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Scrivere un romanzo, gli errori di chi inizia

In questo periodo sto riesaminando un romanzo che avevo scritto diversi anni fa. Non è la prima volta che lo riprendo in mano, eppure finora c’è sempre stato qualcosa che non mi convinceva. Ora sto provando a riscriverlo da un punto di vista diverso, e nel rimettere tutto in discussione mi sono resa conto che chi comincia a scrivere, in fondo, cade sempre negli stessi meccanismi e finisce col fare gli stessi errori.
Scrivere è una di quelle tante cose nella vita che si migliorano con la pratica, però mi sono detta che forse conoscere gli errori più comuni potrebbe aiutare a evitarli e a rendere più efficaci trama e personaggi.


I punti che seguono non pretendono di essere esaustivi, né sono da considerare oro colato, ma sono solo mie riflessioni sull’argomento. In pratica, la mia vuole essere soprattutto una piccola guida per principianti e non.
Secondo me, errori comuni agli “scrittori in erba” sono:
  • Il tema è vago. Qual è l’argomento della storia? Riuscite a racchiuderlo in una sola parola? Se sì, vuol dire che avete le idee chiare e siete già un passo avanti.
  • Dilungarsi troppo sugli antefatti. Cominciare una storia in medias res cattura il lettore molto più che soffermarsi per molto tempo sulle premesse.
  • Obiettivo del protagonista poco chiaro o poco forte. È l’obiettivo il motore di una storia. Per esempio… Cenerentola vuole andare al ballo, ma non può: cosa sarebbe la sua favola senza questo obiettivo?
  • La storia è affollata di personaggi, forse inutili. Nel romanzo di cui parlavo prima c’erano ben 16 co-protagonisti! Troppi davvero, no?
  • Nella storia c’è un unico protagonista. Ma chi è davvero completamente solo al mondo? Un romanzo ben congegnato deve avere anche piccole vicende parallele alla storia principale, cioè sotto-trame o sub-plot.
  • Personaggi piatti, senza contraddizioni. Le persone vere sono incoerenti e sfaccettate, basta guardarsi intorno!
  • Personaggi stereotipati. A chi vi siete ispirati? A qualche cartone animato?!
  • Personaggi troppo simili a noi stessi. All’inizio è proprio un errore comunissimo… Come siamo egocentrici!
  • Pagine piene di flash-back, sogni o riflessioni del protagonista. Abusare di queste forme significa appesantire la lettura. Chissà perché quando si comincia a scrivere ci sembrano così importanti?
  • Divagare con scene e descrizioni inutili, attirare l’attenzione su fatti non essenziali per la trama, la storia va avanti troppo lentamente. I primi romanzi sono sempre pieni di materiale da tagliare: considerate tutto questo un modo per far pratica ed eliminate senza pietà il superfluo. 
  • Troppo sfoggio di conoscenze. All’inizio è normale inserire ciò che sappiamo all’interno di dialoghi o persino nelle descrizioni, ma è così pesante per chi legge!
  • Mancanza di ostacoli all’obiettivo del protagonista o colpi di scena. Forse è tutto troppo scontato? Scrittori esperti e sceneggiatori sanno bene che per tenere inchiodati alla poltrona lettori e spettatori servono continue e inaspettate svolte.
  • Pochi dialoghi. Devo dire che personalmente io ho sempre amato i dialoghi, ma può darsi che anche esagerare sia un errore, chissà…
  • Evitare le scene più drammatiche, perché non ci sentiamo pronti a scriverle. Meglio una scena non proprio perfetta che saltare "a quando tutto è già accaduto", lasciando un senso di vuoto in chi legge! 
Ognuno di questi punti meriterebbe un approfondimento, ma spero che possano costituire almeno uno spunto di riflessione...


Leggi anche:
• 20 motivi per cui non riesci a finire il tuo romanzo
• Dall'idea al romanzo: da dove iniziare
• Scrivere un romanzo: tutti i miei sbagli (parte 1)
• Scrivere un romanzo: tutti i miei sbagli (parte 2)




Commenti

  1. Anche io ho ripreso tra le mani un romanzo a distanza di anni da quando avevo iniziato a scriverlo e mi sono trovata nella tua stessa situazione: ho dovuto riscriverlo praticamente daccapo! è verissimo che la scrittura cambia nel tempo...

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  2. Già... purtroppo rimettere le mani su qualcosa di già scritto è una vera impresa! Come decidere cosa salvare e cosa no? Alla fine mi sembra che più che su veri e propri criteri, ci si debba affidare all'istinto...

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    1. Io mi chiedo: 'Se tolgo questo elemento, la trama subirà danni? Il personaggio sarà meno chiaro?' Se non ne subisce significa che è inutile e che lo si può omettere.
      Se non si è sicuri ci si può tornare un'altra volta, con la mente più fresca.

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  3. Anche a me piace scrivere e mi sono rispecchiata in molti degli "errori" che hai citato!
    Seguirò con interesse il tuo blog che ho appena scoperto :)

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  4. Mi hai fatto riflettere molto...

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  5. Mi domando se così tanta gente scrive , e sa scrivere , per quale ragione negli scaffali delle librerie troviamo sempre gli stessi autori , con storie simili , e noiose , romanzi porno rosa tutti uguali , e il solito immancabile Bruno Vespa che non legge nessuno e Bevilacqua che si legge ancora meno .
    Io vorrei trovare libri nuovi di autori nuovi , ma ci propongono sempre i soliti polpettoni .
    Ci dovrebbe essere un ricambio e avere editori che azzardano incoraggiando nuovi talenti non per forza giovani .
    Non è vero che in Italia si legge poco , in Italia ci si rifiuta di leggere sempre le stesse cose tutte uguali .
    I soliti giornalisti , i soliti psicologi , i soliti opinionisti , i soliti romanzieri tutti stranieri sempre quello stile ormai ammuffito e mai una storia nuova .
    Azzardando con lavori nuovi , veloci , scorrevoli...a mio avviso , si leggerebbe di più e molte buone teste , troverebbero realizzati i propri sogni.
    Monica

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    1. La logica con la quale le librerie espongono determinati autori e case editrici è purtroppo dettata da interessi economici e di "potere" che non hanno niente a che fare con la qualità dei testi. Finché il mondo dell'editoria funziona così, non si può fare altro che cercare le proprie letture in posti diversi, snobbando la spazzatura che viene messa in bella mostra. Internet in questo senso è un buon modo per conoscere nuovi autori, a patto ovviamente di avere buon gusto e "naso" per i libri di qualità...
      Di certo ci vorrebbero più persone come te che cercano novità, che hanno il coraggio di andare oltre le cose solite e sperimentate...

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    2. Gli autori che mi piacciono di più, di cui spesso trovo storie d'alta ispirazione e che nulla hanno da invidiare ai romanzi cartacei, li trovo sul sito di EFP. Li si trovano senza dubbio molte schifezze ma anche tanti scritti di qualità, originali oppure ispirati ad opere già scritte, ma comunque intrise di una passione e di una creatività che spesso mancano nei romanzi scritti dai professionisti. E molti autori conoscono bene le tecniche della scrittura.

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  6. Da anni avevo in mente una storia ed ora ho deciso di scriverla.Di certo non proverò nemmeno a proporla a case editrici ma mi affiderò ad internet. Bellissimo questo blog che ho trovato per caso. Complimenti.

