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Revisionare un romanzo #5 - Narratore e punto di vista


In questo nuovo post dedicato al lavoro di revisione ho pensato di concentrarmi sugli errori che potremmo aver commesso scrivendo un romanzo riguardanti il narratore e il punto di vista.

Ricordo di aver letto da qualche parte, tempo fa, che i problemi di questo tipo sono tra i più frequenti riscontrati dagli editor e riguardano soprattutto gli scrittori in erba. È una cosa che non mi stupisce, perché penso che punto di vista e narratore siano due aspetti molto impegnativi da gestire in un romanzo, ed è facile quindi che scappino errori e imprecisioni. D'altra parte questo è anche un argomento così vasto che qui proverò a tracciare alcune linee guida, senza la pretesa di parlare di tutti i casi possibili.

La scelta è quella giusta?


Visto che stiamo parlando di revisione e ipotizziamo che il romanzo sia già terminato, avremo già preso la nostra decisione riguardo a chi narra la storia e a quali punti di vista adottare. La prima cosa che dovremo chiederci, però, è proprio se le nostre scelte siano state le migliori possibili.
Per quanto riguarda il punto di vista, siamo sicuri che una prospettiva diversa non gioverebbe al romanzo? Per esempio, se il protagonista è unico e abbiamo scelto la prima persona, potremmo chiederci se il romanzo non funzionerebbe meglio con una terza persona limitata, e viceversa.
In ogni caso, mi auguro per voi che abbiate già fatto la scelta giusta, perché modificare il punto di vista significa nella pratica riscrivere tutto daccapo!

Altro caso che spero non vi capiti mai è quello di riscontrare un numero eccessivo di punti di vista o al contrario un numero troppo limitato. Per esempio, un romanzo breve non ha bisogno di molte prospettive, mentre una storia che abbraccia un arco temporale ampio risulta più ricca e completa se alterniamo la visuale.
In particolare, usare molti punti di vista può condurre a una dispersione della narrazione. Quando si sposta in continuazione l'attenzione del lettore da una parte all'altra, si rende difficile l'identificazione con i personaggi. Se ci accorgiamo di essere incappati in questo problema, dobbiamo prendere in considerazione la possibilità di tagliare qualche punto di vista, scegliendo quelli meno coinvolti negli eventi raccontati. Anche questa evenienza vi costringerebbe a riscrivere buona parte del romanzo, quindi auguriamoci che durante la prima stesura siano già stati considerati questi fatti.

L'altro caso problematico è quello di aver usato pochi punti di vista, mentre uno sguardo molteplice avrebbe portato a una maggiore ricchezza. Questa cosa è capitata a me, quando mi sono accorta che il mio romanzo riguardava troppe persone per usare solo una terza persona limitata. Ma per fortuna l'idea mi è venuta quando avevo scritto solo pochi capitoli.

Per quanto riguarda il narratore, anche qui occorre capire se aver scelto un narratore interno o esterno sia stata quella più adatta al tipo di storia, tenendo conto del fatto che alcuni romanzi (per esempio quelli storici o che necessitano di uno sguardo molto ampio) funzionano meglio quando le vicende vengono raccontate con distacco e neutralità, attenendosi ai fatti nudi e crudi (narratore esterno, onnisciente o no), mentre altri (per esempio quelli più psicologici) hanno bisogno di un legame più stretto con i personaggi con un narratore interno, a volte addirittura coinvolto (prima persona).

Gli errori possibili


Partendo ora dal presupposto che narratore e punto di vista siano quelli giusti, la cosa migliore da fare a questo punto è analizzare scena per scena per verificare che:

  • il punto di vista scelto non cambi bruscamente durante una singola scena
  • una scena non mescoli più di un punto di vista
  • ci sia una totale coerenza tra il punto di vista scelto e ciò che stiamo mostrando
  • stiamo narrando sempre cose che il punto di vista conosce, percepisce, comprende
  • il passaggio da un punto di vista all'altro nell'arco di un capitolo non sia brusco o poco chiaro
  • i punti di vista nell'arco dell'intero romanzo non siano disordinati

Dobbiamo essere consapevoli che la prospettiva che abbiamo scelto per raccontare la storia influenza moltissimi aspetti del romanzo: narrazione, descrizioni, dialoghi, pensieri, tipo di linguaggio, ecc. In un'ottica di revisione, dobbiamo stare attenti che ognuno di questi elementi sia trattato nel modo giusto, in riferimento al punto di vista e al narratore che abbiamo scelto.

