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“Mariotta, la quarta bambina” di Nadia Bertolani

Oggi voglio parlavi di un romanzo che mi ha fatto innamorare fin dalla prima pagina e che consiglierei senza indugi. E visto che ho la fortuna di conoscere l'autrice, ho pensato di proporle anche una piccola intervista.

“Mariotta, la quarta bambina” è uno di quei libri che, oltre a catturare l'attenzione fin dalla prima riga, ha il raro potere di lasciare una lunga eco, una volta terminato, con emozioni e descrizioni che continuano a risuonare dentro, come dotate di vita propria.

Al centro della storia c'è Fiammetta, una donna matura che convive con un passato che non riesce del tutto a inquadrare, ma che la tormenta ogni giorno e ogni notte. Sepolto nel suo subconscio c'è un mistero che affonda le radici nell'infanzia, in una cittadina, Torralta, che ha lasciato molti anni prima.
Il destino conduce però Fiammetta a fare ritorno proprio a Torralta. Saranno tre giorni intensi, al fianco del marito Nicola, un uomo paziente e dolce soprannominato Scudiero, che la costringeranno ad affrontare cose smarrite e persone perdute, fino a “stanare” la verità. Un percorso dal buio fino alla chiarezza ritrovata. Ma, come recita anche il prologo del libro... Non farti, ingannare, non farti ingannare. Non tutto è cioè come ci si aspetterebbe.

Una storia di suspense psicologica fatta di chiaroscuri, luci e ombre, realtà e immaginazione, dolce e dura insieme, in cui il lettore è trascinato in una spirale di momenti lontani che si alternano con il presente, visti dagli occhi necessariamente parziali della protagonista.

Si tratta di un romanzo estremamente ricco, per la scrittura elegante, colta, ma molto accattivante e scorrevole, così anche per la complessità del mondo creato e dell'analisi dei personaggi. Un libro di introspezione psicologica ma anche di tensione, che ti porta a scorrere pagina dopo pagina con il fiato sospeso. Da leggere, senza alcuna riserva.

L'autrice di questo romanzo, Nadia Bertolani, è stata mia ospite in un'altra occasione, quando ha vestito i panni della protagonista di un altro suo affascinante romanzo, Di pietra e di luna.

Oggi ho il piacere di averla ancora qui per farci raccontare qualcosa di più del suo “Mariotta, la quarta bambina”.

1) Prima di tutto benvenuta, Nadia. Vorrei partire parlando dell'ambientazione di questo romanzo. I luoghi dove si svolgono gli eventi è Torralta, una cittadina di fantasia, eppure così reale nelle tue descrizioni, come anche la fantomatica Torre del Castello, il luogo chiave dei terribili ricordi di Fiammetta. A cosa ti sei ispirata per crearli, evocano posti esistenti?

Al tuo benvenuto rispondo con un caloroso ringraziamento; è per me un onore comparire nel tuo blog che seguo sempre con grande interesse. Quanto alla tua domanda, ti rivelo che è una mia costante scompigliare i luoghi ai quali mi ispiro, rimpicciolire gli spazi, inventare i nomi delle strade: Torralta è la deformazione fantastica di Mantova, la Torre del Castello è una delle tante che movimentano lo skyline della città e il giardino dove trascorrono l’estate le bambine, pur mantenendo il suo aspetto, è stato caricato di suggestioni visionarie; chi visita Mantova lo può identificare in quella Piazza Lega Lombarda che ai miei tempi e forse ancora oggi viene chiamato Piazza Pallone.

2) Qual è la motivazione alla base di questa scelta di creare luoghi immaginari come sfondo alle tue storie?

La ragione principale risiede nella mia scrittura che è lontanissima da intenti e connotati realistici; non che io non ami la letteratura verista, ma mi è più congeniale sottrarre alla realtà luoghi e personaggi. Più che di una consapevole scelta stilistica, si tratta di una congenita propensione al vago e all’indistinto che Leopardi insegna essere la chiave principale per entrare nella dimensione poetica. Persino nel mio primo romanzo, L’uccellino di Maeterlinck, più legato alla Storia e a vicende “vere”, ho sentito fortissima la spinta a deformarle in chiave metaforica.