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    1. Grazie per i complimenti e in bocca al lupo per la tua storia!

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    2. Anche io faccio così. Cerco comunque di mantenere una qualità alta, nel limite delle mie possibilità, perchè vorrei offrire un buon prodotto, e su internet se ne trovano. Poi a volte il pubblico cerca cose che nessuna casa editrice può, o vuole offire.

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  7. Sarò sciocca, ma anche io ho in mente tante storie, ma non ho mai il coraggio di scriverle. Cosa ne so io dello scrivere un libro, penso, ma poi in fondo chiunque ha iniziato da zero, no? Sarà che mi ritrovo in un ambiente universitario un pò ostile, in cui "io che studio lettere e filosofia posso scrivere, mica tu laureata in lingue". Mi scoraggio mooolto facilmente.
    Ho trovato il tuo blog proprio perchè ero alla ricerca di consigli, direi che ne ho trovati di buonissimi!
    Spero di trovare quella carica giusta che mi faccia credere un pizzico in più in me stessa... poi chissà, magari riuscirò a realizzare il mio sogno di tradurre un libro: complimentissimi per il blog! ;)

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  8. Imparare a scrivere è come imparare a camminare. Sulle prime, gran sbucciature alle ginocchia. Ma poi ti arriva da dentro la voglia di correre.
    Mi permetto di parlare perchè sono un esordiente alle prime armi. Oggi mi sento più forte perchè mi sono preso due belle sberle sul muso.
    Ho scritto due libri.
    Il primo romanzo l'ho fatto leggere agli amici e parenti. Poco affidabili perchè mi vogliono troppo bene ...per esser reali e duri.
    Ho cercato in internet cosa poter fare. Ho trovato 'pseudo case editrici' che hanno incensato il mio lavoro. Talmente compiacenti da stamparmi una copia in omaggio.Disposti a stampare 100 copie per solo 900 euro.
    La mia è stata una prova 'kamikaze': volutamente non ho mandato il vero libro....anzi ho creato 10 pagine..con scritto : sono pirla...sono pirla..
    Vuoi ridere ? La copia omaggio..è uscita con le 10 pagine uguali..uguali.
    Hanno preso il formato pdf e l'anno stampato senza leggerlo.
    Veniamo alle due sberle di oggi : ho spedito a eee-book.
    Mi hanno risposto che un libro deve essere come un quadro. Il lettore deve entrare nella storia raccontata. Il mio libro non è un quadro ma un meraviglioso schizzo..che io solo riesco a vedere. Mi hanno sottolineato ogni refuso.
    Non mi hanno chiesto un centesimo. Mi rendo conto che esiste gente seria e preparata.
    Ringrazio pubblicamente la signora Piera Rossotti della eee-book edizioni
    Per la fermezza e la lealtà.
    Una sbucciatura ....brucia....ma imparerò a camminare

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    1. Gli squali sono ovunque, soprattutto nel mondo editoriale. Ma per fortuna ci sono anche persone in grado di consigliarti bene, come è accaduto a te.

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    2. Le case editrici a pagamento non sono affidabili. Agiscono nel solo loro interesse, ma non in quello dell'autore. Io ho pagato tanto e ho ricevuto solo un pugno di mosche. Se l'editore è davvero interessato al tuo romanzo te lo pubblica senza chiederti un euro.
      So che questo messaggio risponde a uno di tre anni fa, ma a quell'epoca io ero nel focolaio dell'editoria a pagamento, da evitare assolutamente perché non hanno nemmeno distribuzione. Se t'incensano è perché sanno che ci caschi e ci rimetti tu, ma a loro non importa nulla di tutto il resto se non guadagnare alle tue spalle senza che i tuoi sforzi abbiano il loro giusto merito. Non so quindi se la mia risposta può essere valida. Nel caso rispondimi a long.fantasy1966@gmail.com. Questo sito l'ho trovato per caso e non so se sarei in grado di ritrovarlo. Ciao. George

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    3. Ciao George, sono d'accordo con te: bisogna stare lontani dall'editoria a pagamento. Grazie per il tuo contributo.

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  9. Sempre ho desiderato scrivere qualcosa che permanga nel tempo, qualcosa che abbia un significato per tutti e non solo per me e qualcosa di cui andare fiero. Purtroppo c'è chi lo sa fare bene, chi male e chi meglio. Io mi sono sempre limitato a scrivere ciò che provavo e che pensavo in un determinato momento, senza costanza, senza proiezione futura, senza idee nuove su cui basare le mie ispirazioni. E' vero che bisogna farsi le ossa, soprattutto quando si cerca la perfezione nella pratica, ma è incredibile come sia difficile esternare i propri pensieri per alcuni ed è altrettanto incredibile di come altri ci riescano così bene, da rendere tale cosa naturale.

    Scusate per la mia piccola nota un pò sconsolante!

    Un grande saluto!

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  10. Salve colleghi di remore e paure! Mi è sempre piaciuto scrivere. Credo di non esserne in grado ,pero'. L'idea di un romanzo, lungo, mi fa venire l'ansia. Allora penso alle poesie. Mi sembrano più semplici perchè più brevi! Ma non è così. Comunque; a chi vi rivolgereste se aveste voglia di pubblicare qualcosa?? Grazie. NIKY

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    1. Ciao Niky, non credo sai che scrivere poesie sia più facile? Anzi... Nei versi bisogna essere capaci di condensare le proprie emozioni e riuscire a trasmetterle in modo semplice e senza troppi giri di parole. In ogni caso non avere fretta di pubblicare, cerca prima di migliorare la tua scrittura... Tra l'altro pubblicare poesie è molto molto molto più difficile che non pubblicare romanzi. Si leggono poco al giorno d'oggi... ciao :)

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  11. A me piace a scrivere, da tempo ho nella testa la stessa grande trama.... Ma non riesco a decidermi a metterla giù, si modifica da sola, si creano volti, un po' come se nella mia testa ne vedessi silenziosamente in film.
    Ho bisogno di un consiglio .... :) naomi

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    1. Mi è difficile darti un consiglio così su due piedi... Di certo la cosa migliore da fare è decidersi a iniziare a scrivere la storia. Solo quando cominci a metterla nero su bianco potrai renderti conto delle vere modifiche da fare su eventi e personaggi. Se hai già tutto chiaro dall'inizio alla fine, sei davvero fortunata perché di solito non è così :)

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  12. A me piace a scrivere, da tempo ho nella testa la stessa grande trama.... Ma non riesco a decidermi a metterla giù, si modifica da sola, si creano volti, un po' come se nella mia testa ne vedessi silenziosamente in film.
    Ho bisogno di un consiglio .... :) naomi

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    1. Parti da questo presupposto: una storia può essere riscritta (Anzi, gli autori professionisti fanno almeno tre riscritture (e non semplici revisioni) prima di pubblicare il loro scritto (dicono che l'ideale è farne almeno 5). Così potreai fare un primo draft scrivendo quello che hai in testa (con o senza scaletta non ha importanza), e poi sistemi tutto nei draft successivi.
      Qui in inglese c'è scritto come - Io ho seguito lo stesso percorso per i primi due draft prima di aver letto questo http://allwritefictionadvice.blogspot.it/2011/09/part-2-how-many-rewrites-is-too-many.html

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  13. Complimenti per il blog, sto iniziando anche io a scrivere un libro e tu mi dai la carica giusta per continuare, anche solo per la soddisfazione di leggerlo da solo!!!