La scelta del punto di vista determina ciò che viene raccontato, ciò che facciamo sapere al lettore. Se abbiamo deciso di raccontare una scena dalla prospettiva di un personaggio in particolare, possiamo entrare solo nella sua testa e percepire solo attraverso la sua coscienza. Dunque dobbiamo stare attenti quando abbiamo scritto cose che il personaggio non conosce o non vede. E non possono essere fatte anticipazioni.

Alla fine di un capitolo in cui avevo usato il punto di vista in terza persona limitato, avevo scritto: "Flavio non si era accorto che qualcuno lo stava seguendo". Ovviamente era un errore, perché stavo raccontando dal punto di vista di Flavio, che non sapeva di esser seguito. Quella frase era possibile solo se avessi usato un narratore onnisciente, ma non era il mio caso.

Nel caso in cui abbiamo adottato un narratore interno ciò che viene descritto nelle varie scene è filtrato dagli occhi del personaggio che vive la situazione (punto di vista). La percezione del personaggio deve concordare totalmente con quello che mostriamo.
Errori in questo campo potrebbero essere legati al fatto che state usando una certa prospettiva nella scena, ma la descrivete in alcuni momenti come se fosse invece vista da un'altra prospettiva. Oppure in modo non concordante con la tipologia del personaggio. Se in una stanza ci sono, per esempio due persone, e voi vi siete calati in uno dei due, accertatevi che ciò che mostrate sia conforme in ogni momento con questo personaggio.

Inoltre, il modo di essere di un personaggio determina il tipo di descrizioni. Dobbiamo ricordarci che se per un esempio un bambino entra in una stanza, noterà cose diverse da un adulto e le descriverà in modo differente.
Nel mio romanzo ho usato un punto di vista in terza persona, alternandolo tra vari personaggi. Mi è capitato di descrivere un abito con gli occhi dei due protagonisti, un uomo e una donna, e avevo commesso un errore descrivendolo in modo simile: noi donne conosciamo anche i nomi "tecnici" degli abiti, cosa non sempre vera per gli uomini!

Le descrizioni non sono solo quelle ambientali, ma anche fisiche. Per esempio se usate un punto di vista in prima persona non potete descrivervi, a meno di ricorrere all'espediente di guardarvi allo specchio.

Anche la caratterizzazione dei personaggi è diversa a seconda del punto di vista. Se un personaggio incontra un altro personaggio per la prima volta, lo descriverà in maniera specifica a seconda del rapporto che ha con lui e delle sue simpatie o antipatie. Tutto è relativo!

Dunque, dovremo assicurarci che per ogni scena abbiamo mantenuto un'aderenza stretta con ciò che il personaggio poteva vedere, sentire, udire, toccare e così via. Ciò è tanto più importante quando il punto di vista è quello della prima persona.

Inoltre, una scena deve mantenere una sua coerenza e sarebbe sbagliato all'interno della stessa situazione mescolare varie prospettive o cambiare personaggio all'improvviso.

Un altro grosso errore potrebbe anche essere quello di raccontare i pensieri e le emozioni di personaggi su cui non siamo focalizzati in quel momento. Se riportiamo un pensiero, un'opinione o un sentimento, questi devono rigorosamente appartenere alla persona sulla quale abbiamo posto la "macchina da presa". Solo nel caso di un narratore esterno e onnisciente si può spaziare da una testa all'altra.

Va prestata molta attenzione anche ai dialoghi. Anche questi cambiano molto a seconda del punto di vista. Per esempio le reazioni e i gesti durante il dialogo possono essere raccontati in modo diversissimo, a seconda dell'interlocutore su cui siamo focalizzati.

Infine, bisogna tener presente che la voce narrante costituisce un filtro, proprio come il punto di vista. Occorre fare attenzione che:
  • ci sia una totale rispondenza tra la voce narrante e ciò che stiamo raccontando
  • il narratore resti costante (a meno di casi particolari)
  • lo stile e il linguaggio che adottiamo per raccontare siano coerenti con il tipo di narratore
  • lo stile e il linguaggio siano uniformi nel corso del romanzo
  • il distacco o il coinvolgimento della voce narrante si mantengano aderenti al punto di vista della scena
  • il narratore esterno non si intrometta commentando o giudicando ciò che accade (a meno che non sia onnisciente)

Alla fine di queste riflessioni ho l'impressione di aver detto molto e allo stesso tempo troppo poco... Mi auguro comunque che queste considerazioni possano esservi utile in fase di revisione.

