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Io, la scrittura e il resto del mondo

Il mago Wiz di Johnny Hart e Brant Parker

Prendo spunto da Chiara che in un post recente ha raccontato di come si rapportano alla sua scrittura le persone che la circondano. Condivido la sua premessa: questa passione ci mette in una condizione particolare, non sempre capita, non sempre approvata, spesso fraintesa. Ciò nonostante abbiamo bisogno del sostegno di chi condivide e comprende la nostra mania scrittoria. D'altra parte, se così non fosse non avremmo un blog per parlarne, no?

Il mio laboratorio segreto


Le riflessioni di Chiara mi hanno portata a interrogarmi non tanto su come vive il resto del mondo il fatto che io scriva – cosa che mi interessa fino a un certo punto – quanto piuttosto su come mi rapporti io con il resto del mondo su questo.

Devo dire che per natura non sono portata a parlare spesso di quello che scrivo, anzi. Concepisco la scrittura come una faccenda molto privata, da tenere al riparo da sguardi indiscreti. Quando ho in corso un romanzo mi comporto come uno scienziato pazzo che si rifugia in cantina per i suoi esperimenti, chiudendo la porta con un lucchetto e mantenendo il riserbo sulle cose bizzarre che vi accadono. Per me è così: ho bisogno di elaborare la storia dentro di me, difficilmente riesco a parlarne con chi mi circonda. Mio marito ormai si è rassegnato alle laconiche risposte che do a domande come: “Di che parla questo romanzo?” e sue varianti.

Resto sconcertata quando sento dire che alcuni autori condividono fin dalla prima pagina i loro scritti con i beta-reader o addirittura regolano le svolte della trama in base a consigli esterni. Non credo potrei mai riuscirci: sarebbe come aprire ai visitatori il laboratorio e mettere a repentaglio il delicato equilibrio in cui si trova. Potrebbe perfino esserci un'esplosione!

L'ambiente protetto del blog


Ma allora, come la mettiamo con il fatto di scrivere un blog? In effetti, fin da subito è stata una novità per me, un campo inesplorato. Scrivere post come quelli sugli errori o sull'ultimo romanzo è stato strano, ma sono contenta di averlo fatto. Anzi, ogni commento che ricevo in post così personali, mi stupisce moltissimo!

Ancora oggi ho difficoltà a parlare delle mie storie, ma ho avuto modo di sperimentare quanto sia bello condividere con qualcuno ciò che succede nella “cantina”. Credo che frequentare on-line persone per parlare di scrittura sia diverso rispetto a ciò che accade nella vita reale. I fraintendimenti sono sempre possibili, ma di base c'è una certa comprensione, una comunanza di intenti che rende la comunicazione diversa.
Questo ci mette in una condizione particolare, quasi cospiratoria, non trovate?

Il sostegno di chi mi sta accanto


Bisogna però sottolineare che se non avessi avuto da sempre l'appoggio di chi mi circonda, non avrei neppure questa “cantina”dove elaborare le storie. Visto che ho sempre avuto la mania di scribacchiare, i miei genitori ci sono abituati e mi hanno sempre appoggiato e apprezzato. Di scrittura parlo ogni tanto con mio fratello (che scrive anche lui) anche se finiamo quasi sempre per battibeccare di editoria, fino a vere e proprie furiose discussioni.

Come ho detto spesso, mio marito mi ha sempre sostenuto e mi fa da volentieri da cavia. Rispetta i momenti sacri in cui sono al pc, anche se ogni tanto manifesta un po' di gelosia, soprattutto quando passo molto tempo dietro al blog, uscendosene con frasi come: “Stai parlando con i tuoi amichetti?”.
Non so ovviamente come reagirebbe se cominciassi ad esagerare, ma al momento direi che la scrittura non è un ostacolo tra noi.

Le incomprensioni


Trovo che avere il benestare e l'incoraggiamento di chi ci circonda sia una fortuna, anche se ho riscontrato che le persone non sempre comprendono questa attività.