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    1. Grazie davvero! Sono i commenti come il tuo che mi danno la carica giusta x continuare a scrivere questo blog ;)

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    2. Grazie animadicarta.
      Anche io apprezzo il blog e i tuoi consigli.
      Ne vorrei uno tutto personale. Riguarda una domanda che mi faccio da tempo, cui però non trovo una risposta sensata. Come fare a capire se si ha talento o meno?
      Ad eccezione dei miei pensieri/riflessioni e qualche poesiucola non ho mai scritto nulla. Solo l'idea di mettermi lì a capo chino cercando servilmente d trovare ispirazione mi carica di ansia e vane aspettative.
      Come fare poi a scrivere serenamente senza fare un dramma se si crede (e sottolineo, si crede) di non aver nulla da dire?
      Ti ringrazio in anticipo.

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    3. Grazie Daniena!
      Non ne ho la minima idea di come si faccia a sapere se si ha talento per la scrittura... Forse è qualcosa che può decidere chi ci legge, ma in fondo è poi così importante? Voglio dire, la scrittura è prima di tutto passione, scriviamo perché ci piace farlo o perché non possiamo farne a meno.
      Io non credo che "mettersi a capo chino... ecc." sia l'approccio migliore. Forse semplicemente non è ancora arrivato il momento giusto per un romanzo vero e proprio, vedrai che quando l'ispirazione arriva sul serio non ti porrai tante domande :)

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    4. Ciao Anima di carta ho trovato l'articolo e soprattutto il commento molto bello e sincero con il quale concordo pienamente, le persone devono smettere di autosabotarsi con "il non ho talento" e concentrarsi sul loro cuore su quello che vogliono comunicare , se ci mettete il cuore un lettore lo sentira', ovviamente il romanzo come le persone non puo' piacere a tutti ma piacera' comunque a qualcuno. Non avendo nessuna "spalla a cui far leggere i miei scritti anch'io non né sono immune ma per spronarmi a scrivere penso sempre "ci sono anche altre persone che hanno lo stesso dilemma", non siamo soli, non siete soli! Pensateci bene, vale la pena fermarsi per una (nostra) paranoia?
      Non mollate, non c'è trionfo senza lotta.
      Un saluto Alex.

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    5. Grazie Alex per esserti fermato qui e aver espresso il tuo pensiero, così positivo e incoraggiante. Hai pienamente ragione sul valore del mettere il cuore in quello che si scrive e anche sull'auto sabotarsi. Purtroppo io tendo spesso a farlo (auto sabotarmi) e fatico a spronarmi da sola, ma dovremmo smettere di farci bloccare così. A presto :)

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  14. sto provando finalmente a estrapolare la voglia di scrivere che sento dentro di me.... ho letto i tuoi consigli e ne farò tesoro grazie mille.... leonardo

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  15. io ho preso il mio primo romanzo, finito un 6 mesi fa. ho trovato un macello. più avanti lo riscriverò

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  16. ciao!vorrei chiedere un consiglio!mi piacerebbe scrivere un libro e ho letto un po i tuoi consigli ma non capito bene quando dici di cominciare in medias res..? come sarebbe?grazie mille.

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    1. Ciao! In media res vuol dire non iniziare una storia con lunghe premesse e antefatti ma entrando subito nel vivo dei fatti. Hai presente quando alcuni film iniziano con una scena d'azione? Di solito è meglio mostrare subito quali sono i conflitti della vicenda, gli obiettivi del protagonista, ecc. in modo che il lettore venga coinvolto dal principio e non si annoi con lunghi preamboli.

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    2. Ecco, questa è una tecnica che ho sempre odiato. Ovviamente non amo i lunghi setup, ma ho sempre visto l'iniziare da subito nel bel mezzo dell'azione come un impressione di esser 'giunta in ritardo ad un appuntamento di sconosciuti', di cui non me ne fregherà nulla.

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  17. Salve, ho bisogno di un conisglio. sto scivendo un romanso, sarebbe negativo se io, autoire, fossi protagonsita secondario, o meglio se fossi più volte citato dai personaggi effettivi?
    Grassie, attendo vostre risposte, scrivetemi pure a FritzvonBaumann@yahoo.de Tschüß Ciao
    ---------------------------------------------------------------
    FritzVonBaumann.multiply.com
    Fritzvonbaumann.blogspot.it
    FritzvonBaumann@yahoo.de

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  18. Interessante prospetto. Purtroppo chi esordisce nella scrittura si deve fare le ossa ed imparare soprattutto dai propri errori. Riguardare nel tempo i propri scritti dà la misura di quel che deve essere cambiato.

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  19. Buongiorno a tutti.
    Buongiorno a te animadicarta...
    Come iniziare? Sembra una domanda da neofiti ed è la domanda che mi pongo ogni qualvolta ho davanti gli occhi un foglio bianco...Come iniziare? No dico davvero,come iniziare? Personalmente lo trovo uno degli ostacoli più grandi. Non ho studiato come avrei dovuto, non ho letto abbastanza (cosa che credo sia davvero utile per chiunque voglia iniziare una scalata impervia come questa), ed il tempo non è dalla mia parte.
    Guardo lo schermo bianco del mio pc e capisco quanto abbia un senso il foglio bianco. Dove sono i limiti? Dove sono i suoi bordi? Fin dove posso spingermi per creare, modificare, trasformare, amare una qualsiasi storia?
    Sembra tutto così grande...infinite possibilità...Gli occhi mi si riempiono di lacrime ogni volta che guardo il mio foglio bianco.Senza limiti, e dovermi costringere ad usare delle banalità nell'introduzione...

    Questo blog è interessante e grazie anche ai vostri discorsi, le vostre domande, ho capito di non essere un gabbiano solo che scende giù in picchiata prima di risalire su verso le nuvole...
    Non avrò mai il coraggio di allontanarmi dalla mia scogliera ma spero che voi siate in tanti...e che in tanti possiate sfiorare l'anima dei vostri lettori...

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    1. Vincenzo, ti domandi come cominciare? Lo stai scrivendo tu stesso. Comincia con raccontare la storia di un uomo che divide la sua vita con dei gabbiani su una scogliera. La casa oltre la collina viene occupa da una donna e qui parte la storia d'amore. Dividerà con te anche i gabbiani o avrà qualche segreto da nascondere ?.......

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    2. Cari Vincenzo e Roberto, prima di tutto grazie per i vostri commenti. "Come cominciare?" è la domanda che ci facciamo tutti di fronte al foglio bianco. Una domanda che potrebbe anche tradursi come "Come posso esprimere al meglio quello che ho dentro?". Capisco il sentirsi limitati dalle parole e dai mezzi, però il bello di una storia che comincia è anche la libertà che si prova, il grande potenziale racchiuso in un inizio. Da un'idea, magari piccola, quanto può venir fuori, quanti segreti sono racchiusi in un semplice incipit... Forse tutto quello che dobbiamo fare è solo scegliere un inizio e lasciare libera l'immaginazione, come suggerisce Roberto.