Avete esempi di errori che riguardino il punto di vista o il narratore che vi sono capitati e che magari possano far luce ulteriormente sull'argomento?


Anima di carta

Commenti

  1. Grazie, come sempre sei un pozzo di informazioni preziosissime. E' incredibile, ma sono proprio alle prese con la revisione dei punti di vista. Ero già quasi a metà lavoro, ma con le tue dritte, credo di poter ulteriormente migliorarlo, quindi ricomincerò da capo. Tra l'altro ho fatto una scelta un po' azzardata, nella scelta dei punti di vista, quindi il lavoro non è semplicissimo. Chissà se ne verrò mai a capo! Comunque grazie, sto imparando moltissimo ed è tutto merito tuo.

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    1. Grazie a te, sono felice se può esserti utile. Scelta azzardata o no, è sempre difficile revisionare il punto di vista, secondo me. La padronanza totale in questo forse si acquista con il tempo e con la massima "identificazione" nel punto di vista scelto, ma gli errori sono sempre possibili. In bocca al lupo per il tuo lavoro :)

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    2. Crepi il lupo, Vedremo cosa ne uscirà! :)

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    3. La mania della revisione ormai mi ha resa ossessiva, non riesco più a rileggere le cose che scrivo senza l'irrefrenabile voglia di modificarle! Ecco perché ho eliminato il post precedente. Mi sa che il caldo mi sta dando alla testa! Help XD

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    4. Il caldo ci mette tutti a dura prova!
      Cmq non farti ossessionare dalla revisione, anzi se vedi che sta accadendo, molla per un po' la presa, pensa ad altro e torna dopo una pausa a occupartene. Ci vuole una mente serena per rivedere quello che abbiamo scritto, altrimenti è solo un incubo!

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  2. I miei appunti sono cominciati in prima persona, perchè sono venuti giù di getto. Poi però mi sono messa ad analizzare la questione, ridotta a: scrivere in prima persona o in terza persona? Ho tralasciato il concetto del narratore presente, contrapponendo solo la prima persona autobiografica o la terza persona del narratore onnisciente. Ricordo che ho preso ad aprire tutti i libri che mi piacevano o di successo, letti più o meno di recente, per vedere cosa avevano scelto gli scrittori via via. Ed ho visto che, nonostante tutto, non è sempre la prima persona che mi ha davvero coinvolto. E nel mio caso rischiava di essere riduttiva. Non voglio un unico punto di vista, perchè uno dei miei obiettivi è proprio far capire un diverso punto di vista.
    Ho chiesto anche agli amici cosa preferissero leggere, in prima o in terza persona. E le risposte si sono equidistribuite. Come dire che va molto a gusti, anche se ho dato maggiore peso a quelli che so essere grandi lettori. :)
    Alla fine ho scelto la terza persona, narratore esterno, impersonale, al passato, dove però occasionalmente s'infiltrano i singoli pensieri dei protagonisti, anche all'interno di uno stesso capitolo, contrapposti. Delle piccole parentesi, che però "dovrebbero" creare sufficiente empatia con il lettore, maschile o femminile che fosse. Ecco, scegliere la prima persona mi avrebbe anche obbligato a privilegiare una categoria rispetto all'altra, ed è un'altra cosa che voglio evitare. Se avessi scelto femminile, sarebbe aumentato il rischio di Mary Sue e identificazione della protagonista con l'autore; se avessi scelto quello maschile...avrei dovuto perseguitare maggiormente mio marito ed i miei amici maschi per carpire il loro "slang" :P

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    1. Io la prima persona ce l'ho un po' in antipatia, eppure grandi romanzi ne esistono scritti così. Sarà che è una scelta rischiosa e non tutti secondo me sono in grado di gestirla.
      Hai fatto bene comunque a rifletterci su, è una decisione importante e prendere la strada sbagliata comporta riscrivere tutto, anzi ripensare tutta la storia!
      E condivido quello che dici sul rischio di identificazione eccessivo, infatti la terza persona aiuta a trovare quel giusto distacco per chi scrive e favorisce l'immedesimazione per chi legge. Sono di parte, lo ammetto!