Spesso gli attriti nascono con chi non sa quanto sia difficile farsi pubblicare da un buon editore o anche solo farsi conoscere. La maggior parte di amici e conoscenti pensa che un editore valga l'altro, e in alcuni casi dà per scontato che gli esordienti debbano pagare per ottenere risultati. Avere a che fare con certe opinioni è fastidioso, così come quando persone che non sanno niente del mondo editoriale danno giudizi tout court. Né mi piacciono le opinioni nero-bianco sull'editoria, credo che la realtà sia sempre sfumata.

Molti, poi, pensano che chi pubblica abbia una pila di libri in omaggio. Ed è antipatico quando qualcuno che conosci appena pretenda una copia in regalo.

Chi non scrive, inoltre, ha sempre qualche perla di saggezza da elargire, e anche questo lo eviterei volentieri. Non mi piace quando le persone si prodigano nel dirmi cosa esattamente devo scrivere o quali personaggi usare. Addirittura c'è stato chi voleva che mi ispirassi alla sua biografia!

Un'altra cosa che tollero poco è quando qualcuno fa commenti sui miei tempi di scrittura. Di solito è chi non ha mai scritto una sola riga in vita sua e pensa che i testi compaiano per magia...

Come vedete, non sono tutte rose e fiori. Apprezzo molto chi mi incoraggia e rispetta la mia passione, ma ahimè non è sempre così.

E per voi com'è questo rapporto? Amate parlare di ciò che scrivete o lo tenete per voi?

Commenti

  1. Mettendo assieme questo e il post di Chiara, ne traggo un'ulteriore conclusione: scrivere è un "soliloquio" e qualsiasi forma di relazione col mondo, sia durante che dopo la chiusura di un testo, è sempre in qualche modo "problematica".

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    1. Sì, penso anche io lo stesso. Scrivere resta un'attività solitaria, per quanto possa essere bello condividerne gioie e dolori. Dopo la chiusura di un testo, poi, lo avverti più che mai.

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  2. Quando avevo abbozzato il romanzo dopo tanti anni di silenzio ti avevo mandato qualche pagina per avere un feedback e quasi me ne vergogno, perché sono cambiata molto da allora, forse avrei dovuto aspettare. Ora Marina mi sta dando una mano con le bozze, ma la cosa non condiziona assolutamente la mia gestione della trama perché sono piuttosto autonoma su questo. E poi, a essere sincera, non mi ha fatto alcuna critica finora.
    Fra le incomprensioni che citi, mi vengono in mente le lezioncine saputelle di chi vorrebbe suggerire le storie da scrivere: "hai mai pensato di...?" un pugno, subito!
    P.S. Grazie per la citazione! :)

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    1. Non dire così, non c'è niente di cui vergognarsi. Se poi dici che sei molto cambiata, sarai diventata bravissima!
      Sappiamo bene comunque quanto siano importanti i feedback :) Al di là degli "hai mai pensato di...", ovviamente!

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  3. A me è utile far leggere fin da subito quello che scrivo a qualche persona fidata, perché se dicono che non funziona (e mio marito, per fortuna, non ha remore a farlo), allora davvero non funziona...
    Per il resto mi irritano i guru della scrittura, quelli che si approcciano come profeti che dalla sommità della loro gloria elargiscono pillole di saggezza o quelli che "ma come fai se non...". Al 90% poi scavi e vai a scoprire che hanno pagato, e caro, per pubblicare...

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    1. Ecco, questa è una cosa che non riesco a fare: far leggere le cose da subito. Non ti senti meno libera? Come fai a regolarti su quali consigli accogliere e quali no?
      Le pillole di saggezza sono sempre antipatiche, un po' come i giudizi "bianco-nero".

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    2. Tendenzialmente non mi danno consigli. Mi dicono funziona oppure non funziona. Sono lettori forti e raffinati, quindi se mi dicono che non funziona, al 90% c'è effettivamente qualcosa che non va.