      Mi è piaciuto molto l'augurio di "sfiorare l'anima" dei lettori, credo che sia quello che sogna chi scrive, poter arrivare all'interiorità di chi legge.

      Auguro a Vincenzo di riuscire ad allontanarsi dalla scogliera e volare presto in alto...

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    3. Ciao,sono Pietro, se ami scrivere posso insegnarti velocemente come iniziare in modo semplice e pratico un romanzo che ti gira per la testa. Lo faccio gratuitamente. E con serietà. Puoi rispondermi a questo indirizzo e-mail: art57gior28fi5@gmail.com. Ti saluto .

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  20. ciao Anima di carta,
    ti ho postato un mio pensiero già sul tema dei luoghi in cui ambientare la storia.
    Ho finito da poco il mio primo romanzo e sono nella fase della ricerca dell'editore.
    Sono un neonato in un mondo di altissima mortalità infantile!
    Questo tuo articolo è per me un pò come il grembo materno: o sentito rumori piacevoli. Credo che gli unici punti che mi possano riguardare sono: tanti flash back sia del personaggio positivo che di quello negativo e molti (o meglio non pochi) dialoghi. Sono però contento di avere quasi fatto filotto. Poi magari il libro farà schifo, ma per adesso mi godo questa piccola soddisfazione. Grazie.

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    1. Ciao! Bella definizione dello spietato mondo dell'editoria :))
      Fare errori è una cosa normalissima, l'importante è riconoscerli e porvi rimedio. Ma il problema è che all'inizio siamo troppo "immersi" in ciò che abbiamo scritto per vederli...
      In bocca al lupo per la tua piccola creatura e grazie per il commento :)

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    2. Grazie, a comiciare dagli errori nel post...!
      Un grave errore è fare tutto in fretta.
      Ciao.

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  21. Ma perché qui mi sembra tutto facile e scontato.
    E poi....
    Sai cosa ti aiuta?
    Il tuo lavoro, no!?
    Già scrivere con altrwe prospettive, altre mete...
    E' un laboratorio.

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  22. Bene o male questi errori li conoscevo e ci sto molto attenta, ma è sempre bene studiarseli una volta di più.

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    1. La pratica aiuta sempre e con l'esperienza poi si capisce cosa è un errore e cosa no... Grazie per i tuoi commenti al post e scusami se ti rispondo in ritardo :)

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  23. Articolo molto interessante! Vorrei porre una domanda: al punto numero 4 scrivi che la storia non deve essere affollata di personaggi inutili. Io sto scrivendo un romanzo corale in cui i protagonisti veri e propri sono due, e i co-protagonisti sono 9, più un personaggio che rappresenta il trait d'union, ma di fatto compare poco. Nell'insieme della storia, nessuno di loro mi sembra inutile: mi sono fatta uno schemino, con tratti distintivi accentuati, ed ho strutturato la narrazione cercando di fare in modo che ciascuno possa avere il giusto spazio. Nonostante questa sia l'unica "pecca", fra gli errori che citi, però lo scopo del romanzo è proprio questo... quindi mi dispiacerebbe, almeno per ora, "uccidere" qualcuno di loro. Se hai qualche consiglio su come si scrive un romanzo corale (non ho trovato nulla sul tuo bellissimo blog, ma forse non ho cercato bene) lo accetto molto volentieri

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    1. Anche le divagazioni sono un mio problema... ma mi serve esercizio: taglierò in seguito :D

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    2. Grazie Chiara per il "bellissimo" :)
      Dicevo nell'altro commento che un romanzo come lo hai in mente è molto impegnativo. Non è che avere tanti personaggi sia in sé un errore, lo diventa quando ci sono così tanti protagonisti che nessuno viene approfondito e per un lettore diventa difficile identificarsi.
      Se dovessi darti un consiglio generale, ti direi di provare a concentrarti comunque più su alcuni in particolare, almeno nei primi capitoli, per permettere a chi legge di orientarsi e di immedesimarsi. Comunque è un argomento molto interessante quello che hai sollevato, mi piacerebbe parlarne in un post. E magari puoi spiegarmi meglio il tuo "progetto"...
      Sulle divagazioni effettivamente c'è sempre tempo per tagliare dopo.
      Ciao!

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    3. Al momento è quello che sto cercando di fare, sebbene nel secondo capitolo li abbia fatti comparire tutti insieme, lo sviluppo della vicenda vorrà focalizzarsi in particolare su due di loro, che saranno il trait-d'union... Sono un po' timida per parlarne su un blog pubblico: mi piacerebbe scriverti un'email, se ti va :) Grazie per il consiglio, ne farò tesoro :)

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    4. certo che sì, scrivimi quando vuoi :)

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  24. Appena possibile lo farò, grazie di cuore!

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  25. Ok, dove diavolo era questo post quando ne avevo bisogno?

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    1. Nel senso che ormai non ne hai più bisogno?

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  26. Ho paura che un personaggio della storia che sto scrivendo sia troppo simile a me! Che faccio?! Insomma ho dato a questa ragazza molte mie caratteristiche e segni particolari (non estetici) e non so davvero che fare! Distribuisco questi aspetti da qualche altra parte? In un altro personaggio?
    Please rispondimi!
    Ciao

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    Risposte
    1. Creare un personaggio (soprattutto se protagonista) troppo simile a noi non è mai una buona idea, si è troppo coinvolti, non si ha il giusto distacco per raccontarne le vicende. Soprattutto se usi la prima persona. Prova a renderlo diverso, a ripensarlo nella sue caratteristiche, magari dividile - come hai detto tu stessa - tra vari personagi

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  27. Ciao MT, grazie per la mail. Almeno posso scrivere come anonimo. Ti rispondo qui. Il problema è l'autenticazione ai commenti, che numme funzia né con Google né con WP. Besitos E.

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    1. Fino a che non si risolvono questi problemi lascio la parola agli anonimi. E ti do il benvenuto da queste parti :)

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  28. Ciao mi chiamo Nina. Ho 19 anni soli .. nell'amore si dice che l'età non conta e vorrei che lo stesso fosse anche per la scrittura ... La mi vita sembra quella di un film o meglio ancora come quel programma su MTV "16 anni e incinta" . Ho una bambina di due anni e quasi nove mesi e devo dire che lei ha stravolto la mia vita , nel senso positivo naturalmente. Ho dovuto affrontare cose che ragazze della mia età non se lo sognano nemmeno .. Vorrei raccontare la mia storia perché secondo me raccontando posso liberarmi dal peso che porto dentro di me di cui nessuno sa .. Per favore se c'è qualcuno che mi possa dare una mano nella realizzazione di questa impresa le sarò molto grata. Non spero nel successo ma solo nella comprensione delle persone che "in un futuro" leggeranno la mia storia . Grazie in anticipo.
    questa è la mia email ninashmyhel@hotmail.com

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    1. Ciao Nina, che tipo di aiuto cerchi esattamente?

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    2. Anima di carta. Siete editori gratuiti? Se sì rispondetemi a long.fantasy1966@gmail.com.

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    3. Da cosa avresti dedotto che questa è una casa editrice?! Comunque no, assolutamente, anzi la cerco anche io una buona casa editrice.