3) Passando alla vicenda vera e propria, “Mariotta, la quarta bambina” cammina in bilico tra un passato avvolto nel mistero e un presente incalzante. E sembra volerci dire in ogni istante che per quanto si possa tentare, non si sfugge al passato, che prima o poi dobbiamo affrontare ciò che ci ha segnato. Cito Sören Kierkegaard: “Il ricordo è un traditore che ferisce alle spalle”. Sei d'accordo con questa affermazione?

Sì, molto d’accordo. I ricordi, veri o falsi che siano, non ci appartengono del tutto: dorme dentro di noi una dimensione temporale che ci illudiamo sia “davvero” il nostro vissuto ma che è infida e ribelle ai nostri desideri. Voler ricordare o al contrario voler dimenticare è soltanto una nostra intenzione votata spesso al fallimento. Il nostro passato in realtà è plurale: sono numerose le stanze della vita che ci siamo lasciati alle spalle e la cosa straordinaria è che non si aprono allo stesso modo, che alcune sono pericolose, altre consolanti, ma tutte ingannevoli. Tradurre il passato al presente è impresa titanica e meravigliosa. Ma chi racconta è sempre menzognero.

4) Una cosa che mi ha colpito molto, mentre leggevo il tuo romanzo, è stata la grande presenza di simboli, figure misteriose, filastrocche, favole, che pongono le vicende in una dimensione onirica e fantastica, insieme alla stessa prosa che hai scelto per raccontarle. Anche alcuni momenti particolarmente crudi vengono come velati da questa atmosfera. Ti va di dirci di più di questo elemento?

La vita è sogno e forse lo è anche la scrittura. In “Mariotta, la quarta bambina” il mondo favoloso dell’infanzia che emerge dal passato è per forza di cose indistinto e deformato: il bambino-nano e la Donna Nera  non hanno una spiegazione razionale perché i bambini interpretano la realtà secondo le regole della fantasia. Anche la protagonista, Fiammetta, è prigioniera di questo modo di intendere la vita e il suo incontro violento con Riccardo la coglie in uno stato d’animo di completa estraneità al mondo e non è un caso che si alluda al teatro e ai suoi inganni per raccontare un episodio effettivamente brutale né è un caso che Fiammetta abbia sposato uno scrittore di favole; questo la dice lunga sul suo continuo oscillare tra il terreno dell’infanzia e quello di una maturità mai raggiunta. Quanto alla mia scrittura così poco denotativa, va reso un tributo a Ingeborg Bachmann e alle sue pagine che mi hanno fatto innamorare.

5) “Mariotta, la quarta bambina” però, secondo me, è anche uno spaccato sociale, mostrato attraverso i ricordi d'infanzia di Fiammetta. Un'epoca intera viene ricreata con personaggi, consuetudini, tradizioni, gesti. C'è qualcosa di autobiografico in questi squarci?

Hai ragione, sei una lettrice attenta. Gli anni Cinquanta sono lo sfondo scenico della vita delle bambine (le mamme con la permanente, ricordi?), mentre gli anni universitari di Fiammetta sono quelli della Contestazione. Naturalmente, con gli aggiustamenti opportuni, il clima rievocato costituisce la quinta teatrale della mia generazione.

6) Mi piacerebbe molto conoscere qualche retroscena della scrittura di questa storia e del percorso  che ti ha portato a raccontarla. E in generale sono molto curiosa di sbirciare nel processo creativo che ti porta a creare queste bellissime storie!

Ecco, questa è una domanda veramente difficile per chi, come me, non comincia mai a scrivere secondo un piano o un progetto già delineato. A suscitarmi il desiderio di raccontare sono spesso le immagini: la bambina che guarda il mare, ritratta di spalle da Latino Barilli, o la fotografia della Alice di Carrol mi hanno influenzato moltissimo nell’ideazione della “bambina assorta” che compare come figurina di contorno in “Brumby” e che trova il suo compimento in “Mariotta”. Anche quando racconto di donne e di uomini “adulti”, sottolineo in loro quel che di inespresso rimane nel loro carattere, quella promessa di svolgimento, quel non concluso che è connaturato alla condizione dell’infanzia. Questo mi piace: raccontare gli stupori, le ingenuità, le rabbie ribelli o le inquietudini che tormentano i personaggi, i loro segreti, i loro sensi di colpa. E non c’è nulla più dell’infanzia che corrisponda a questa sospensione. Scrivo partendo da un’immagine o, nel caso di “Mariotta, la quarta bambina”, da una filastrocca che mi è venuta in mente così, quasi per gioco. Sono poi i personaggi a impormi il loro cammino, ma solo dopo molti tentativi e innumerevoli prove di scrittura. Neppure il finale della storia è scontato dall’inizio ma arriva come un’illuminazione. Insomma, non sono un esempio da seguire e sono certa che nessun maestro di scrittura creativa mi promuoverebbe.