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  4. Non mi piace parlare molto di ciò che sto scrivendo - penso sempre che non gliene frega a nessuno - però trovo utile parlare delle difficoltà incontrate o delle soluzioni trovate, perché penso che siano articoli utili a chi scrive.
    Mettermi a raccontare di cosa parla il mio romanzo non mi sembra utile né interessante per i lettori. Fossi uno scrittore famoso allora sì, ma adesso proprio no. Se dovessi pubblicare il romanzo, ovviamente lo segnalerei nel blog, parlandone.

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    1. L'idea che non gliene freghi niente a nessuno di quello che scrivo ce l'ho anche io. Magari però ci sbagliamo, forse un po' di curiosità si può suscitare. Sicuramente difficoltà e soluzioni sono utili a tutti.
      A proposito, ma di cosa parla il romanzo che stai scrivendo? :D

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  5. Visto che cambio continuamente soggetto narrativo, forse dovrei parlare meno di quello che sto scrivendo... ;)

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    1. Tu infatti ci fai diventare matti... ora che stai scrivendo per esempio? Io sono rimasta al romanzo rosa, ma forse sono rimasta indietro e sei già passato alla fantascienza :)

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  6. Per me è fondamentale che qualcuno legga subito quello che ho scritto. Non mi interessa tanto ciò che mi ha portato a scrivere, l'atto dello scrivere, ma solo quello che resta e cioè la pagina per l'appunto.
    Accetto i consigli di scrittura anche se a dire il vero in un blog preferirei di più che si parlasse di editoria, di esperienze avute con il settore etc perchè di solito sono queste le cose che interessano maggiormente chi scrive. Scambiarsi questo tipo di esperienze aiuta a smascherare gli editori "fasulli", le agenzie che spillano solo soldi e così via. Odio i corsi di scrittura creativa perchè sono un controsenso: la creatività non ha schemi, non si può imbrigliare.
    Una volta lessi su di un blog: "Il peggior modo di iniziare un incipit è quello di richiamarsi al tempo atmosferico. It was a stromy and dark night: mai iniziare un libro così."
    Poi su di un altro: "L'incipit che funziona sempre è quello di richiamarsi al tempo atmosferico, è un classico."
    Ma allora, come è meglio iniziare un libro ?
    Come sentiamo di farlo.

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    1. I consigli sono sempre un'arma a doppio taglio, perché ciò che vale per qualcuno (o per un tipo di romanzo) non vale per un altro. Di fatto sono argomenti di cui non si dovrebbe parlare, come leggevo da qualche parte (poi vado a ripescare la citazione).
      Invece, discutere di editoria personalmente mi ha stancato. Mi sembrano argomenti su cui ognuno ha le sue idee e non si trova mai il modo di parlarne con serenità. Certo, uno scambio di esperienze è un'altra cosa, quello è sicuramente utile.

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  7. E' davvero strano, ma il mondo della scrittura, quello che mi rappresenta di più, lo condivido con pochissimi; non so perché ma mi è difficile aprirmi. Forse dipende dal mio essere riservata, spero di cambiare, sono sicura che mi aiuterebbe molto parlarne ^_^

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    1. Il carattere ha il suo peso in questa cosa, anche io sono riservata e di conseguenza non mi viene spontaneo parlare di ciò che faccio o non faccio. Ognuno poi trova la strada giusta, magari per noi funziona così.

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  8. La scrittura è un mio "vizio privato" che condivido solo anonimamente con altri "perversi" come me
    ;-)
    Anche perché ho notato che in generale chi scrive senza pubblicare in modo ufficiale (con tanto di presentazione del libro in una libreria, anche pubblicato a pagamento con un tipografo locale) non viene preso sul serio. E io sono molto suscettibile ;-)

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    1. Sì, là fuori ci sono tanti pregiudizi. Anche qua dentro, ma di certo chi non ha esperienza diretta ha idee ancora più radicali. Quindi nessuno sa nulla di questo tuo alter ego scrittorio?