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  29. Ciao sono Francesca, ho 15 anni. Ho sempre amato scrivere ma ogni volta che finisco di scrivere un libro (breve, ovviamente) mi sembra troppo poco maturo e me ne disfo. Questo capita con tutti i libri che ho tentato di scrivere e devo dire che è piuttosto fastidioso. Poche notti fa ho fatto un sogno stranissimo, mi sono svegliata e puf! Sono corsa a scriverlo su un foglio per non dimenticarlo. Veramente un sogno bizzarro, anche perché ho sognato nitidamente l'inizio e la fine, ma non lo sviluppo. Vorrei provare a trasformarlo in una storia, anche perché mi sembra originale e non scopiazzato inconsciamante da nessuno dei libri da me finora letti. Cosa ne dite? Grazie.

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  30. Ciao Francesca. Dai sogni possono nascere storie interessanti, quindi prova sicuramente a trarne un racconto. Ti consiglio questa forma di narrativa per iniziare, è sicuramente una buona palestra per poi passare a qualcosa di più impegnativo come un romanzo. In bocca al lupo e grazie per essere passata da qui :)

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  31. Che bello questo post. Sono troppo in coma per scrivere un commento serio, ma ci tenevo a dirtelo. Me lo sono salvato nella mia cassaforte di cose interessanti.

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    1. Grazie mille, Serena :D
      E' il primo post scritto dopo un periodo particolarmente buio e una lunga assenza dal blog, quindi per me ha un valore speciale!

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  32. Ciao...
    ho sempre amato scrivere fin da quando ero alle scuole elementari. Gli insegnanti del liceo elogiavano il modo in cui scrivevo, un dono innato, dicevano, ma che credo derivi anche dalla passione per la lettura, prevalentemente dei classici. Spinta da questa passione rimasta silente durante gli anni dell'università, appena conseguita la laurea, ho intrapreso quasi per gioco l'attività di ghost writer nel mio settore, quello giuridico. Da allora ho prodotto un considerevole numero di articoli, commenti e monografie. Svolgere questo lavoro ha significato guadagnare studiando e scrivendo su commissione, stare eternamente seduta al pc e dietro a scadenze continue e spesso stingenti. Ma non mi lamento perchè faccio ciò che so fare e che amo fare, anche se un pò di amarezza mista ad un orgoglio represso l'ho provata trovando tra gli scaffai della libreria un libro da me interamente scritto ma firmato da qualcun altro. Forse da allora o da sempre chissà, un pensiero mi tenta...perchè non provare a scrivere qualcosa di mio? Dopo aver letto tanto di altri e scritto altrettanto a nome altrui, mi piacerebbe cedere a questa tentazione ma la paura frena l'entusiasmo. Non si tratta semplicemente di raccontare una storia, ma di mettere a nudo l'anima dei suoi personaggi e con essa la propria.

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    1. Ciao :)
      Credo che scrivere una storia sia un'esperienza comunque positiva, non posso che suggerirti di cedere alla tentazione. La paura di mettersi a nudo o svelare qualcosa di sé è un ostacolo da superare, di solito lo si prova all'inizio, poi ci si rende conto che è una paura irreale, perché nessuno quando legge pensa all'autore, soprattutto quando il lettore viene catturato da storie e personaggi.
      Da quello che racconti, mi sembra che tu abbia una grande esperienza di scrittura alle spalle, sarebbe un peccato non usarla per qualcosa di tuo.

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    2. Grazie animadicarta :)

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  33. Ciao! Sono una ragazza di 26 anni...solo oggi, dopo 5 anni, ho deciso di riprendere in mano uno "pseudo" romanzo mai ultimato, per mancanza di tempo e voglia... Sono qui perché mi fa piacere leggere le esperienze e i punti di vista di chi condivide la mia passione.

    Premetto che non metto in dubbio il tuo talento, ma secondo me alcune delle tue "dritte" sono troppo "specifiche" e
    non possono valere come "leggi universali" del romanzo perché bisogna sempre tenere conto dell'intento dell'autore.
    Lungi da me fare la moralista o sostenere che "il romanziere deve seguire il suo cuore e impostare il tutto a suo piacimento", anzi, io sono fin troppo "razionale" e scrivo in un modo disincantato: "questa cosa la piazzo qui, quest'altra lì." Cerco infatti di raggiungere un "equilibrio strutturale" fornendo in equa misura il contenuto umoristico, quello triste, quello di tensione, flashback imprescindibili e mai noiosi etc...
    Tornando a noi, il punto è questo: c'è chi preferisce mettere al centro della scrittura una trama ben definita e chi invece dei "scorci di vita".
    Nel primo caso, è come dici tu: la trama non deve essere troppo lenta, non ci si deve perdere in chiacchiere inutili, c'è un inizio (si spera stuzzicante), uno sviluppo (si spera movimentato) e un finale (si spera non scontato). Si assiste ad una graduale evoluzione (si spera credibile) del protagonista che alla fine raggiunge il suo obbiettivo o si rende conto che non può realizzarlo.
    Nel secondo caso, abbiamo dei personaggi immersi nella loro quotidianità, nelle loro relazioni interpersonali, qualche problema, scoop e mistero (per tenere chiaramente alta l'attenzione del lettore) e anche se
    il protagonista non ha nessun obbiettivo finale da raggiungere (ma giusto qualche situazione sparsa qui e lì con cui fare i conti) il lettore, ultimato il libro, può comunque rimanerne catturato, apprezzarlo, emozionarsi, imparare qualcosa, divertirsi.
    Questa è una mia opinione, mi farebbe piacere sapere che ne pensi ^_^

    saluti
    Amy.


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    1. Ciao Amy, prima di tutto grazie per il commento.
      Come scrivevo in un post alcuni giorni, tra le cose fondamentali per una storia c'è la capacità di scatenare empatia, quindi in parte sono d'accordo con quanto dici: anche dei personaggi immersi nella loro quotidianità possono dare vita a un romanzo piacevole.

      Meno d'accordo sono però sul discorso dell'obiettivo. Forse un racconto potrebbe anche reggersi senza uno scopo preciso del protagonista, un romanzo non credo. Va tenuto presente che un obiettivo può essere anche risolvere dei problemi o mantenere lo status quo.
      Se anche fosse possibile suscitare così l'immedesimazione, resterebbe difficile mantenere alta l'attenzione del lettore perché più che una storia sembrerebbe una sorta di grande fratello.
      Ricordi dei romanzi che ti sono piaciuti dove non c'erano obiettivi?

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    2. Grazie per la risposta :)
      Mmm.. anche il personaggio di un racconto può avere un obiettivo! Sì, è meno complesso, meno intricato, più breve, con meno personaggi ma può comunque presentare un protagonista con un qualche obiettivo e avere una trama ben definita. (anzi, tutti quelli da me letti erano così!)

