ha iniziato a scrivere per dolore (non vi dico cosa), il secondo (il plagiante) scrive per cercare la fama, il successo. E il terzo, il narrante? Questo ve lo lascio alla visione del film ;)
    Un altro punto interrogativo è: quanto hanno messo di se stessi nella storia? Il primo tutto, il secondo niente (la storia non è sua, è un plagio), e il terzo, il narrante? Forse tutto, forse niente...

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    1. Interessanti gli aspetti che hai evidenziato, soprattutto riguardo alle perdite che ogni scritture ha subito per l'ambizione. Devo dire che quella che mi ha colpito di più è stata quella di Jack... viene da chiedersi: come avrei reagito io se qualcuno avesse boicottato in quel modo la mia scrittura? Non credo avrei reagito tanto bene neppure io!

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  7. Credo di averlo visto qualche anno fa. Non so perché non mi sia rimasto particolarmente impresso. Forse perché un po' prevedibile. Il problema che questa trama solleva è in fondo il confronto fra la verità e l'inganno. Credo che ogni vero scrittore che possa essere definito tale non potrebbe fare una cosa del genere, semplicemente perché tradirebbe il senso vero dello scrivere: riversare in ogni riga una parte di sé, anche solo col semplice fine di fare della scrittura una valvola di sfogo, una zona di conforto. Qui si parla invece del successo, della fama, dei soldi, che si ottengono rubando il lavoro altrui. Non ha nulla a che vedere con l'essere scrittori.

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    1. Sono d'accordo, il valore della scrittura è ben altro rispetto al riconoscimento pubblico. Se ci si guarda intorno, si vede che un po' tutti partono da questa esigenza interiore, per poi venir travolti dalla smania di riconoscimenti, vendite, ecc. D'altra parte, come dicevo a Nadia più su, io non credo che la molla vera e propria dell'inganno sia stata quella del desiderio di fama, quanto più il bisogno di realizzazione personale, che era stato frustrato fino a quel momento. Credo questo sia per molti motivo di errori.

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  8. Non ho visto il film, che mi incuriosisce molto. Il plagio però mi lascia sempre perplessa. Possibile che qualcuno desideri più diventare scrittore (che grandi vantaggi mai darà, poi?) che veder pubblicate le proprie storie? È ovvio che mi piacerebbe essere un'autrice affermata, ma con le mie storie!

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    1. Eh sì, è qualcosa di assurdo anche per me. Si idealizza la fama dell'essere scrittori, ma alla fine quello che conta è la condivisione delle proprie storie, l'essere letti.

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  9. Ho visto il film due volte, anche perché la prima volta avevo perso l'inizio. Il film mi è piaciuto molto perché le tre storie che si intersecano sono tutte appassionanti. C'è anche un altro film francese di cui non ricordo il titolo che tratta il tema del plagio (anche se con trama completamente diversa), credo sia un tema sentito anche perché si crea una grande tensione nel film infatti ci si aspetta da un momento all'altro che l'autore del plagio venga scoperto. Il mondo della scrittura offre spunti anche al cinema e non solo per le trame ;-)

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    1. Purtroppo il tema del plagio è sempre di attualità, forse anche per i motivi che hai detto. A me è piaciuta anche la costruzione del film con le tre storie che si intrecciano, anche se si intuisce fin da subito dove si andrà a parare...

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  10. Ho visto il film qualche tempo fa, trama interessante e piena di spunti per riflettere sul tema della scrittura. Quello di amare le parole più di chi le ispira... beh, è vero, ma è un aspetto che non apprezzo di questa mia passione totalizzante.