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    2. Beh, i famigliari stretti lo sanno, a loro è impossibile nasconderlo. Però, per dire, parenti di secondo grado, colleghi di lavoro, conoscenti vari sono all'oscuro... A nessuno dico mai nulla della mia passione scrittoria, e anche i famigliari stretti che "sanno" non hanno letto praticamente nulla di quel che scrivo.

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  9. Non è facile parlare di ciò che scrivi, soprattutto con gente che non ha la stessa passione e che non si rende conto fino in fondo di cosa significhi farlo. Io riesco a dire giusto il genere. Quando mi sbottono tanto, ma tanto tanto, aggiungo il posto in cui è ambientato. Sono un po' parca, quanto a informazioni. :D

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    1. Anche tu hai scelto l'anonimato, quindi immagino che ritieni la scrittura un'attività da non condividere. Chissà, forse è un'idea buona, ci avevo pensato anche io anni fa.

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  10. Per me la scrittura è una forma privata. Non sono per nulla attratto dal farmi leggere o nel cercare gratificazioni per quel che scrivo. Quando ho dato il manoscritto all’editor mi sono sentito nudo, violato nella mai intimità. Eppure so che è necessario pubblicare. Soprattutto perché se nella vita occorre sprecare il proprio tempo per lavorare, credo che sia doveroso tentate di lavorare sì, ma scrivendo la pagina più appagante, quella dei propri sogni. Senza entrare nel merito di quanto sia difficile vivere di scrittura, credo che ciascuno debba avere almeno la presunzione di provarci.
    Sono cresciuto in un contesto privo di stimoli e nella mia giovinezza sono stato biasimato più volte perché avevo la fissazione della lettura e della scrittura. Credo che questa formazione abbia inciso nel tenere gli altri distanti da quel che scrivo. Mi ritrovo spesso a parlare di self publishing o marketing. Ma in fondo non me ne frega granché. Queste sono solo nozioni concrete per svolgere le cose. La vita mi ha imposto a pensare così perché non potevo percorrere la strada che più mi si confaceva, quella del sognatore.

    A proposito di self. Vado ot perché ho letto il tuo commento su Helgado. Credo che l’approccio di voler capire come muoversi sia il migliore. Non esistono regole certe, ma quelle giuste per il singolo caso. Dare l’esclusività ad Amazon ha parecchi pro e qualche contro. Ma soprattutto nelle scelte tieni in conto gli obiettivi. Su Amazon sono sostanzialmente 2+1: Il primo ricevere recensioni. Il secondo entrare nelle classifiche di genere e generale. Le recensioni danno autorevolezza. Le classifiche come tutte le classifiche spingono a comprare. Il +1 come obiettivo è entrare nelle grazie dell’algoritmo di Amazon. L’algoritmo che associa il libro nei consigli su cosa acquistare. E Amazon non ha nessuna puzza sotto al naso. È capace se lo ritiene valido di associare il tuo romanzo a chi sta guardando un Stephen King o un Philip Roth.
    Questo per semplificare sulle mie valutazioni sul self, che comunque possono anche essere erronee. Si sa, nessuno è perfetto. ;)

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    1. Grazie mille Marco per le informazioni. Mi sembrano osservazioni utili, di cui terrò conto senza meno. Sì, sto cercando di orientarmi in questo mondo e capire quali sono le scelte migliori da fare. Magari errori ne farò lo stesso, ma almeno ho cercato di capire cosa mi aspetta!
      Sono d'accordo con quanto dici sulla scrittura privata e capisco anche la tua sensazione. Quando affidi la tua opera a qualcuno per la prima volta, questa non è più una cosa solo tua. Spero con il tempo di farci l'abitudine, per ora anche io provo lo stesso.

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  11. Argomento interessante e maledetto. Io non riesco a ritagliarmi uno spazio, proprio non ce la faccio. E non mi sento neanche legittimata a richiederlo, perché dire "Lasciatemi stare per un po', che devo scrivere" mi pare... non lo so. Mi imbarazza chiederlo, come se mi credessi già scrittorA. Fisime orride di cui mi devo assolutamente disfare, ogni volta che apro word mi chiamano al telefono per tenermici almeno una decina di minuti °__° è una maledizione.