      Io mi riferisco al genere "slice of life", sub categoria del romanzo, il cui motore sono i personaggi con i loro problemi, le loro emozioni, le loro vite, personaggi che non necessariamente cambiano, ma non perché siano "piatti" ma perché sono così e basta. Anzi, a volte il classico personaggio che matura alla fine di un grande evento, risulta così prevedibile e noioso!
      Non me ne uscirei mai con cose di cose del tipo: "Grazie a quanto accaduto, Caio ha finalmente capito il senso della vita, ha imparato ad apprezzare le piccole cose" bla bla bla. Potrebbe anche trattarsi di un personaggio credibile ma è così stra abusato da diventare prevedibile, quindi noioso, e non mi va :)

      Una sorta di grande fratello? Di certo questo tipo di romanzo non consiste nel registrare soltanto una vuota quotidianità del tipo: "Si spogliò e andò a dormire. L'indomani incontrò Tizio, quella sera se lo portò a letto. A Pasqua andò dalla zia, a Natale non le pagarono lo straordinario."... Ovvio che devono essere inseriti una serie di elementi stuzzicanti e misteriosi affinché in ogni pagina il lettore si chieda: che gli sarà accaduto in passato? chi è Tizio? perché Sempronio conosce Caio? Perché Tizio nasconde sta cosa a Caio? Etc.
      Ad esempio, nel mio romanzo, i protagonisti fanno i conti con un passato "accantonato" che d'improvviso bussa alla loro porta ma non si "rimboccano le maniche" o affrontano la cosa come da cliché, anzi, da "creatrice" mi limito a registrare il "peso" e le conseguenze di quel passato sulla loro quotidianità, sulle loro relazioni, alternando momenti più tristi, emozioni, risate "a crepapelle", tensione...

      Guarda, a parte diversi romanzi di letteratura spagnola e inglese dei secoli scorsi che mi venivano "imposti" all'università, non ho letto molto, ma non perché non mi piacesse, anzi! ma perché... per citare la frase della tua home page "Voglio scrivere il libro che leggerei"...
      E comunque conosco divoratori di libri che hanno provato a scrivere storie di una banalità disarmante :)

      p.s. scusami per eventuali errori ma sono dal telefono e non rileggo quello che invio :)

      Amy

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    3. Certo, le banalità sono in agguato in qualsiasi tipologia di romanzo e leggere tanto non mette al riparo da errori o cliché.
      Comunque, da quello che racconti sul tuo romanzo, non è che non ci siano obiettivi. Mi sembra più che altro che tu voglia stare alla larga dagli schemi preconfezionati della scrittura creativa. Tieni conto in ogni caso che certe tecniche servono solo come strumenti per esprimere meglio la storia che vogliamo scrivere, non per ingabbiarla nella prevedibilità. Come in tutte le cose, serve un po' di equilibrio quando si scrive un romanzo. Buona scrittura :)

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  34. Anche a me ha sempre affascinato scrivere e, fondamentalmente scrivo da quando me l'hanno insegnato. Leggendo questo post mi sono resa conto che il mio "sogno proibito" di diventare una scrittrice, è più arduo di quanto sembra. Leggendo questo post ho riflettuto proprio su me stessa, in quanto ho scritto solo ed unicamente il mio diario, tenendolo nascosto e segreto ma, conservando allo stesso tempo il desiderio di condividere me stessa con qualcuno che non mi conoscesse. Ma, a chi interessa di me? Nonostante la protagonista ci sia e sono io piena di contraddizioni, nonostante la trama ci sia ed è la mia vita e qualche colpo di scena lo presenta, nonostante ci siano le sotto-trame, forse il mio è solo egocentrismo come scritto nel post. E quindi a malincuore penso di dover abbandonare il mio sogno.

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    1. Non lasciarti abbattere. E' piuttosto normale prendere spunto dalla propria vita all'inizio per creare una storia, anzi direi che è proprio la norma. C'è solo da correggere la rotta e provare ad andare un po' oltre, a "trasfigurare" noi stessi e le nostre vicende in personaggi e situazioni più adatti alla narrativa che a un diario.
      Ti invito anche a leggere questo altro post:
      http://animadicarta.blogspot.it/2014/09/il-giusto-rapporto-con-i-personaggi.html
      Ciao e continua a scrivere!

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  35. Passavo da queste parti per caso e mi sono fermata incuriosita.Piacevolmente incuriosita. Noto che siamo in molti a riempire pagine bianche d'emozioni, lo trovo confortante! Io scrivo. scrivo e scrivo.
    Non per diletto ma per la necessità impellente di creare mondi nuovi e paralleli al mio 'Io'. Se scrivo bene ? Così dicono, ma stranamente dopo la stesura rileggendo ciò che ho scritto ho sempre l'impressione di aver perso qualcosa lungo il percorso, che forse avrei potuto far meglio e non parlo di refusi ma di stati d'animo dei personaggi. Ho fatto abbastanza per loro? Nel bene o nel male o reso loro giustizia? Forse eccessiva autocritica tende a limitare la creatività , si dovrebbe galleggiare sulle parole e lasciarle scorrere liberamente lasciando che trovino loro la giusta via.
    Un caro saluto a tutti i ''colleghi''.

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    1. Ciao Franca, grazie per essere passata di qui e aver lasciato la tua opinione.
      La difficoltà principale nella scrittura è proprio quella di cui parli: riuscire a tradurre sulla carta in modo efficace ciò che abbiamo in testa. L'impressione di perderci qualcosa per strada, come dici tu, è il risultato del rapporto imperfetto che c'è tra l'immagine che abbiamo di una storia e dei personaggi e la loro trasposizione in parole.
      Sicuramente aiuta scrivere la prima stesura senza troppe censure e preoccupazioni, in modo libero. Per sistemare e correggere c'è la revisione.
      In ogni caso con il tempo si perdono sempre meno cose per strada :)

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    2. Ciao Franca.ge, tra le altre cose sono un critico letterario. Se vuoi posso darti una mano io. Il consulto è gratuito, puoi mandarmi il primo capitolo del tuo libro, io lo esamino e poi ti dico come sei andata. Per altri chiarimenti puoi scrivermi una e-mail a: art57gior28fi5@gmail.com. Ti saluto.

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  36. Mi è piaciuto molto questo post. Spesso quando sono ancora alla fase di preparazione, mi trovo impantanata tra il non riuscire a procedere nell'"edificazione" della storia e il non riuscire a ritornare sui miei passi per rivedere le mie scelte ed eventualmente modificarle o peggio, eliminarle.
    Volendo proprio essere obbiettiva e spietata sulla storia alla quale sto attualmente "lavorando", avevo trovato un tema portante, ma per istinto ho desiderio di trattare così tanti temi che finisco con l'evidenziarne troppi e perdere di vista il primo...
    Dilungarsi sugli antefatti, altro problema! Ho la pessima abitudine di sviscerare il passato, per timore di lasciare cose in sospeso o domande senza risposta, di conseguenza mi sembra di scrivere una storia tutta al contrario, un po' sullo stile del film "Memento" di Nolan. E' estenuante eppure mi sembra sempre necessario...
    Poi in realtà ci sono cose su cui mi è difficile sbagliare grossolanamente, ma solo perché non mi piace leggerle in primis e quindi le evito come la peste: personaggi altamente stereotipati, espedienti narrativi come appunto flashback o esperienze oniriche...
    Sul fatto di ispirarsi a sé stessi per delineare un personaggio, dico dipende... bisognerebbe essere completamente onesti e chiedersi: ho una personalità davvero così interessante e sfaccettata da rendermi protagonista/personaggio secondario? =D Ammiro molto gli scrittori che riescono a creare e identificarsi in protagonisti col quale, se fossero persone reali, avrebbero ben poco in comune. Oppure che creano protagonisti di sesso opposto al proprio. Insomma, è una bella sfida, ma non è detto nemmeno che ispirarsi a sè stessi sia sinonimo di pigrizia o banalità o scarsa creatività. Io per la mia protagonista, lo ammetto, ho preso ispirazione da personali esperienze e conflitti interiori; mettere sé stessi in un libro sarebbe veramente troppo, ma come punto di partenza può aiutare :)