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    2. Anche io la penso come te sulla terza persona. :)

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  3. Devo farlo. Sì, devo chiedertelo.

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  4. Mi rincuora un po’ leggere questo articolo, perché mi rendo conto che il punto di vista è forse una delle cose che sto gestendo meglio. Punto per punto mi sono soffermata a riflettere sulle varie scene e su come sono state presentate, ed in linea di massima ho prestato fede a tutte le regole da te proposte.
    Anche io uso la terza persona con il punto di vista interno che “balla” fra i tre personaggi principali. In scene particolari, probabilmente mi capiterà di adottarne altri, ma saranno casi sporadici. Errori particolari, al momento, non me ne vengono in mente. È però incredibile come possa cambiare il sapore di una scena, se si decide di invertire il punto di vista. Mi è capitato con un dei punti più drammatici del romanzo: dopo averlo narrato attraverso gli occhi di lei, mi sembrava un po’ piatto e piagnone. L’ho riscritto dal punto di vista di lui ed il brano intero è diventato molto più divertente e sensuale. Da allora lo scelgo sempre prima di scrivere la scena.

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    1. Hai perfettamente ragione, il pdv cambia moltissimo il sapore di una scena. Si dovrebbero forse fare delle prove prima di decidere, sopratutto nei punti chiave della storia, perché non sempre l'istinto imbocca subito la strada giusta.
      Interessante è anche mostrare la stessa scena prima con un pdv e poi con un altro. Penso che prima o poi tenterò l'esperimento.

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    2. Più che mostrarla all'interno del libro, l'ho scritta per capire in che modo rendesse meglio, in quanto non ero molto soddisfatta del risultato. Il motivo è questo: il punto di vista inizialmente scelto era di un personaggio che aveva già preso la sua decisione, ed assisteva ai tormenti dell'altro. Invece, descrivere la scena dal pdv del personaggio tormentato, le ha conferito un sapore completamente diverso. Siccome il brano è molto avanti nella trama, deciderò in seguito se utilizzarne solo uno, oppure entrambi.

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  5. Il punto di vista secondo me è tra le cose che più condizione la narrazione e quindi penso sia in caso di meditare bene prima di scrivere, in modo che poi, in revisione, ci si possa concentrare solo sugli eventuali errori.
    Al momento sto scrivendo in terza persona limitata, alternando tre punti di vita, ma ogni tanto baro. Lo faccio consapevolmente, ma in revisione dovrò stare molto attenta per vedere se tutto fila oppure no.
    La prima persona, come scrivi, è difficilissima da gestire. Da questo punto di vista l'apocrifo sherlockiano è stato un incubo, benché amassi il punto di vista di Watson. Più che altro mi incasinavo con le linee temporali. È una storia scritta nel 1897 che racconta fatti del 1881 in cui spesso si rievocano eventi precedenti. La consapevolezza del narratore, ovviamente, varia nei tre momenti...

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    1. In che senso bari?
      Certo, scegliere durante la prima stesura è la cosa più saggia. Non oso neppure pensare all'eventualità di modificare radicalmente il pvd una volta scritto un intero libro...

      Gestire varie linee temporali è complicato, è vero. Ci si può riuscire solo avendo ben chiaro in mente il quadro di passato e presente.

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    2. Con la prima persona barare non si può (o bisogna essere davvero bravi, facendo passare con naturalezza un'informazione che il narratore non poteva conoscere). Con la terza persona limitata ogni tanto butto dentro qualche frase da narratore onnisciente. O meglio, è come se ci fosse un narratore onnisciente che il più delle volte sta seduto sulla spalla del personaggio e guarda la storia con lei, ma ogni tanto si fa scappare qualche commento. Non so se ho reso l'idea.

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    3. Eh sì, hai reso l'idea. La tentazione è forte anche per me, soprattutto nel dare anticipazioni... Magari le metto e poi revisionando le tolgo!

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  6. Sarò breve: il punto di vista è un gran casino! : )

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    1. E come darti torto? Pure parlarne mi è sembrato un gran casino, a dirti la verità :)

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  7. Concordo in pieno, la scelta del narratore e del punto di vista è cruciale, e così anche quella del tempo verbale. Ogni cambiamento comporta una riscrittura.
    Un aspetto invece molto controverso è quello del narratore morto. A me è capitato con un racconto: avevo fatto parlare in prima persona al presente il protagonista, che nel finale si intuiva venisse ucciso. Sul forum dove lo postai la cosa venne considerata inaccettabile, ma io sono tuttora della stessa opinione: con il presente segui il personaggio passo passo, perciò è come se tu ti fermassi con lui sull'orlo dell'abisso.