    >>Non mi piace quando le persone si prodigano nel dirmi cosa esattamente devo scrivere o quali personaggi usare.
    Mi dichiaro colpevole, io solo da poco ho imparato a frenarmi. Penso che sia più una tendenza di chi scrive, piuttosto che di chi non scrive, quella di mettere becco nei personaggi e nelle situazioni. Ho un'amica che non so come abbia fatto a sopportarmi per tutto questo tempo senza sbottare ogni volta che parlavamo delle sue storie, non so perché diamine cercassi di metterci del mio.

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    1. Ciao e benvenuta!
      Anche per me chiedere questi spazi è strano, anzi mi mette un po' a disagio a volte dire a chi non conosco che ho "bisogno" di scrivere. Forse perché all'esterno non sembra un'attività seria e degna di rispetto. Non so se è per il fatto che scriviamo in tanti. Però le persone con cui convivi secondo me vanno educate a rispettare questa esigenza, magari con santa pazienza si può far capire quanto sia importante per noi.
      Eh sì, tutti abbiamo un po' questa mania di mettere becco nelle storie altrui :)

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    2. Forse perché la scrittura è un'attività che viene vista come super-artistica, e chiedere spazio significa pure darsi un tono da intellettualoni che ricercano la pace dal rumore del volgo etc, oppure come pura fuffaggine.
      Eh, prima o poi dovrò spiegarlo chiaramente che se la porta è chiusa, tale deve rimanere .__.

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  12. Non ho nessuna difficoltà a parlare di quello che sto scrivendo, ma dev'esserci un rapporto speciale con la persona che mi sta di fronte: dev'essere cioè un'amicizia consolidata. Non basta che l'altro scriva, occorre una corrente di simpatia e interesse per questa tua strampalata attività. Per fortuna ho moltissime amicizie in questo senso. E' anche bello quando ti chiedono: "Quando potrò leggere il prossimo romanzo?"

    Con gli estranei invece mi sento sempre un po' in imbarazzo, come se fosse un'attività al limite della legalità di cui è meglio non parlare troppo!

    I miei genitori non hanno mai avuto nulla da ridire sul fatto che scrivessi, anzi: pur non essendo persone cosiddette "colte", avevano entrambi un'intelligenza del cuore, che derivava dal loro affetto nei miei confronti. Mio marito non mi ha mai ostacolato, e ho potuto sempre ricavare i miei spazi. Del resto ha sempre saputo che me li sarei presa comunque, avendo un carattere forte. Fino a qualche tempo fa però non leggeva i manoscritti, forse perché spaventato dalla mole e dal genere; ora li legge regolarmente e mi dà consigli molto sensati. Mio figlio non ha mai letto una sola riga di quello che ho scritto. Questo un po' mi dispiace, ma non voglio forzarlo.

    Mi hai fatto ridere con la frase sugli "amichetti"!

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    1. Magari tuoi figlio legge di nascosto i tuoi libri ma non te lo dirà mai! :)
      Vedi, il fatto che tuo marito abbia cambiato atteggiamento mi sembra un buon segno, anche per quello che dicevo su. Ci vuole tempo per far capire l'esigenza di avere il nostro spazio sacro.
      Per il resto è importante avere con chi parlarne, sono d'accordo. Pochi ma buoni :)

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  13. Non è proprio un rapporto facile, quello con il mondo. Mio marito e mio figlio mi appoggiano da anni, ma nel tempo il loro atteggiamento è cambiato: se prima pensavano che avrei sfondato in poco tempo, adesso il loro entusiasmo si è ridimensionato, e così il loro interesse. Se a questo unisci il fatto che io stessa cerco meno sostegno all'esterno, il risultato è che non se ne parla quasi. Insomma, nessuno mi intralcia, a parte qualche occhiata di traverso per la mia assenza dai lavori di casa, ma nessuno mi domanda cosa sto facendo, a che punto sono, come prendo le varie vicissitudini. Mi piacerebbe! Anche per questo - ma non solo - parlare con i colleghi via blog è molto gratificante. :)