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    1. Ciao! Prima di tutto grazie per aver lasciato il tuo punto di vista e aver apprezzato il post.
      Io penso che quando si arriva a identificare i propri errori si è già un grosso passo avanti, perché il grosso problema di noi che scriviamo è proprio non rendercene conto, lavorare a un romanzo e magari portarlo fino alla fine, per poi accorgerci che è tutto da rifare!
      Ti vedo consapevole della tua scrittura e questo è già moltissimo.
      Sono d'accordo su quello che dici a proposito dell'ispirarsi a se stessi. In realtà non c'è nulla di sbagliato, se sappiamo farlo nel modo giusto. Anzi, può essere molto utile per poter ricreare delle emozioni già sperimentate.

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  37. Ho notato che molti punti sono ricollegabili all'argomento Mary Sue molto interessante e divertente. Consiglio di documentarsi. Poi riguardo ai dialoghi io penso che andrebbero usati ogni volta che si ha questa possibilità perché sono l'espediente che porta più avanti la narrazione e soprattutto sono 'mostrati' quindi coinvolgono di più. Sono passato anch'io per la covinzione che servano tanti colpi di scena, ma adesso mi sono convinto che con troppi colpi di scena si fa diventare questi meno credibili. In qualsiasi caso quasi tutte le mie storie sono pensate a partire da un finale a sorpresa e se ci sono più colpi di scena gli distanzio e cerco di ordinari dal meno incredibile al più credibile seguendo lo svilupparsi della trama in crescendo. Per il resto l'articolo mi è stato utile. So che l'articolo è vecchio, ma colgo comunque l'occasione per complimentarmi.

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    1. Orco, non l'ho riletto. Li distanzio* volevo scrivere

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    2. Grazie Toby per la visita e le tue considerazioni. Sono pienamente d'accordo che troppi colpi di scena siano poco credibili, e secondo me rischiano di portare il lettore sulle montagne russe e fargli venire il mal di mare! Vanno sicuramente dosati, e per imparare a farlo non c'è altro che la pratica, l'esperienza.
      Di Mary Sue ho parlato spesso, è uno dei grossi ostacoli per chi comincia a scrivere.

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  38. Ciao,ho avuto di recente una grande ispirazione per scrivere un libro..
    In realtà non è molto difficile in quanto ho iniziato a scrivere senza rendermi conto,la storia della mia vita ad un uomo conosciuto in internet.
    A d un tratto ho capito che poteva trasformarsi in un libro,ma il dubbio è che non vorrei mai che si sapesse che quel personaggio sono io,mi rendo conto che la mia vita è degna di diventare un libro,eppure molto buono e pieno di colpi di scena,ma non vorrei che si sapesse che quella persona sono io.
    Quindi come potrei avere successo,con una storia magnifica e senza alcun coraggio per pubblicarla?

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  39. Sono piena di ispirazione e presa dal panico allo stesso tempo

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    1. Ciao Luz, quando si racconta di sé la cosa migliore è scrivere un romanzo in terza persona, cambiando nomi e luoghi perché non siano riconoscibili. Se la paura di esporti è ancora troppa, puoi sempre pubblicare con uno pseudonimo. Buon scrittura :)

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  40. Bel post, chiaro e diretto, sincero e d'ispirazione. Il mio nome è Linda, sono una giornalista pubblicista e, come puoi immaginare, ho il mio e-cassetto pieno di bozze per un eventuale libro o libri da scrivere. Volevo farti una domanda molto banale: dopo aver scritto un libro, come inizia l'approccio con le case editrici? Si inviano un paio di capitoli in forma cartacea, si va di persona, ecc?

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    1. Ciao Linda, grazie per il tuo commento.
      La cosa migliore con le case editrici è informarsi sulle modalità di invio delle proposte di pubblicazione direttamente sui loro siti. In pratica non esiste una regola unica, perché c'è di preferisce l'intero testo, chi pochi capitoli, chi sono una sinossi. Forse può esserti utile quest'altro post, è di un po' di tempo fa, ma non è che sia cambiato granché nell'editoria.
      http://animadicarta.blogspot.it/2013/11/come-inviare-un-manoscritto.html

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  41. Sei brava. A quindici anni ho scritto un romanzo e ho commesso il 90% degli errori che hai citato. A trentotto anni ho scritto un secondo romanzo e posso dire di non averne commesso neppure uno. E' stata una maturazione inconsapevole, di certo favorita da migliaia di letture, però devo ammettere che vedere questi errori elencati e bollati con tanta lucidità fa una certa impressione. Bel lavoro. Se avessi letto questo articolo dopo aver scritto il mio primo romanzo sarei caduto in depressione, ma per chi si accosta ora alla scrittura è di certo una lettura utilissima.

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    1. Ti ringrazio molto, Enzo. La lucidità di cui parli è nata da una presa di coscienza non facile, perché anche io ho scritto un paio di romanzi e fatto diversi tentativi prima di capire che i primi approcci di scrittura presentano molti rischi di errore. Guardando a posteriori, direi che sbagliando sulla propria pelle si impara moltissimo. In bocca al lupo per le tue opere :)

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  42. Ho trovato questo blog per caso... vorrei scrivere la storia della mia vita ricca di scene incredibili, quasi da canta-storie. Mano mano che Vi leggevo, sfioriva il mio entusiasmo, forse non la scriverò mai...

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    1. Ciao Laila, mi dispiace che ti sia passato l'entusiasmo a causa di quello che hai letto. Io spero che dopo questa fase ne arrivi un'altra, in cui la consapevolezza delle difficoltà e dei possibili rischi ti siano invece di sprono a iniziare la tua avventura più preparata e forte. Non farti scoraggiare dagli ostacoli, se credi nella tua storia.

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    2. Come al solito il tuo articolo contiene degli utili suggerimenti. E "gli errori di chi inizia" è un buon approccio alla scrittura, da tenere bene a mente, per evitare di scrivere magari 300 pagine che poi ci si rende conto che "sono da eliminare".

      Vorrei aggiungere qualche commento. Per fare in modo che chi ha poca dimestichezza con le tecniche di scrittura non scriva cose "avventate o addirittura inutili in un romanzo" che possono scoraggiarlo e stancarlo. E così "rendere lo scrivere quasi odioso...o inutile...e scoraggiarci a tal punto da smettere di scrivere". E questo sarebbe davvero grave per uno scrittore/trice.

      Ci sono svariati modi per "evitare gli errori di chi inizia" soprattutto se è uno scrittore/trice alle sue prime volte nel narrare la storia lunga e complessa di un romanzo. Io ve ne indico uno che a mio avviso sarà il meno faticoso e forse anche il più produttivo in senso Letterario.

      Ecco di cosa si tratta. "Si tratta più di quello che non si deve fare nell'iniziare un romanzo" in questo modo non ci saranno perdite di tempo e scoraggiamenti.