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    1. Non ho visto il film ma sei stata così brava nel descriverlo che mi sembra di averlo visto. La frase "ho amato più le parole di chi le ispira" è molto significativa. Non accade solo nella scrittura questo ma in molte altre passioni. La strada verso il successo presuppone sempre che si anteponga quel qualcosa in cui crediamo a tutto il resto. Non so se è giusto che sia così ma accade. C'è qualcosa di sbagliato ? Probabilmente sì anche perché il successo è imprevedibile. Chi lotta per ottenerlo non ci riesce, chi lo ottiene a volte lo vede piovere dal cielo quando meno se l'aspetta. Chiesero una volta a Mick Jagger qual'era il suo segreto. Lui rispose semplicemente dicendo: non lo so. Forse si era trovato al posto giusto nel momento giusto e comunque era bravo. Ecco, se si è bravi in qualcosa è già questo un successo. Che poi anche gli altri ne vengano a conoscenza sarà il caso a stabilirlo. Non altro.

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    2. Mettere al di sopra di tutto il resto le proprie passioni (che si tratti di scrittura, musica, arte, poco importa) è sbagliato senza dubbio, eppure mi viene da pensare che la vera arte (quella intramontabile, destinata a durare nel tempo) sia frutto di una dedizione unica, perché chi la vive non può fare a meno di darle tutto se stesso. In ogni caso tutto questo ha poco a che vedere con il successo, basta vedere quanti esempi ci sono di autori/artisti che hanno avuto successo solo dopo la morte.

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  11. Non ho visto questo film, ma sicuramente lo faro.
    Sono pienamente d'accordo sul fatto che l'idea debba nascere da emozioni intense. Più lavoro su me stessa, più mi sento distante dalla scrittura mentale e controllata che oggi la fa da padrone. La commercializzazione della letteratura, così come l'aumento della concorrenza, ci hanno fatto dimenticare che la scrittura, prima di ogni altra cosa, è un'attività creativa. Per tal motivo, i miei sforzi da blogger (con #iprimipensieri e altri post, tra cui quello di domani) sono ultimamente indirizzati allo scopo di far comprendere, a chi si definisce scrittore, che non è leggendo e cancellando che si crea un testo degno di nota. Non solo, per lo meno.

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    1. Penso che ti piacerebbe :)
      Nel film si calca la mano sul fatto che la storia di successo scaturisce da emozioni forti, da una tragedia, ma anche a un livello meno drammatico vale lo stesso principio, che la scrittura migliore attinge all'io profondo e può dare il meglio nei momenti bui. Hai ragione sul fatto che stiamo perdendo di vista la scrittura vera, soffocata da tante regole, dalla smania di perfezionismo o dai troppi guru che pretendono di dirti qual è la strada giusta. Ne sono stanca anche io.

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  12. Premettendo che il film non sapevo neanche esistesse e ne ho quindi letto la trama su wikipedia, la prima cosa che, leggendo questo post, mi è venuta in mente è il Doktor Faustus di Thomas Mann (1947). Nel film è uno scrittore, nel libro un musicista ma ambedue son pronti a fare (e fanno) carte false e patti veri (col diavolo) per avere una creatività feconda, fama e successo. Vedendo il trailer del film, lo scrittore, mi pare, vince pure un premio. Embè? Cos’ha concluso? Vi ricordate voi chi ha vinto il premio Strega nel 1978? O il Nobel per la Letteratura nel 2003? Si saranno agitati e pavonenaggiati la loro ora su quel palcoscenico. E adesso, noi, di loro, che sappiamo? Cosa ricordiamo? Forse qualcuno qualcosa… ma i più? Nulla. È duro ammetterlo, quasi sacrilego ma, alla fin fine, siamo destinati all’oblio. “Sia detto alla sfuggita, il successo è una cosa piuttosto lurida; la sua falsa somiglianza col merito inganna gli uomini.” (credo riassuma il messaggio del film); “La popolarità? Spiccioli della gloria.”. Non lo dico io ma Victor Hugo. Se noi come scrittori e artisti siamo ricordati è perché con le nostre opere abbiamo parlato ai nostri lettori di loro, delle loro emozioni, delle loro situazioni, perché abbiamo interpretato i loro sentimenti e dato loro “le parole per dirlo” (a proposito: chi si ricorda di Marie Cardinal?).
    La macchina editoriale, poi, e il giornalismo letterario, sempre per dovere a caccia di notizie, fan passar oltre e dimenticare chiunque, anche se ha pubblicato scritti notevoli che han avuto anche successo; nomi come Emilio Cecchi, Mario Tobino, Mario Soldati, Giovanni Arpino, Milena Milani, Giuseppe Berto, Giovanni Comisso vi dicono niente? Eppure han vinto prestigiosi premi letterari e anche dato a questi il loro nome. Eppure...