7) ... ma di sicuro ti promuoviamo noi lettori! Ti va infine di svelarci se in questo periodo stai lavorando a qualche romanzo?

Attualmente sto pensando a un romanzo che ha al proprio centro il tema del silenzio: un labirinto di siepi, una donna che ha perduto la voce, la percezione di una catastrofe imminente… Ma ci vorrà tempo. Molto tempo.

* * *

Ringrazio molto Nadia Bertolani per essere stata con noi. Ed ecco tutte le info sul suo romanzo.

Sinossi:

Fiammetta ha perduto i ricordi dell'infanzia ed è afflitta da un incubo ricorrente dal quale né il dottor Baum né il marito Nicola sanno liberarla. Scrittore di favole, arguto e comprensivo, Nicola la convince a tornare nella sua città natale con il pretesto di un Premio Letterario alla carriera. Nell'arco di tre giornate, l'ultima delle quali una caldissima e onirica Estate di San Martino, Fiammetta ha un drammatico incontro con Riccardo, un amore dei tempi dell'Università, e recupera parzialmente la memoria: affiorano dal passato le bambine Elisa, Giovanna e Mariotta, il linguaggio cifrato del "PA", la Torre del Castello sempre chiusa a chiave, il bambino nano e la donna nera. In un gioco pericoloso in cui realtà e fantasia si scambiano le parti, Fiammetta ritroverà se stessa. Forse.

Dove trovarlo:

Ilmiolibro (cartaceo o ebook), La Feltrinelli (cartaceo).

Biografia autrice:

Nadia Bertolani, nata a Mantova, vive e scrive in provincia di Parma. Ha insegnato Lettere nell’Istituto d’Arte di Parma e ha scritto pagine di critica per i cataloghi di alcuni amici pittori.
Nel 2002 ha pubblicato il suo primo romanzo “L’uccellino di Maeterlinck”, Tre Lune edizioni.
“Di pietra e di luna”, 2011 e “Brumby, l’orizzonte degli eventi”, 2012, sono presenti sul sito ilmiolibro.it.
Vincitrice della Seconda Edizione del Concorso “La Parola alle Donne” con il racconto “Toccata e fuga”, terza classificata alla Decima Edizione del Premio “Il Delfino” con “Oroscopi nella notte e un mucchietto di sabbia”, è stata segnalata al Concorso “Guido Gozzano” per “Il Bar del Porto e la fatamorgana”. Il suo ultimo romanzo “Mariotta, la quarta bambina” è stato pubblicato sul sito ilmiolibro.it nel 2015.
Non ha davanti a sé tempo sufficiente per nutrire ambizioni, eppure continua a scrivere.

Commenti

  1. Da questo post e dalla relativa intervista ho tratto spunti molto interessanti. Mi ha fatto riflettere l'ambientazione "immaginaria", che tuttavia trae spunti dalla realtà, in connessione con l'aspetto fantastico e quasi fiabesco della trama. Mi ha molto incuriosita. Complimenti all'autrice e grazie a Maria Teresa per avercela fatta conoscere.

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    1. Grazie Silvia, ne sono contenta. La combinazione di realtà e immaginazione è uno degli aspetti più affascinanti del romanzo, anche se spiegarlo a parole probabilmente non rende a sufficienza l'effetto che si prova leggendo.

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  2. Grazie a Silvia e a tutti i lettori creativi come lei, ma soprattutto grazie a Maria Teresa che nel suo blog si rivela una preziosa "assistente" letteraria e che nelle pagine che scrive lascia in eredità molto di sé ed è un "molto" prezioso!

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    1. Grazie Nadia, sei sempre gentile! Averti di nuovo qui è stato un piacere, spero di cuore che questa sia l'occasione per altri di conoscere le tue opere.

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  3. Mi piacciono molto le tue interviste (e se lo dico io, puoi crederci) Sei riuscita a far parlare l'autrice sia di sé stessa che delle sue opere.
    E non è una cosa facile quando si intervista, quindi: complimenti!