      Cominciamo col dire che "non si dovrebbe mai scrivere a ruota libera e senza freno". Forse per paura "di dimenticare quello che si è pensato e che in quel momento ci pare buono". Se si ha questo timore "basta prendere solo brevi e concisi appunti e nient'altro. Chi inizia a scrivere un romanzo deve frenare il suo impeto narrativo e per prima cosa con spirito freddo e animo sereno deve pensare a cosa vuole scrivere.

      Deve scrivere esclusivamente solo quello che "gli/le piace scrivere". Di solito può essere il genere letterario che preferisce leggere, o altro genere che piace a chi scriverà la storia.

      Mettiamo che chi scrive scelga"un romanzo di avventura" da scrivere. Abbiamo stabilito il genere. è una buona cosa.

      Sulla pagina bianca scriveremo. "Romanzo di Avventura", per promemoria.

      Ora penseremo a "che tipo di avventura" vogliamo scrivere. Con calma. Poi ricordando qualche libro letto, o spinti dalla fantasia, decidiamo. E scriviamo "Ritrovamento di un tesoro nascosto, in chiave moderna".

      Ora definiamo il "tesoro nascosto". Esso è il bottino di una rapina in banca avvenuta a Parigi. Il malloppo in oro era del valore di 100 milioni di euro. Nascosto dalla banda dei ladri a Roma in una Catacomba segreta a tutti.

      Ora mettiamo che "il protagonista, da solo o in compagnia, uomo o donna che sia, verrà in possesso della Mappa per raggiungere il luogo dove è nascosto il Tesoro.

      Come si vede "inizialmente" un metodo buono è quello di "definire a grandi linee la Storia del romanzo" con poche e specifiche parole.

      E poi con calma si deve "espandere o allargare la storia appena inventata.

      Ora mi fermo. Poi se Maria Teresa me lo permette vi spiego "come espandere in modo semplice la storia che qui abbiamo inventata su due piedi".

      Poi ognuno può iniziare un romanzo come vuole.

      Vi auguro buona scrittura e vi saluto.

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    3. Prima di tutto ti chiedo scusa per il ritardo nella risposta. Non solo mi farebbe piacere leggere altri suggerimenti, Pietro, ma sto pensando che sarebbe molto utile farne un articolo vero e proprio. Saresti disposto a inviarmelo via mail in modo che io possa pubblicarlo, ovviamente a tuo nome? Anche perché questo post è ormai parecchio datato e non vorrei che questi commenti sfuggissero all'attenzione della maggior parte dei lettori di questo blog.
      Se sei d'accordo sull'articolo, scrivimi pure in privato quando vuoi. Intanto ti ringrazio per i tuoi sempre apprezzabili contributi :)

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  43. Ciao Maria Teresa, ti seguo da qualche tempo ma non mi è mai passata per la testa l'idea di commentare. Oggi lo faccio. Per dire che sono d'accordo su alcuni punti - avere un protagonista che ha un forte obiettivo aiuta molto - e in disaccordo su altri.
    Sono fermamente convinto che parlare di protagonista che cambia sia sbagliato. Sarebbe meglio, infatti, parlare di personaggio principale, che è cosa diversa rispetto il protagonista. Il protagonista è, e ha, un ruolo: raggiungere l'obiettivo di una storia; il personaggio principale, invece, è il punto di vista soggettivo sulla storia; quello che, semplificando, potremmo chiamare narratore.
    Certo, in molte storie, per esigenze di tempo e pigrizia autoriale, sono la stessa persona. Ma non è sempre detto questo.
    Ne Il buio oltre la siepe, per esempio, il protagonista è Atticus; egli è padre single con due bambini e anche un avvocato impegnato a salvare un giovane uomo di colore dall'infamante accusa di stupro che la razzista città Maycomb gli muove contro. Il personaggio principale della storia, invece, è Scout; anche Scout è preda di pregiudizi sulle persone diverse da lei; ha paura, per esempio, delle attenzione di Boo Radley; inoltre, utilizza la parola "negro" con disarmante disinvoltura (anche per quei tempi). Scout, alla fine della storia, cambierà, perché scopre che Boo ha salvato la vita di sua fratello Jem. Questo sua cambiamento convincerà Heck Tate a rinunciare ad arrestare Boo Radley. Il cambiamento di Scout, che è un cambiamento personale, aiuta anche Atticus, perché l'aiuta cambiare la mentalità della città. E' vero, non è riuscito ad impedire che la città condanni l'uomo di colore, ma grazie a sua figlia ne ha salvato un altro, cioè Boo, che altrimenti avrebbe rischiato una condanna simile.

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    1. Ciao Alessandro, grazie per aver lasciato queste tue riflessioni, è sempre un piacere confrontarsi su questi argomenti. Hai fatto un esempio molto bello, senz'altro Il buio oltre la siepe è un romanzo che vale la pena prendere in considerazione per imparare a scrivere.
      Riguardo al cambiamento di cui parliamo, io sono giunta alla conclusione che un arco di cambiamento dovrebbe esserci per tutti i personaggi e non solo per quelli più importanti del romanzo. Dopo tutto se una storia merita di essere raccontata è perché contiene eventi di una portata tale che devono avere per forza un impatto più o meno grande si chi li vive. E' un po' come un effetto domino, secondo me, con cambiamenti interiori ed esteriori che passano di persona in persona, perché i personaggi collegati. Come hai mostrato tu nell'esempio, del resto.

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  44. Ciao Maria Teresa.
    Tutti gli elementi del tuo elenco sono condivisibli.

    Ci sono solo alcuni argomenti che vorrei portare alla discussione, magari su cui confrontarmi anche con te e con gli altri lettori di Anima di Carta.

    Noto spesso una tendenza al melodramma nelle scene degli scriventi (non mi piace tanto il termine aspiranti scrittori!).

    E' come se, per solleticare i sentimenti del lettore, essi pensino che, facendo del melodramma, possano commuovere il lettore.

    Il contrario, ritengo io!

    Lasciate parlare i personaggi; mostrate le scene. Se quello che accade commuove, commuove.

    Non è certo calcando la mano sugli aggettivi che otterrete questo risultato.

    Il secondo argomento che volevo portare alla discussione, è quello del protagonista deve cambiare per forza.

    Io penso che sia più corretto parlare di personaggio principale, se s'intende parlare del problema personale di un personaggio.

    Il personaggio principale, per farla breve, è quel personaggio che entra in una storia con un problema personale: è incapace di impegnarsi in una relazione seria.

    Il protagonista, invece, è quel personaggio impegnato a realizzare l'obiettivo di una storia; magari, in un romanzo rosa, esso può essere sposarsi per mettere in sicuro l'eredità della famiglia.

    Ragionando di questi termini, cioè separando il problema interno dal problema esterno (sposarsi per mettere in sicuro l'eredità della famiglia), crei due sotto storie.

    Ora che abbiamo due sotto storie, una psicologica, se vogliamo, anche se il termine è scorretto, e una di attività, possiamo far sì che il personaggio principale rimanga tale e quale.

    Egli non deve per forza cambiare per raggiungere lo scopo della storia, cioè sposarsi e mettere in salvo l'eredità di famiglia.

    Quanti matrimoni di convenienza esistono, soprattutto nei paesi del terzo mondo?

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