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    1. Riflessioni sacrosante, Stefano. Con la popolarità o i premi non ci si fa nulla e di certo inseguire tutto questo ci fa smarrire anche il senso della scrittura o di altre arti. Di certo questi esempi, e il Faust primo tra tutti, ce lo ricordano bene. Penso che ognuno di noi dovrebbe cercare di dare il meglio senza pensare a cosa ne può ricavare o a quali frutti ciò porterà. Certo non è sempre facile, perché la realtà spesso regala più frustrazioni che incoraggiamenti, ma è giusto seguire la propria strada finché si può.

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  13. Grazie Maria Teresa per la citazione.
    Un aspetto del film che mi ha sempre portato a riflettere senza mai trovare una risposta, e neanche in questi post l'ho trovato e se le forti emozioni dolorose o meno acutizzano la sensibilità dello scrittore fornendogli le parole per descrivere quei sentimenti che molti hanno dentro ma difficili da esternare.
    In altri film questo aspetto ne è il filo conduttore. Editori, produttori creano ad arte situazioni di sofferenza, depressione, di dolore ai propri autori perché questi "sfornino" un ennesimo capolavoro che darà notorietà, fama e di conseguenza denaro alla casa. Spesso in questi casi si avvalgono della complicità di chi sta vicino all'autore in crisi e gli vuole bene come mogli, figli ecc. o inviando terze persone a complicare la loro vita, riuscendo però a raggiungere lo scopo... avere dal loro autore un lavoro di sicuro successo.
    La domanda rimane: è vero che il meglio di noi (pur non essendo io uno scrittore ma solo un raccontastorie) viene fuori solo quando proviamo forti emozioni naturali o addotte?
    Grazie
    Rosario

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    1. Direi che a questa domanda può rispondere solo ognuno di noi per esperienza personale. Per quanto mi riguarda, ci sono stati momenti molto duri in cui ho scritto molto e con intensità, a mio avviso immodesto erano anche cose buone. Quindi sento di poter dire che le emozioni forti sanno tirare fuori davvero il meglio nella scrittura. Nei periodi sereni forse sono in grado di ragionare meglio, di revisionare con lucidità e così via, ma la scrittura è anche più povera di emozioni, più fredda.
      Per contro però ho notato che lo stress e l'ansia sono grandi nemiche della scrittura.
      Ma tutto questo alla fine è soggettivo. Ognuno di noi potrebbe dire cose diverse, anzi sarebbe interessante sapere come ci poniamo su questo.
      Ho i miei dubbi però che qualcuno possa arrivare al punto di procurare dolore a un autore solo per fargli produrre un capolavoro... Se è così siamo alla follia.

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  14. Silvana Amadeo12 aprile 2017 17:37

    Non ho visto questo film. Ho visto invece di recente Paterson
    un autista con l'amore per la poesia e Genius in cui si vede il rapporto profondo e fin troppo coinvolgente tra uno scrittore e il suo editor.
    Tornando invece alla tematica di base ,cioè il mondo dello scrittore e il suo confronto con l'editoria, direi che ci riconosciamo scrittori quando amiamo quello che scriviamo e non potremmo fare a meno di scriverlo perché rappresenta il nostro mondo e non un manufatto a uso e consumo del mercato.
    Ma pazienza !Rassegniamoci alla vita mediocre al lavoro impiegatizio e quant'altro, sapendo che di tanto in tanto possiamo tornare al mondo in cui ci riconosciamo e che qualcuno potrà anche apprezzare.