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    1. Detto da un esperto in interviste è un grande complimento, grazie Nick!
      Vero che intervistare non è cosa facile, in modo particolare quando si tratta di libri così sfaccettati. C'è sempre il timore di non riuscire a cogliere tutto o di fare domande poco adatte a comprenderlo.

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  4. Bella l'intervista e bella anche la storia scritta da te, Nadia.
    Mi è piaciuto molto come hai descritto il tuo processo creativo, che nasce da spunti talvolta del tutto casuali.
    E poi è vero, forse manca il tempo per coltivare sogni ambiziosi, ma quello per scrivere è infinito. Approfittiamone. :)

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    1. Grazie Marina. Per quanto mi riguarda è sempre bello scoprire il processo creativo degli scrittori, anche se mi rendo conto che nella maggior parte dei casi resta un aspetto difficile da analizzare e razionalizzare.

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    2. Grazie Marina, hai ragione, che cosa ce ne facciamo dell'ambizione? Meglio, molto meglio scavare e riportare in superficie qualcosa che forse dirà molto di noi.

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  5. Splendido romanzo e profonda, interessante intervista. Seguo l'autrice sin dal suo primo "Di pietra e di luna" e le atmosfere oniriche che pone nei suoi romanzi, dove la realtà sembra sfaldarsi a ogni passo, sono uno degli elementi di maggior fascino delle sue narrazioni, come fosse un marchio di fabbrica. Una storia che potrebbe appartenere a tutti come quella di "Mariotta, la quarta bambina" diventa uno squarcio verso una sorta di esistenza parallela dove ogni cosa è possibile. Di Nadia mi piace molto lo stile elegante e colto, e mai pesante. Insomma, mi accodo a Maria Teresa e consiglio davvero di cuore la lettura del romanzo! Infine quel che dice Nadia nella sua biografia è saggio, scriviamo e "non ci curiam di lor...".

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    1. Grazie, Cristina, bella descrizione quella che hai fatto, soprattutto quando dici "... dove la realtà sembra sfaldarsi a ogni passo". E' proprio così :)

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  6. Molto interessante questa intervista. La cosa che colpisce subito è la copertina che trovo davvero bella e molto evocativa della storia e mi ha subito incuriosito. Mi piace molto scoprire in questa intervista che il processo di scrittura di Nadia assomigli al mio, anch'io mi lascio guidare dai personaggi, nonostante tenti di impostare schemi e strutture. Alla fine sono sempre i personaggi che vincono. Grazie a Maria Teresa per avermi fatto conoscere questa autrice.

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    1. Nadia ti potrà confermare che la copertina in realtà era un'altra nella prima edizione (io ho quella). Comunque anche la prima era molto particolare e suggestiva, forse anche di più, per quanto questa sia più in linea con il marketing e più attraente a colpo d'occhio.
      Hai ragione, sono sempre i personaggi ad avere la meglio, è un qualcosa di misterioso difficile da spiegare per chi non scrive :)

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  7. L'articolo è molto interessante, sia per il modo in cui è scritto, sia per il contenuto! Mi piace il tuo modo di recensire libri e mi hai fatto venir voglia di leggerlo! Vorrei riuscire anche io a scrivere così! Una volta mi hanno detto che avevo scritto una recensione troppo piatta e priva di pathos (in realtà era il libro che non mi era proprio piaciuto...). Perché non scrivi un articolo in cui dai consigli su come recensire in modo bello un libro brutto? Ahahah :') scusa per la divagazione e complimenti per il blog (e complimenti alla scrittrice per il libro, la storia mi affascina molto).

    (Gaia)

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    1. Grazie Gaia per tutto quello che hai detto :) Io penso che se un libro ci è piaciuto viene anche facile parlarne. Quanto all'articolo per dare consigli su come recensire, sai io in realtà non mi sento granché brava in questa attività. Cerco di dare una mia opinione, ma ho letto recensioni di gran lunga migliori delle mie! Non è facile secondo me andare oltre la semplice opinione personale, qualcuno ci riesce, ma è un compito più impegnativo di quanto possa sembrare. In ogni caso potrebbe essere interessante confrontarsi sull'argomento, dunque grazie per il suggerimento!

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  8. Bellissima intervista, complimenti. Sapresti consigliarmi qualche libro della stessa autrice?

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    1. Grazie Alessia. "Di pietra e di luna" è un altro suo bel libro, c'è un link nell'intervista se vuoi dare un'occhiata.

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