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    1. Ho riscontrato anche io che con il tempo l'entusiasmo tende a scemare. Non solo noi che scriviamo, ma anche chi ci sta intorno si scontra con la realtà.
      Sì, sarebbe bello riuscire a ottenere l'attenzione di cui parli nella "vita reale", purtroppo temo che per ora dovremo "accontentarci" di parlare della nostra scrittura solo in ambito virtuale. Ma non è affatto una cosa da poco! :)

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  14. Rispondo volentieri alla tua domanda perché in questi giorni ho potuto confrontarmi con due care amiche che mi hanno chiesto delucidazioni sui miei progressi col romanzo. Parlarne mi ha fatto bene, sia emotivamente sia per schiarirmi le idee su a che punto sono e quali saranno i passi successivi da affrontare.
    A un'amica ho raccontato la trama perché ne controllasse la validità legale (lei è avvocato) ma non ho permesso all'altra di ascoltare, perché invece vorrei che leggesse le bozze una volta finita la revisione. Una terza amica, scrittrice, in questi mesi ha letto le bozze della prima stesura.
    A parte loro, nessuno sa nulla del libro, nemmeno il titolo. Dico solo che parla di viaggi e amicizie (anche perché non saprei come altro descriverlo). Non potrei mai far leggere a chiunque le bozze, chi mi chiede di leggere quel che ha scritto dopo tre giorni che ha cominciato a buttar giù un'idea mi fa scuotere la testa incredula.

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    1. Parlarne fa bene, hai ragione. Ho verificato anche io che a volte basta confrontarsi con qualcuno perché vengano delle idee o si chiariscano cose nebulose. Il problema è trovare le persone giuste. Se hai trovato tre amiche che si interessano di quello che scrivi, puoi ritenerti fortunata. Per il resto, anche io non amo condividere subito i testi, mi toglie la possibilità di elaborare per conto mio trama e personaggi. Credo che questo sia un aspetto molto soggettivo.

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  15. Il resto del mondo?
    Dunque, io sono la pecora nera di famiglia, quella che c'ha sempre qualche novità per la testa e adesso s'è messa in testa di scrivere (mica lo sanno che ho appunti di trame ancor prima della maturità), chissà dove si crede di arrivare, quand'è che fa giudizio, oramai c'ha quasi ... anni!
    La gioia di vivere in mezzo a non-lettori.
    Mi dico sempre che se anche avessi la mega fortuna sfacciata di pubblicare con una casa editrice da urlo (Mondadori, Feltrinelli, quelle le conoscono) nemmeno allora mi darebbero soddisfazione. E sarebbero i primi a volere il libro gratis ;)
    La prima beta reader fu mia sorella, ma perchè all'epoca non ci credevo manco io. Conservo ancora il post-it dove commentò: "Dovresti cambiare lavoro." (ci dovemmo chiarire in seguito su questo punto, perchè io l'avevo presa come un "lascia perdere proprio" e lei mi confermò "no, no, è bellissimo! dovresti farne un mestiere! rispetto a quello che fai adesso!")
    Il progetto in corso l'ha visto prima lei. Non legge un fico secco, nemmeno sotto minaccia, ma se le mando i pdf miei li studia e mi fa domande sulla trama. Riuscire a scatenare la sua curiosità è nu miracolo!
    Solo recentemente ho fatto leggere qualcosina a mia madre, per guadagnare un po' di rispetto. Risultato: "Ma questa è roba di uno che scrive da anni e anni! di professione! Ma da quant'è che scrivi??"
    Mi prese in una giornata storta e le risposi: "Da quando avevo 6 anni, in prima elementare, ovvio!"
    Gli amici si dividono in due categorie. Quelli che ti capiscono, e ti sostengono, che magari non hanno letto nulla o poco, ma conoscono il mio stile e dicono "Sbrigati che lo voglio leggere"(recentemente ho aggiunto una nuova fan, un lettore raffinato, mi c'è voluta una gran dose di coraggio, ma è andata bene. adesso però mi sta addosso ogni settimana per il seguito!)
    E quelli compassionevoli. Si chiude in casa a scrivere, a leggere libri. Poveretta, che vita.
    E poi c'è il "coso" che gira per casa. Non ho ancora capito da che parte sta. Che se io mi metto a scrivere in un angolino tranquilla, arriva e m'accende la televisione sulle orecchie oppure mi fa domande del tipo dov'è questo, dov'è quello, i jeans sono stirati?, andiamo qui o lì?...che io magari con la mente sono davanti al museo del Louvre a decidere da che parte entrare.
    Se riesco ad arrivare alla fine, la parte più facile saranno i ringraziamenti.
    "A me, nonostante tutto."