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    1. Senza dubbio scrivere ciò che si ama rende la scrittura più intima e intensa. Io credo che il legame con i temi di cui si parla in un romanzo possa essere percepito da un lettore esterno attento.
      D'altra parte non sono sicura che basti questo amore per scatenare emozioni in chi legge. A volte mi sono capitate storie che sembravano comunque fredde e poco suggestive, pure se molto sentite da parte dell'autore. Come sempre forse serve un buon equilibrio tra gli elementi.

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  15. Non conosco questo film, ma pare buono. Non credo che farei qualunque cosa pur di ottenere qualcosa. A me interessa cercare di fare bene il mio mestiere, e basta. Non credo che chi scrive abbia una missione "speciale", e so che per esempio, tra 300 anni anche uno come Dostoevskij sarà dimenticato (o studiato solo da pochissimi appassionati). Io non sarò nemmeno nominato per sbaglio, ma non è questo il punto. Se hai un po' di talento lo devi usare al meglio, senza preoccuparti di gloria o altre fanfaluche.

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    1. E' così anche per me. Trovo assurdo inseguire una fama comunque effimera. Penso che il discorso possa essere applicato anche in piccolo, nel senso che pure senza arrivare a cose gravi come il plagio, troppo spesso si ricorre a mezzucci nel nome di una popolarità che ha la durata di un battito di ciglia. Dovremmo sforzarci di più di dare il meglio di noi nella scrittura, poi verrà quello che verrà.

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  16. Avevo visto il film quando uscì. Allora per me la scrittura era un capitolo chiuso dei miei desideri di ragazzo e ricordo che non mi piacque, al punto da dimenticarlo del tutto. Adesso leggendo il tuo post mi son ricordato di averlo scorto nuovamente in programmazione e l'ho appena rivisto.
    La trama non è avvincente. Nei film in cui si parla di scrittori e libri da loro pubblicati, mi piacerebbe vedere uno sforzo in più da parte degli sceneggiatori nel rendere la trama del libro raccontato più letteraria.
    Nonostante questo, in questa nuova visione, essendo maturato rispetto a qualche anno fa, credo che il tema portante, la scelta, il prezzo da pagare dello scrittore, sia ben tratteggiato.
    Scrivere è sempre una conquista che si nutre di rinunce. E quando si scopre, come lo scopre lo scrittore del secondo livello, di non essere ciò che pensava di essere, diventa difficile accettare che il proprio sogno è soltanto un castello di carte che si sgretola al soffio della concreta realtà. In lui, il desiderio d'essere scrittore, nonostante la mancanza di talento, diventa una necessità alla quale non può più sottrarsi.
    Ed è anche interessante, nel gioco di scatole cinesi, constatare come tutti e tre in fondo sono scrittori falliti.
    Quello del terzo livello aveva provato a scrivere senza risultati. E' riuscito a scrivere un capolavoro estemporaneo solo perché dettato dall'influsso del dolore. Poi ritentando non è più riuscito a scrivere.
    Lo scrittore del secondo livello non è in grado di scrivere la storia che sente d'avere dentro. E riesce a pubblicare le sue vere storie mediocri solo dopo il libro plagiato che gli ha dato la notorietà.
    Infine il primo scrittore, quello affermato, in realtà con questo suo libro confessa di derivare anche lui da un libro plagiato. Pertanto, tutti i suoi libri successivi, compreso quest'ultimo, sono solo lo specchio del suo esordio. Dentro di sé, sente l'amarezza di non essere appieno quel che avrebbe voluto essere.
    Il film crea un gioco di specchi suggestivo e che apre a interpretazioni interessanti.
    Riguardo a quel che penso del plagio... Mi sono sempre chiesto come facciano tanti aspiranti scrittori che inviano i loro manoscritti agli editori a dormire sonni tranquilli la notte.
    E se fra le tante spedizioni, anziché essere scelto dall'editore, il libro venisse plagiato?
    So che esistono servizi per rivendicarne la paternità. Si può ricorrere anche al deposito Siae o dal notaio, ma quanti lo fanno? Quanti inviano manoscritti a destra e a manca facendoli finire nelle mani di chiunque?
    E comunque non esiste solo il pericolo di plagio, esiste anche il pericolo di ispirazione. Riscrivere a parole proprie una storia analoga. Appropriarsi di scene e situazioni.
    Il mio romanzo giallo è il primo di sette romanzi della serie. Tutte le trame sono delineate. In teoria, pubblicato questo primo libro, per spingere i lettori a seguirmi sui social dovrei inserire a fine libro la trama del secondo romanzo. Ma la trama del secondo romanzo è così forte, così originale per la tipologia di serial killer, che suggerirla al vento, prima ancora che io abbia fisicamente scritto il libro, è un rischio che non mi azzardo di compiere. E se qualcun altro mi ruba l'idea e ci crea un romanzo giallo prima di me?
    So che la cosa pare esagerata, so che sembro afflitto da disturbi di persecuzione. Ma... come si dice dalle mie parti, meglio guardarsi le spalle, non si sa mai a cosa si va incontro. :D