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    1. Secondo me l'idea non è male, invece. Cos'è che veniva considerato inaccettabile, il fatto che si intuisse solo alla fine della morte?
      Se non sbaglio, anche in "Amabili resti" la protagonista è morta. Non l'ho mai letto, ma mi pare di aver capito che sia scritto in prima persona, anche se in quel caso si sa subito del suo assassinio.

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    2. In "Amabili resti" il paranormale è dichiarato, diciamo, mentre il mio racconto era realistico. Inaccettabile, in teoria, era Il fatto che il protagonista raccontasse ciò che gli succedeva e finisse con il morire. Se è morto, come fa a raccontare? Per me questo vale se narri al passato e pretendi di essere realistico; se narri al presente, perché no? Prima che il protagonista muoia finisce il racconto.
      Comunque succede che nei forum certe "regole" vengano prese fin troppo alla lettera. Il fatto stesso di essere apprendisti-valutatori tende a rendere tutti ipercritici. Tante cose che da un autore pubblicato sorbirebbero senza fare una piega, con un collega diventano pecche mortali. E' normale che succeda. Anch'io, quando leggo il romanzo di un compagno di scrittura, considero molto il fatto di riuscire a dimenticare chi l'ha scritto; non solo perché significa che non scrive da dilettante, ma anche perché così riesco io a uscire dalla modalità criticona.

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    3. Capisco bene cosa vuoi dire. Calarsi nei panni del semplice lettore quando si "giudica" un romanzo scritto da un collega sarebbe la cosa migliore da fare, però dovremmo spogliarci dai panni di chi scrive, analizza e seziona sempre con sguardo critico. E non è facile.
      Venendo al tuo caso, in effetti il presente dà un'ottica molto diversa alla storia. Spero che tu non abbia rinunciato del tutto all'idea!
      E comunque ci sono dei romanzi con situazione inaccettabili nella teoria, ma pubblicati tranquillamente. Tempo fa ne lessi uno tra i gialli mondadori, dove nel finale si scopriva che uno dei protagonisti non esisteva. Dio mio, ho desiderato farlo a pezzi e buttarlo nel cestino.

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    4. Non intendevo proprio quelli che sono pubblicati ma ti fanno pena... quelli preferirei non emularli! Dicevo quelli pubblicati che piacciono, e proprio perché piacciono fanno passare in secondo piano i possibili difetti. Comunque non ho messo da parte l'idea; era solo un racconto, l'ho scritto e adesso è nella pagina del mio blog dedicata ai racconti (si intitola "Al tudasc").

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    5. Ho fatto proprio un esempio infelice, mi rendo conto! In realtà volevo ribadire lo stesso tuo concetto, sulle regole si può trasgredire!

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  8. Bernard Cornwell ha scritto la saga di Richard Sharpe, ambientata nel periodo delle guerre napoleoniche, in terza persona, mentre tutti i romanzi ambientati nel Medioevo in prima e funzionano bene.

    Il narratore potrebbe commettere anche un altro errore, che secondo me sfugge a molti: usare parole che non esistevano nel momento storico in cui è ambientata la vicenda. Io talvolta controllo nel dizionario quando un certo termine è entrato nella nostra lingua.

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    1. Vero, infatti tendiamo un po' a sottovalutare gli errori che si possono commettere come narratori, e il tuo esempio è ottimo. Si dovrebbe tener conto del periodo storico e del contesto sociale.

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    2. ... Oppure usare un linguaggio non consono all'età del personaggio che assume il punto di vista. Ora mi è venuto in mente un mio errore: ho fatto usare la parola "paranoia" a un bambino di 6 anni.

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  9. Sì, forse il pdv è la precipua priorità dell'opera narrativa, me ne sto rendendo conto (grammatica a parte). Solo che accorgersene [in un proprio lavoro] non è facile: i suoni delle nostre frasi ci sembrano armoniche melodie!
    La revisione forse deve farla una terza persona. Sarebbe un onore far l'editor!

    PS_ Quasi quasi ti do 'st'onore di farmi da editor! :DDD

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    1. Sì, il pdv è un aspetto della narrativa.

      PS ahahhaha bella battuta

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