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    1. Ahahah, mi hai fatto tanto ridere alla fine :D
      Mi sembra che anche tu confermi che la scrittura resta una faccenda privata. Se c'è il sostegno, bene. Altrimenti, pace. Però avere qualcuno che ti sprona come fa il tuo lettore raffinato non è cosa da sottovalutare. Aiuta molto sentirsi dire "quando arriva il seguito?". Forse può mettere un po' pressione, però è il segno che in qualche modo abbiamo colpito e non ci permette di cullarci sugli allori.

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    2. Barbara, in questa tua esperienza c'è da dire che l'impegno di tua sorella nel leggere e fare una sorta di analisi, il che è incoraggiante per te, non è da poco! Io non ho questo onore, né da parte di mia sorella né tanto meno di mia madre. Il "coso" che gira per casa è di umore cangiante, a volte lo prende un senso di esaltazione per quello che scrivo (pur non leggendosi nulla) a volte comincia a sbroccare in borbottii senza senso, probabilmente perchè si sente tagliato fuori dal questo "mondo" che esiste dentro le nostre teste e in cui loro sono perfetti estranei.

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  16. Ciao Animadicarta, ciao anche a tutti gli altri.
    Personalmente tifo per la scrittura privata.
    Chi scrive, o chi prova a cimentarsi nell'arte della
    scrittura, ha una concezione di se stesso alquanto superlativa. Sentirsi pieni di capacità è un ottimo punto di partenza nella stesura di un romanzo. La presunzione di avere del talento, personalmente, mi costringe a non condividere fino alla fine quello che scrivo. Credo, e dico credo, che nella rilettura dei nostri pezzi ci accorgiamo da soli se c'è armonia. A volte scriviamo e rileggiamo, correggiamo e modifichiamo prima ancora di aver raggiunto la conclusione della scena; altre volte cancelliamo il pezzo e lo riscriviamo quasi identico; altre volte ancora ci saltano per la testa frasi perfette e colpi di scena ma non riusciamo a trasformarli in parole, situazioni, contesti, dialoghi. Ma penso sia proprio questa la grande sfida: sapersi misurare e valorizzare da soli. Nessuno a questo punto sarà in grado, più di noi stessi, di dare un voto al nostro romanzo. E finchè continueremo a correggerlo, a modificarlo e a rivoltarlo nel tentativo di conferirgi un bel 10, non troveremo mai niente che ci soddisfa veramente. Il talento va modificato, corretto e formattato, ma è su quello che viene giù di botto che bisogna lavorare. A questo punto mi contraddico e recito: "Quando leggo ció che scrivono gli altri mi fa davvero schifo. Invece quando leggo quello che scrivo io, mi accorgo che fa veramente cagare".

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    Risposte
    1. Ciao Enzo. Grazie per la visita e la tua testimonianza :)
      Sono con te quando dici che sapersi misurare e migliorare è una sfida molto personale. Infatti anche io non riesco a condividere nulla fino a quando il testo non è definitivo (per me). Però è anche vero che essere giudici di se stessi non è sempre facile e possono comunque sfuggire delle cose. A un certo punto un occhio esterno può aiutare. Se non ne avessimo bisogno, saremmo autori perfetti :)

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