    P.s. per rivendicare la paternità di un'opera, secondo la legge, basta rivendicarla, cioè dimostrare l'esistenza della stessa prima di chiunque altro. Io ad esempio, se dovessi mandare il mio manoscritto in giro per editori, prima lo pubblicherei ugualmente su Amazon. Così da avere Amazon come testimone dell'esistenza dell'opera. Lo so, lo so cosa diranno gli altri: selfer fino al midollo sei! Ma tant'è! ;)

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    1. Un'ottima analisi, soprattutto riguardo al discorso del fallimento. Di fatto è un film sotto molti aspetti cinico, nel senso che getta una luce impietosa proprio su chi ha un grande ardore per la scrittura ma non ha il talento per esprimerla. In questo senso io credo che al di là della trama o delle critiche che si possano fare alla sceneggiatura, valga la pena di vederlo per rifletterci su.
      Io penso che su questo aspetto nessuno di noi si soffermi mai. Tutti sentiamo senza esclusione di essere stati chiamati alla scrittura e percepiamo quasi come un diritto l'essere apprezzati. Ma il talento è un elemento diverso rispetto all'amore per la scrittura.
      Riguardo al plagio, ecco, questo è un tema complicato e capisco molto bene le tue ansie. Di recente ho pubblicato il testo su CreateSpace proprio per questo motivo e altrettanto vorrei fare con altri miei scritti. Purtroppo il plagio non è una leggenda metropolitana, perché ci sono casi di persone che hanno visto tutta la loro storia copiata, con nomi e luoghi cambiati. E a quel punto è difficile far valere i propri diritti. Quindi, sì, dobbiamo guardarci le spalle. E stiamo attenti anche a chi inviamo lo scritto prima di pubblicarlo. Sugli editori, io consiglio sempre di inviare solo una sinossi non troppo dettagliata e qualche capitolo. La trama del tuo secondo romanzo io al tuo posto non la condividerei... meglio un breve accenno e basta.

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  17. Lo sai che sei grande? Su un film che praticamente non è piaciuto a nessuno sei riuscita a scatenare un dibattito. Complimenti, ma dicci la verità, si tratta di tattica ne ;)?

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    1. Ahahahah! Mica è da tutti, eh?! A questo punto occorre che tu lo veda e dica la tua cara Elena :D

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  18. C'era un romanzo breve di Stephen King vagamente simile (Finestra segreta, giardino segreto), da cui hanno anche tratto un film con Johnny Depp. Sfortunatamente nonostante partisse bene e fosse abbastanza coinvolgente, poi un po' per volta si perde e il risultato finale è abbastanza scarso.

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    1. Non lo conosco. Spero che rispetto al film il romanzo avesse un finale più soddisfacente. A volte capita...

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